CISL. Sindacalista agrigentina rappresenta la Sicilia a Roma

http://www.comunicalo.it/images/personaggi/lilli%20mazza%20cisl%20coord%20donne.jpgE’ stata la sindacalista agrigentina Lilly Mazza a rappresentare le istanze della Sicilia al Coordinamento nazionale delle donne della Cisl svoltosi nei giorni scorsi a Roma alla presenza del segretario generale Raffaele Bonanni.

La coordinatrice delle donne Cisl nell’Agrigentino, nel corso del suo articolato intervento, ha illustrato i risultati delle battaglie portante avanti in Sicilia e nell’Agrigentino, delineando anche i futuri impegni in vista del XVI congresso nazionale del sindacato.

Si propone di seguito la sintesi della relazione di Lilly Mazza alla platea romana della Cisl.

Sono lietissima  di essere stata invitata a questo importante evento e perciò sento il dovere di manifestare la mia gratitudine per la Responsabile del Coordinamento Donne Nazionale, Liliana Ocmin e insieme a lei naturalmente, per il Segretario Confederale Paolo Mezzio e per il Segretario Generale Raffaele Bonanni.. Entrambi da sempre hanno dimostrato particolare sensibilità e interesse per le attività via via espletate dal nostro organismo.

Porto il saluto della Coord. Regionale della Sicilia Daniela De Luca che purtroppo oggi non ha potuto condividere con noi questo momento di confronto e di condivisione di ideali, di percorsi e di obiettivi comuni da perseguire.Noi donne del sindacato siamo molto preoccupate per la profonda crisi finanziaria globale che in un’economia strutturalmente depressa come la nostra sta provocando effetti devastanti sia sul piano economico che su quello sociale.        

La Sicilia distante anni luce dagli obiettivi di Lisbona, necessita di interventi profondi, urgenti ed incisivi. Infatti la nostra situazione, riguardo al lavoro femminile manifesta gravi carenze e difficoltà notevoli. Il mercato, però, per la sua debolezza, purtroppo non è nelle condizioni di poter sopperire  a queste difficoltà

Il lavoro stesso, peraltro, ha subìto negli ultimi anni una vera e propria trasformazione,  che può tradursi in una sempre maggiore flessibilità e precarietà per i soggetti e le situazioni più fragili. Le donne, soggetti deboli in prima linea, su cui di consueto grava l’onere della cura e dell’ assistenza dei familiari (minori, anziani, etc), in un contesto economico fragile come il nostro, sono certamente fortemente penalizzate.

Altro disagio per le donne è il difficoltoso tentativo di conciliazione dei tempi di vita privata e quelli di vita professionale, questione chiave irrisolta, ancor di più nel Mezzogiorno per l’assenza di servizi di sostegno alle famiglie (asili nido, anziani, portatori di handicap). In un quadro poco confortante come quello della Sicilia,

Il Coordinamento Donne Cisl Sicilia, ha pensato e pianificato un contributo, a favore della promozione del lavoro e delle politiche di pari opportunità, promuovendo con Terziario Donna, (organizzazione rappresentativa delle imprenditrici associate al sistema Confcommercio) , un progetto volto a sostenere le donne in cerca di prima occupazione, o espulse dal mercato del lavoro, nella creazione di nuove opportunità di lavoro, sia esso autonomo, attraverso autoimpiego, sia mediante creazione di microimprese.

Nasce così il progetto “Work Angels/Incubatore Rosa” da un’intesa tra Cisl Sicilia, Confcommercio Sicilia, Coordinamento Donne Cisl e Terziario Donna, tradotta sul piano operativo in una convenzione tra Cisl e Confcommercio Palermo, Credito Siciliano e il Consorzio di Garanzia Fideo, con l’obiettivo di promuovere in concreto, attraverso lo strumento dell’incubatore virtuale di lavoro e di impresa, progetti ed iniziative meritevoli di donne siciliane (cittadine e immigrate regolari residenti) fornendo alle stesse assistenza (consulenza legale, fiscale, contabile..) sia in fase di progettazione che di start up, al fine di superare anche le difficoltà connesse all’accesso al credito.

Nel merito della realizzazione pratica la Cisl e Confcommercio si impegnano a fornire alle donne che intendano iniziare un’attività, assistenza e consulenza, attraverso i propri enti strumentali, sia in fase di presentazione della richiesta di affidamento, che in itinere. In particolare, la Cisl attraverso gli sportelli del Centro Servizi Integrato, fornirà consulenza sulle normative sul lavoro, contrattualistica, previdenziale, consulenza e assistenza contabile/fiscale (es. redazione di buste paga, calcoli contributivi/previdenziali), consulenza sulle leggi di conciliazione, maternità, sulle opportunità di finanziamenti per progetti di promozione delle pari opportunità ai sensi delle leggi vigenti in materia. Un contributo sarà inoltre offerto dall’Anolf, ente della Cisl per la tutela e la promozione dei diritti dei migranti.

Fideo Confcommercio si rende disponibile ad offrire garanzia pari al 50% delle somme erogate, per investimenti a supporto dell’attività produttiva, il Credito Siciliano a sua volta, si impegna a concedere le linee di credito, con l’impegno di erogare con sollecitudine le somme, riservandosi la valutazione del merito creditizio. Quanto detto è stato realizzato in Sicilia grazie all’incessante impegno del Coordinamento donne,  importante e indispensabile organismo presente nella nostra Organizzazione, che mira concretamente alla realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna sia nel sociale che nel mondo del lavoro.

Vorrei ancora sottolineare che in Sicilia si sta ottemperando circa la questione della presenza femminile  nelle segreterie sulla base delle indicazioni date (una donna in ogni segreteria), fornendo un indirizzo massimo possibile di nuovi quadri donne e giovani. Abbiamo già peraltro nuove donne Segretari Generali (FIBA e FEMCA di Palermo). Per quanto riguarda la proposta del Ministro alla Funzione Pubblica Renato Brunetta relativa all’aumento dell’età pensionabile femminile, noi del Coordinamento Donne Cisl Sicilia siamo molto amareggiate…

Recentemente, infatti, si è scatenato un acceso dibattito sulla possibilità di parificare l’età della pensione tra uomini e donne prevedendo per queste ultime la soglia dei 65 anni. Un’ipotesi avanzata dal Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, successivamente alla richiesta della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Brunetta sostiene che, riguardo al sistema previdenziale, innalzando ulteriormente l’età pensionabile si recupera il 10% in più del bassissimo “tasso di occupazione” italiano. Questo significa  2,5 milioni di posti di lavoro in più, vuol dire quindi secondo la teoria di Brunetta incrementare il gettito fiscale e il PIL del Paese. Ma non si può “far cassa” sulla pelle delle donne. Non dobbiamo dimenticare che le donne italiane vanno in pensione prima rispetto ai loro colleghi perché hanno un percorso di carriera più accidentato: entrano nel mercato del lavoro più tardi, restano più a lungo con contratti atipici, in molti casi escono dal mercato per periodi più o meno lunghi per maternità.. Ciò perché non esiste una adeguata rete di conciliazione tra lavoro e carichi familiari. Bisogna sottolineare anche che in tutti i Paesi occidentali  esistono delle politiche a favore delle donne lavoratrici, al contrario dell’Italia dove ci sono grandi ritardi sulle politiche a favore dell’occupazione femminile, della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro…Senza dire  che esiste una forte contraddizione fra le leggi a sostegno alla maternità e la loro applicazione, mentre troppe lavoratrici precarie ne sono totalmente escluse.

L’Italia è molto indietro rispetto alla parità uomo-donna. Non è solo una questione giuridica, ma sociale, valoriale, culturale ed economica. E’ necessario investire per le famiglie e per le donne italiane. Sono necessari interventi culturali, legislativi, contrattuali, risorse, incentivi, vincoli tra le parti, se vogliamo migliorare la condizione femminile…Credetemi il mio non è un discorso di parte, uomini e donne siamo tutti nella stessa barca, specie se considera la famiglia come primo nucleo fondamentale della società. Le donne di cui si parla sono le mogli, le sorelle, le figlie dei nostri interlocutori increduli, le stesse che svolgono la stragrande maggioranza del lavoro domestico e di cura per far funzionare la famiglia, per consentire ai familiari lavoratori di presentarsi ogni giorno al lavoro di norma retribuito. Di contro, gli uomini sono più presenti al lavoro che viene regolarmente remunerato e quindi coperto da contributi a  fini  pensionistici. Questa è purtroppo una differenza sostanziale e oggettiva basata su dati statistici decisamente attendibili. Di tutto ciò sembra non rendersi conto Brunetta: “FANNULLONI ANCHE DA VECCHI” , stavolta la sua ossessione prende di mira soprattutto le donne, considerate scansafatiche. Quelle donne che possibilmente da una vita svolgono tre lavori occupandosi dei figli , della casa e dei genitori anziani.. Sappiamo che le donne anche quando vanno in pensione continuano ad essere mogli, madri, figlie, nonne prendendosi cura dei nipoti o degli anziani proprio perché lo Stato non fornisce i servizi necessari, quali asili nido e centri per anziani.

La risposta del nostro Ministro della Funzione Pubblica è:- Non bisogna considerare la questione relativa all’aumento dell’età pensionabile femminile come una “penalizzazione” , bensì come un’opportunità. Continua Brunetta:-Ma chi l’ha detto che le donne devono fare le badanti o le infermiere? Questa è una battaglia a favore delle donne.. E’ una battaglia di libertà… BRUNETTA SOTTOVALUTA L’INTELLIGENZA ALTRUI!

Inoltre il nostro caro MINISTRO è stato capace di strumentalizzare la questione dell’ “invecchiamento attivo” da considerare come un bene pubblico. Ma cos’è l’invecchiamento attivo? Sicuramente è altro rispetto ciò a cui si riferisce Brunetta. L’invecchiamento attivo è una politica complessiva che riguarda i cittadini di tutte le età e non solo coloro che andranno in pensione. Significa permettere agli anziani di essere protagonisti della società, di essere una risorsa importante e non esclusivamente persone da assistere, ma non per questo devono essere obbligati a lavorare. Innalzare per legge l’età pensionabile per le donne significa solo tentare una nuova strada per risparmiare soldi, senza tenere conto delle differenze che esistono tra uomini e donne nel mercato del lavoro, nelle retribuzioni, nelle prospettive di carriera. Strumentalizzare l’invecchiamento attivo è a dir poco sconcertante… Perché accanirsi sull’obbligatorietà riguardo l’innalzamento dell’età pensionabile femminile, quando la libertà di scelta potrebbe essere la soluzione più adeguata. Una flessibilità nella scelta del momento del pensionamento oltre l’attuale limite sarebbe pienamente compatibile con la logica del regime pensionistico contributivo all’interno di uno STATO SOCIALE amico  delle donne, che preveda provvedimenti concreti fatti di più part-time, flessibilità, parità nei percorsi di carriera, nelle retribuzioni, che approvi realmente la tutela della maternità e della conciliazione dei tempi di famiglia e lavoro.