ACQUA. Un affare che scotta, ecco tutti gli “uomini d’oro” della privatizzazione

reti idricheInteressante inchiesta giornalista su Grandangolo.

Il giornale di Agrigento diretto da Franco Castaldo pubblica questa settimana una grande inchiesta, firmata da Carlo Ruta – Narcomafie – che mette a nudo l’intero affare della privatizzazione dell’acqua in tutta la Sicilia. Viene spiegato come gruppi economici e consorterie territoriali stanno appropriandosi delle risorse idriche di una regione che possiede tanta acqua mentre, per paradosso, ne patisce endemicamente la mancanza; La presenza discreta della multinazionale spagnola Aqualia; Le strategie della società catanese Acoset che ad Agrigento detiene le redini del comando; l’anomalia del sudest. E vengono indicati chi sono gli “uomini d’oro” del business dell’acqua. Un affare di centinaia e centinaia di migliaia di euro. L’inchiesta è preceduta da una riflessione attenta di Franco Pullara.

Da inchiesta giornalistica a inchiesta giudiziaria. I piani costruttivi della città di Agrigento – un affare di oltre 300 milioni di euro – sono finiti sul tavolo del Procuratore della Repubblica grazie all’invio di un nutrito carteggio ad opera del Tar di Palermo. La magistratura amministrativa dovendo decidere su un ricorso presentato da ditte edili ha riscontrato gravi anomalie in relazione alle licenze edilizie rilasciate ed ha invitato la Procura della Repubblica a sviluppare i conseguenti spunti di indagine.

Un’intera pagina viene dedicata alle vicende mafiose della provincia: il racconto dell’imprenditore Vincenzo Consiglio – settore smaltimento rifiuti – che ai giudici ha confessato, dopo anni di taglieggiamenti e silenzi, come veniva estorto dal gruppo mafioso agrigentino capeggiato per lungo tempo da Maurizio Di Gati e Luigi Putrone, oggi entrambi pentiti; la descrizione e la scoperta degli affari della mafia del Belice e di Ribera attraverso l’ordinanza Scacco Matto ed infine, la lettera denuncia di un gruppo  di operai di Racalmuto che accusano apertamente il loro ex datore di lavoro, quel Calogero Romano titolare della Mediterranea cavi, già datore di lavoro di Ignazio Gagliardo,  mafioso ed oggi pentito, finito recentemente nel mirino della magistratura ed indagato per concorso in associazione mafiosa.