MAXI TRUFFA. Nell’Agrigentino aziende fantasme a fatture false per finanziamenti pubblici, blitz delle fiamme gialle

gdfVasta operazione di polizia economica e finanziaria degli uomini della compagnia della guardia di finanza di Agrigento.

Le fiamme gialle, da alcuni anni, hanno sottoposto ad attento monitoraggio le imprese beneficiarie di aiuti pubblici aventi sede nel territorio della provincia di Agrigento ed in particolare nel territorio montano.

 

Le attività di intelligence, le intercettazioni telefoniche, le indagini bancarie e le investigazioni complessivamente sviluppate, coordinate dal comandante provinciale di Agrigento, tenente colonnello Vincenzo Raffo, sotto la direzione del sostituto procuratore della Repubblica Michela Francorsi, hanno consentito di far emergere una ramificata associazione a delinquere che è riuscita a far convogliare nelle proprie mani milioni di euro di contribuzioni pubbliche a danno del bilancio nazionale e comunitario, beneficiando degli aiuti previsti per effetto della legge 488 del ‘92 e del “Patto territoriale Magazzolo-Platani”.

 

Stante la pericolosità sociale ed economica del sodalizio, le investigazioni si sono rivelate sin dalla prima fase particolarmente complesse e sono state condotte con l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche che hanno permesso di confermare la concentrazione degli elevati aiuti pubblici, la riconducibilità delle molteplici società (operanti nel settore del turismo rurale, della produzione di latte e formaggi, nella produzione di porte ed infissi in legno e nel commercio) a ristretti gruppi familiari, già operanti nel settore delle cooperative edilizie, in agricoltura ed allevamenti, del territorio di Casteltermini, Cammarata e San Giovanni Gemini che, con l’ausilio o la collaborazione fattiva di numerosi soggetti, legati ad altre imprese o a studi professionali, hanno perpetrato la truffa.

 

Le indagini e gli accertamenti finanziari hanno riguardato 10 progetti d’investimento per quasi 15 milioni di euro di diverse società, che hanno coinvolto più di 40 soggetti, tutti sottoposti ad accertamenti bancari, tra società, imprese individuali e persone fisiche, aventi domicilio nei territori delle province di Agrigento, Palermo e Caltanissetta. Il gruppo di imprese,  ognuna utilizzata a vario titolo, ha messo in atto un consolidato “modus operandi” consistente nell’emissione e nell’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti successivamente rendicontate quali spese “ammesse” al finanziamento pubblico per un totale di oltre 9 milioni di euro.

 

In pratica i soci apportavano denaro nelle casse della società destinataria di aiuti. Quest’ultima pagava le società fornitrici (controllate dallo stesso sodalizio in indagine) che, dopo sofisticati e lunghi passaggi di denaro, consentivano il “ritorno” dei capitali nelle mani dei soci per i successivi ulteriori apporti eseguiti sempre con la stessa procedura fraudolenta. Diverse volte gli investigatori si sono imbattuti in società “fantasma” o imprese che fatturavano ingenti “spese ammissibili a finanziamento” e poi distruggevano la contabilità o dichiaravano di aver subito strani “furti di registri contabili”.

 

Il consistente quadro probatorio ha determinato, a seguito di una richiesta della Procura della Repubblica locale, l’emissione da parte del gip del Tribunale di Agrigento Stefano Zammuto, di un decreto di sequestro preventivo di immobili, denaro contante ed ogni altro bene a disposizione dei soggetti che hanno indebitamente beneficiato degli aiuti pubblici. Seguirà la confisca dei beni sia delle persone fisiche che delle società coinvolte fino alla concorrenza degli importi indebitamente ed illecitamente percepiti per effetto della truffa perpetrata.

 

L’attività investigativa svolta pone in evidenza, ulteriormente, come sia “a maglie larghe”, in termini di riscontro delle effettive opere e dei beni finanziati,  l’impianto normativo utilizzato dalle imprese non con il fine di beneficiare degli aiuti di stato e dell’Unione europea, ma per ottenere indebitamente ed illecitamente  aiuti pubblici mettendo in atto artifizi e raggiri che necessitano di appropriate e dispendiose indagini da parte della guardia di finanza e degli organi di controllo a ciò preposti.

 

La gestione degli immobili, beni e conti bancari sequestrati è stata affidata ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Agrigento. Nel contempo è stata anche avvertita la Procura regionale della Corte dei conti per i danni erariali, a tutela degli interessi finanziari dello stato e dell’Unione europea.