Furti e traffico d’armi nell’Agrigentino. Sgominata una banda di stranieri: 11 arresti

http://sviluppo.centrodiascolto.it/2008/07/05/foto/275523.jpgOperazione “Fast and Furious”. Nella mattinata di oggi i Carabinieri della Compagnia di Canicattì, hanno eseguito 11 ordinanze di custodia cautelare in carcere, disposte dal G.I.P. del Tribunale di Agrigento, nei confronti di altrettanti cittadini provenienti dalla ex Jugoslavia, ritenuti responsabili a vario titolo di appartenere ad un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti in appartamento, ricettazione e traffico di armi.

L’operazione ha permesso di smantellare una pericolosa organizzazione costituita da stranieri provenienti dalla Serbia-Montenegro, dedita ai furti in abitazione, allo scopo di reperire quantitativi di oro e gioielli il ricavato della cui vendita, una volta ricettati, veniva reinvestito nella compravendita di fucili mitragliatori “Kalashnikov”. 

  1. Genesi dell’attività investigativa.

http://www.lecceprima.it/img/3086/kalashnikov.jpgNel corso del 2007 la provincia di Agrigento veniva interessata dal verificarsi di numerosi furti in abitazioni, soprattutto villini isolati o comunque situati ai margini dei centri abitati. Il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Canicattì avviava perciò un’attività info-investigativa tesa all’individuazione dei responsabili di tali crimini.Da subito, grazie agli avvistamenti da parte di alcuni cittadini, si riusciva a stabilire che a commettere i vari furti erano cittadini stranieri, provenienti dalla ex Jugoslavia, ma residenti nel comprensorio di Canicattì.

A seguito, quindi, di alcune operazioni di pedinamento, si decideva di fermare e controllare un’autovettura in uso ad alcuni soggetti, appunto, slavi; a bordo venivano rinvenuti attrezzi da scasso e tutto l’occorrente per effettuare “raid” notturni nelle abitazioni. A seguito di questo rinvenimento si decideva di monitorare, con l’aiuto di strumenti tecnici, l’attività dei soggetti fermati. Subito appariva evidente che gli stessi effettuavano scorrerie in orario serale ai danni di case isolate. Per questo motivo, i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile, in collaborazione, di volta in volta, con i colleghi delle Stazioni competenti, procedevano ad inseguire e fermare le autovetture con a bordo i soggetti indagati.  

  1. Il modus operandi

http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2006/07/17/cuts/img187670.jpgLa particolarità del modus operandi di questi criminali stava nell’alta velocità con la quale effettuavano gli spostamenti, raggiungendo punte di 220 km/h, grazie alla grossa cilindrata delle autovetture utilizzate (da cui il nome dell’indagine, per la somiglianza con il modo di agire dei protagonisti dell’omonimo film), nonché nell’irruenza con la quale accedevano nelle abitazioni. I militari operanti, di volta in volta, si sono trovati a dover inseguire i malfattori percorrendo le strade ad altissime velocità ed attuando delle procedure specialI per fermare i sospettati e ridurli all’impotenza senza rischi per il personale e gli ignari cittadini.

A titolo di esempio, in occasione dell’arresto in flagranza del 7 dicembre 2007, a seguito del quale venivano tratti in arresto 3 degli appartenenti alla “banda”, in Favara, i criminali forzavano il posto di blocco attuato dai militari della Stazione di Aragona e del Nucleo Operativo e Radiomobile, e continuavano la folle corsa travolgendo un bus di linea ed un’autovettura in quel momento in transito sulla Statale. Solo procedendo in modo energico e determinato i militari hanno potuto fermare il veicolo in fuga e trarre in arresto i malintenzionati, che avevano a bordo i soliti e già visti attrezzi da scasso.In tutti gli altri arresti operati in flagranza, la squadra incaricata dell’indagine ha dovuto adottare accortezze operative raramente utilizzate in altri casi, ma necessarie al fine di eseguire le operazioni in sicurezza e con efficacia. Non è da trascurare, infatti, il particolare che, nel corso dell’indagine, era risultato che i sodali erano coinvolti in una compravendita di “Kalshnikov”, il che li rendeva soggetti estremamente pericolosi. 

  1. L’organizzazione

 Dopo alcuni mesi apparve chiaro agli inquirenti che a commettere i furti non erano “bande” isolate di cittadini slavi, ma una vera e propria organizzazione, suddivisa in “squadre”, ma che contava su una sovrastruttura sistematica per logistica, ricettazione della refurtiva e rifugio.Da qui la necessità di avviare delle attività tecniche consistenti in intercettazioni telefoniche e ambientali, rese difficoltose dal fatto che i soggetti attenzionati usassero, ovviamente, la loro lingua natale per comunicare tra loro. Grazie all’aiuto di interpreti, però, si è potuto far luce sulle attività criminali messe in atto dagli odierni arrestati, e far luce su un’organizzazione con ramificazioni in tutta Italia, ma che, in particolare, operava in Sicilia.

Infatti, gli investigatori hanno potuto seguire i soggetti mentre operavano i furti in tutte le province dell’Isola, dal trapanese al ragusano, concentrandosi nell’agrigentino e nel palermitano.Le conversazioni non lasciano spazio a dubbi sull’effettiva capacità criminale degli appartenenti al sodalizio, i quali, quando tratti in arresto, ancorchè reclusi in regime di detenzione domiciliare, tramite lettere scambiavano propositi inequivocabili di ricominciare il “lavoro” non appena rimessi in libertà.Dalle emergenze investigative appare chiaro che alcuni personaggi più carismatici e da più tempo sul suolo italiano reclutavano nei paesi di origine giovani “reclute” da affiancarsi nella commissione dei delitti, mentre altri soggetti, come ad esempio il NICOLIC Nedeliko, si occupavano del trasporto della refurtiva a Palermo per la vendita presso negozi di compravendita di oro usato, per poi, una volta in possesso del denaro, effettuare acquisti e successive rivendite di “Kalshnikov”; Il NIKOLIC, inoltre, si occupava anche di altre attività logistiche, quali il recupero dei compagni eventualmente rimasti a piedi a seguito del fermo e conseguente sequestro del veicolo usato da parte delle Forze dell’Ordine, o l’occulatemento della refurtiva.Accanto ai soggetti serbo-montenegrini operavano anche pregiudicati italiani, che si prestavano quali intestatari delle autovetture in uso (Giuseppe FERRERA) o ricettatori della refurtiva (Pietro SCAGLIONE). 

  1. I traffici

 Accanto all’attività principale consistente nella commissione di furti in abitazione e ricettazione di oggetti in oro, i sodali cercavano altre forme di guadagno, parlando spesso tra di loro di stupefacenti e armi, probabilmente per organizzarne il trasporto e la vendita. Purtroppo, nei diversi arresti operati non si sono mai potute recuperare sostanze stupefacenti o armi da fuoco, benché, a volte, i proprietari delle case “visitate” dagli arrestati abbiano denunciato la sottrazione di pistole e fucili da loro legalmente detenute. Da ciò può facilmente comprendersi la pericolosità di questi criminali e l’attenzione usata nell’effettuare gli arresti da parte dei militari operanti, essendovi ogni volta la probabilità che i malfattori fossero in possesso di armi appena rubate.  

  1. Risultati

 Le numerose operazioni messe in atto nel corso dell’indagine, durata circa un anno, hanno permesso di

    • recuperare 38 kg. in oggetti d’oro. La Stazione Carabinieri di Alife nel napoletano, infatti, ha recuperato, da sola, 36 kg. di oro, riconosciuto, successivamente, da cittadini siciliani derubati dagli odierni indagati, per un valore superiore a 400.000 euro; oltre a diversi oggetti di elettronica quali computer portatili, televisori LCD, macchine fotografiche digitali, telecamere e cellulari;
    • Arrestare, in flagranza di reato, 14 persone;
    • Sequestrare 5 autovetture usate dai criminali;
    • Sequestrare 34 oggetti atti allo scasso;
    • Far luce su più di 40 furti in abitazione, commessi ai danni di famiglie residenti a, Casteltermini, Ribera, Porto Empedocle, Castrofilippo,  Aragona, Racalmuto, Campobello di Licata, S. Margherita Belice, Cianciana; ma anche Delia, Sommatino, Bagheria, Resuttana Colli, Marsala, Ragusa, Modica, S. Croce Camerina; considerando che, ancora, gran parte della refurtiva non è stata riconosciuta dai legittimi proprietari.

 Ancora molti preziosi rimangono custoditi presso gli uffici della Compagnia in attesa di identificazione.  Gli arrestati sono: 

  1. NIKOLIC Nedeljko, nato a Sombor (ex Jugoslavia) classe 1970;

 

  1. JOVANOVIC  Momcilo, nato in Serbia Montenegro, classe 1970;

 

  1. TODOROVIC Zivan, nato a Loznica (ex Jugoslavia) classe 1977, in atto detenuto;

 

  1. DORDEVIC Jovan, nato a Belgrado (ex Jugoslavia) classe 1970, in atto ricercato;

 

  1. DIMIC Sasa, nato nella ex Jugoslavia classe 1982, in atto detenuto;

 

  1. LAZIC Zvonko, nato nella ex Jugoslavia classe 1976, in atto detenuto;

                                                                                                                               

  1. NOVAKOVIC Mileta, nato a Sonbor (ex Jugoslavia) classe 1973;

 

  1. NOVAKOVIC Dorde (alias Daniel), nato a Kljajicevo (ex Jugoslavia) classe 1968;

 

  1. AHMETOVIC Franko (alias Branko), nato nella ex Jugoslavia classe 1965, in atto detenuto;

 

  1. MARINKOVIC Ljubisa, nato a Belgrado (ex Jugoslavia) classe 1985, in atto ricercato;

 

  1. RADOSAVLJEVIC Zoran, nato a Cosenza classe 1989, in atto ricercato.

 Sono stati denunciati in stato di libertà, invece: 

  1. STANKOVIC Dimitrije, nato Jabucje  (Serbia) classe 1980;

 

  1. FERRERA Giuseppe, nato a Caltanissetta classe 1978;

 

  1. SCAGLIONE Pietro, nato a Palermo classe 1965.