Giovani e sfruttati, la piaga del lavoro nero. Denuncia via web

il futuro siamo noiSfruttamento del lavoro giovanile nell’agrigentino, la denuncia arriva via web. Un giovane 23enne della provincia di Agrigento, che chiede di “non rendere pubblica l’identità, perché mi vergogno per la mia terra e perché spero ancora di trovare un lavoro sicuro”, con una lettera pubblicata su www.liboriobutera.it , il blog di un giovane insegnante di Cattolica Eraclea, racconta la piaga dei giovani del sud: lo sfruttamento del lavoro nero. “Ho saputo che il proprietario di un panificio si stava allargando e da lì a qualche giorno avrebbe aperto una terza rivendita, perciò aveva bisogno di un addetto fisso al bancone”, racconta il giovane, diplomato al liceo scientifico e costretto ad abbandonare gli studi universitari in Scienze della Comunicazione per motivi di famiglia.

“Praticamente l’occasione della mia vita, un lavoro stabile e sicuro, sotto un tetto dove di sicuro non sarei morto di fame. Mi sono recato dai titolari dando la mia disponibilità per tale attività. I titolari mi hanno prospettato il lavoro, si trattava di stare dietro il bancone e servire i clienti e prima della chiusura bisognava fare le pulizie. Al mattino si iniziava alle 6:30 e si chiudeva alle 14:30 (8 ore al giorno), dal lunedì al sabato. Fin qui tutto bene. La nota dolente è arrivata nel chiedere quanto avrei avuto in cambio per i miei servigi. Mi hanno detto che all’inizio erano disposti a pagarmi (in nero) 300 euro al mese. Ero mortificato – dice il giovane disoccupato che ha fatto ‘diversi lavori, tutti saltuari, sempre in nero e senza mai un diritto, alla faccia della tanto odiata legge 30 e della flessibilità’ – e mi sono sentito persino disprezzato da quei signori, che poi signori mi sa che non lo sono per niente. Vedendo la delusione dipinta sul mio volto e cogliendo il motivo, mi hanno detto, giusto perché ero io, che ho la nomea di ragazzo serio e lavoratore, e in via del tutto eccezionale avrebbero fatto lo sforzo di aggiungere altre 50 euro al mese. Ho detto NO, va bene tutto, ma la dignità è la dignità. E poi facendo un calcolo nemmanco tanto preciso avrei guadagnato poco più di un euro l’ora. Mi sono congedato con lo stato d’animo a pezzi, ma orgoglioso per non aver accettato di farmi ridurre in schiavitù, ma non è servito a nulla: ieri dietro al bancone c’era una signorina, dall’espressione triste, che serviva i clienti”.