LAVORO. Cgil agrigentina: “Troppo silenzio sugli imprenditori fuorilegge”

http://photos-g.ak.fbcdn.net/photos-ak-snc1/v1242/219/39/1579935911/n1579935911_30046270_4840.jpg«La Cgil non si è mai fatta complice, né ha assunto la difesa dei fannulloni o degli assenteisti.

Il nostro ruolo, insieme agli altri sindacati, è quello di una battaglia pubblica contro tutti i tipi di illegalità».

Il segretario generale della Cgil agrigentina Mariella Lo Bello, dice la sua rispetto al dibattito aperto dalle dichiarazioni del vice presidente di Confindustria Sicilia Giuseppe Catanzaro che aveva stigmatizzato l’alto numero dei cosiddetti fannulloni ed assenteisti della pubblica amministrazione e del settore privato.

«La verità – dice la Lo Bello – è che l’Ufficio e l’Ispettorato del lavoro, la Guardia di Finanza e la Cgil agrigentina, hanno accumulato un vero e proprio archivio con tanto di nomi e cognomi di imprenditori che hanno sottratto dalle buste paga dei lavoratori quote di salario, che hanno tagliato loro la pensione futura con l’evasione e l’elusione contributiva. A questi fuori legge, identificati dallo Stato pure per truffe nei confronti dell’Unione Europea, denunciati dal Sindacato anche per la insicurezza nei posti di lavoro, prevalentemente privati, il presidente Catanzaro non fa mai cenno».

La Cgil ricorda inoltre di avere preso atto, apprezzato e solidarizzato pubblicamente con il nuovo corso confindustriale agrigentino, che ha saputo trovare, in una nuova relazione con la Magistratura e con le Forze dell’Ordine, «il coraggio di uscire dalle nebbie dell’omertà, liberandosi dalla tenaglia mafiosa che aveva soffocato la libertà di tanta imprenditoria locale».

MARIELLA LO BELLO«Questi attacchi a fannulloni ed assenteisti – continua la Lo Bello – si spingono sino a volere negare al lavoratore il diritto ad assentarsi dal lavoro perché ammalati, distraendo l’opinione pubblica dai ben più gravi comportamenti di quegli imprenditori che salgono al disonore delle cronache giornaliere per evasione fiscale, per violazioni di legge, per sfruttamento dei lavoratori indigeni ed immigrati regolari e non, assoggettati oltre che dal bisogno di portare a casa un salario anche minimo, purchè sia, dalla paura di perderlo, persino omettendo di ricorrere all’Inail, quando infortunati, per non mettere nei guai il datore di lavoro, ma usando non l’infortunio ma la malattia.

Intanto, in riferimento all’articolo sui «falsi malati» pubblicato il 21 febbraio scorso, il responsabile dell’ufficio medico legale dell’Asl del distretto di Porto Empedocle Antonio Fallea, precisa che «il ruolo del medico fiscale è quello di verificare la reale malattia dell’assicurato e quindi determinare se tale stato di infermità gli consenta o meno di svolgere il suo specifico lavoro».

Annamaria Martorana – Giornale di Sicilia

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