SATIRA E POLITICA. Si sfoga su Facebook la vignettista insultata da D’Orsi in Tv: “Nessun equivoco”

d'orsiDopo gli insulti del presidente D’Orsi, la vignettista Graziella Pecoraro affida il suo “sfogo” a una nota pubblicata su Facebook.

“Avrei voluto, tralasciare tutta la vicenda, non per falso buonismo, ma perché francamente mi disgusta solo parlarne, ma dal momento che comunicalo.it ha ritenuto opportuno pubblicare l’accaduto, nonostante il mio rifiuto a inviare anche solo la famosa vignetta, e dal momento che, allo stesso articolo il Presidente, a quanto pare, replica con un laconico “si tratta di un equivoco”, trovo giusto poter dire la mia.

Martedì mattina assisto alla registrazione di una puntata di “opinioni” con ospiti il Presidente della Provincia Eugenio D’orsi e il Sindaco di Agrigento Marco Zambuto. Poco prima del termine dello scontroso faccia a faccia, il conduttore Lelio Castaldo, presenta la rivista d’informazione “l’altra Agrigento” e mostra una pagina raffigurante una vignetta, realizzata dalla sottoscritta, con protagonista il Presidente D’Orsi, vignetta che provoca un’immediata e indignata reazione.La vignetta, associata a un articolo sulle vicende universitarie, immortala il nostro presidente nelle vesti di un maestro impegnato nella pratica di una sottrazione dalle cifre a noi note. La battuta di una linearità disarmante recitava. “polemiche sull’istruzione?..Semplicemente diamoci un taglio!”.

graziella pecoraroPremesso che i meccanismi di spirito non sono dati a tutti, mi meraviglia costatare come il Presidente, dall’alto del suo ruolo, possa sancire cosa sia satira e cosa non lo sia, ma soprattutto trovo sconcertante che il medesimo si informi, in diretta televisiva, sull’autore della vignetta per poi esclamare, evidentemente conscio di un innato sarcasmo, :”Graziella Pecoraro, il nome dice tutto”. bhè che dire, è dalle elementari che nessuno ironizzava sul mio cognome.

Ma non voglio soffermarmi su questa becera esternazione, che si commenta perfettamente da sola, ma piuttosto su ciò che avvenne successivamente dopo la registrazione. Mi avvicino, e nonostante i toni non siano affatto cordiali, cerco di spiegare pazientemente , mio malgrado, quella che alla fine era una battuta comprensibile anche alle menti meno acute. Capisco che non solo la battuta è stata fraintesa, ma anche che non è stato gradito il disegno in sé appena sento pronunciare un significativo” mi hanno detto che questo sono io”.

Ma da quando la satira deve compiacere? Oltretutto il disegno tanto contestato alla fine non esaspera le fattezze fisiche del nostro Presidente, dal momento che non sono state caricate a dovere.
Ma il punto non è questo, ma piuttosto il trattamento che ricevo dopo che mi permetto (eh si, perché a quanto pare non dovevo permettermi) di definire la frase nei miei confronti “una caduta di stile”. Rimango basita dai toni e modi a me rivolti contornati da una frasetta sobria e concisa: “CHI E’ LEI PER DIRE CHE LA MIA E’ UNA CADUTA DI STILE?”. Ovviamente non mi è stato possibile intavolare nessuna discussione civile e dal momento che non è mio costume sbraitare non ho potuto spiegare “chi sono” e perché “ho osato” parlare di assenza di stile. Al Presidente D’Orsi vorrei dire: Mi perdoni, ma dove sta l’equivoco?”.

Graziella Pecoraro