MALA SANITA’. Appalti pilotati alla Banca del cordone ombelicale di Sciacca

Banca del Cordone Ombelicale di SciaccaScoperte dalla guardia di finanza gravi irregolarità nelle procedure di approvvigionamento di beni e servizi all’interno della Banca del Cordone Ombelicale dell’Azienda Ospedaliera di Sciacca, struttura deputata, per l’intero territorio della Sicilia, alla raccolta e crioconservazione di sangue cordonale da cui vengono estratte, con finalità di trapianto, cellule staminali ad alta capacità rigenerativa.



 Già nel decorso anno 2008 le indagini avevano permesso la scoperta di numerose anomalie nella gestione degli appalti che spesso avrebbero visto il ricorso a trattative private in regime d’urgenza con ditte indicate dal responsabile dell’unità operativa al cui interno opera la banca del cordone ombelicale, nonché anomalie riguardanti i quantitativi, assolutamente sproporzionati, di acquisti di reagenti e reattivi per la tipizzazione delle sacche di sangue cordonale rispetto alle sacche effettivamente tipizzate e pubblicate sulle banche dati mondiali che permettono il collegamento tra i soggetti che hanno bisogno di trapianto e coloro che detengono unità di sangue cordonale. 
 
gdfL’approfondimento delle investigazioni, che ha comportato l’analisi e la ricostruzione degli acquisti effettuati presso l’unità operativa di medicina trasfusionale e microcitemia, per quanto attiene a reagenti e sacche per la raccolta del sangue, dal 1999 ad oggi, ha permesso di ipotizzare un quadro situazionale caratterizzato da una gestione personalistica ed al di fuori di ogni regola di buona amministrazione e cura del bene pubblico da parte del direttore di tale unità che, tra l’altro violando anche le disposizioni interne dell’azienda ospedaliera, avrebbe concordato l’aggiudicazione delle forniture a ditte di suo gradimento con le quali aveva stabilito preventivamente le caratteristiche e le modalità delle forniture che, proprio per tale ragione, sovente non sarebbero transitate per la farmacia. Oltre a tali gravi violazioni nella gestione degli appalti, peraltro ormai divenute routinarie nella condotta degli indagati, nel corso delle investigazioni sono emerse irregolarità di diversa natura che, per tipologia e diffusione, sono risultate di gran lunga più allarmanti da un punto di vista sociale rispetto alle prime sopra descritte. difatti, da un’articolata e parallela attività d’indagine, accuratamente coordinata dalla magistratura inquirente della procura della repubblica di Sciacca, sono emerse numerose omissioni inerenti la lavorazione del sangue contenuto nel cordone ombelicale donato dalle madri all’atto del parto. 
 
Banca del Cordone Ombelicale di SciaccaLe cellule staminali presenti nel cordone ombelicale, di tipo pluripotenti non ancora differenziate, hanno la capacità teorica, se impiantate in un organo, di differenziarsi e svilupparsi come quell’organo, ovvero, in caso ad esempio di soggetto affetto da leucemia, di essere trapiantate nel midollo osseo malato e permettere a quest’ultimo di rigenerarsi e riprendere a riprodurre sangue nuovo.  Ovviamente perché si possa procedere a questo tipo di trapianto c’è bisogno che vengano effettuati numerosi controlli sia finalizzati all’individuazione del codice genetico delle cellule staminali, in quanto laddove un malato di midollo avesse bisogno di un trapianto si deve preventivamente classificare il suo codice genetico e lo si deve confrontare con quello dei cordoni ombelicali raccolti e conservati, sia di natura immunologica, finalizzati a verificare che il donatore non abbia patologie infettive come Hiv, epatite B e C, sifilide, ecc., che potrebbero infettare il paziente che riceve il trapianto ponendone a serio rischio la stessa sopravvivenza. 
 
Gli obblighi inerenti tali ultimi esami, vista l’importanza e l’imprescindibilità degli stessi, sono stati nel tempo cristallizzati in varie disposizioni normative nazionali e regionali ed in protocolli operativi valevoli per tutti i soggetti operanti nel delicato settore della manipolazione del sangue, dei suoi componenti e derivati. Dall’attività condotta dalle fiamme gialle saccensi, confortata anche da numerosi elementi di riscontro, è emerso un inquietante quadro della situazione della della Banca del Cordone Ombelicale di Sciacca, che si ricorda essere considerata prima in europa e la seconda nel mondo come importanza, nella quale molti esami obbligatori sulle sacche raccolte non venivano  effettuati tra cui anche i previsti esami immunologici da compiere a 6/12 mesi dalla donazione sia sulla madre che sul bambino il cui sangue cordonale viene donato e dai quali si potrebbero evidenziare patologie infettive manifestatesi successivamente alla donazione e non rilevate a quel momento perché in incubazione, come nel caso dell’aids ovvero dell’epatite B e C, ecc.. 
 
La banca del sangue dell’Ospedale di Sciacca è al secondo posto a livello mondiale per numero di cordoni ombelicali raccolti. Le indagini svolte dalle fiamme gialle, che hanno riguardato la gestione della Banca del Cordone Ombelicale di Sciacca dal 1999 al 2006, hanno consentito di accertare l’esistenza di rapporti “privilegiati” tra i responsabili della Banca del Cordone e talune società operanti nel settore medico-farmaceutico, basato su un inquietante meccanismo di “do ut des” in base al quale, a fronte della concessione di borse di studio e finanziamenti per partecipazioni a convegni da parte delle società coinvolte, venivano “pilotate” a favore di queste ultime le aggiudicazioni delle forniture di presidi medici e strumentazioni in uso alla Banca del Cordone, grazie a preventivi accordi sulla redazione dei capitolati di gara nonché grazie allo spasmodico ricorso a procedure d’urgenza che consentivano di evitare il ricorso alle gare. 
Turbata libertà degli incanti e truffa aggravata i reati contestati ai responsabili dagli inquirenti. Per i responsabili è stato già richiesto, nei giorni scorsi, il rinvio a giudizio da parte dei magistrati della Procura della Repubblica di Sciacca. Rilevati e segnalati, inoltre, alla Procura Regionale della Corte dei Conti di Palermo possibili danni all’erario per oltre 15 milioni di euro, derivanti dai fatti illeciti e da ulteriori gravi irregolarità accertate nel corso delle indagini delle fiamme gialle.