BENI CULTURALI. Agrigento, storia di ordinario scempio: la chiesa di Santa Rosalia

CHIESA SANTA ROSALIA AGRIGENTOComunicato del presidente dell’associazione ambientalista “Free” Gian Joseph Morici.

“C’è in pieno centro città un “monumento alla vergogna” al quale noi agrigentini siamo tanto abituati da non farci più caso: la chiesa di Santa Rosalia. La chiesa, costituita ad una sola navata, fu realizzata nel 1626, in onore della Santa alla quale si attribuisce il cessare della peste in Sicilia.

Fino a meta degli anni Cinquanta del ‘900 presentava una bellissima facciata barocca in pietra arenaria, che per il suo marcato plasticismo e per la sua duttile conformazione a linee curve, era attribuibile all’arte borrominiana. Successivamente,  vennero effettuati dei lavori per restauri del muro perimetrale lesionato, per consentire i quali,  la facciata fu smontata e poi, per mancanza di mezzi, non poté essere più ricostruita.

In verità, più che per le opere di restauro e di consolidamento, la facciata venne smontata per poter realizzare le finestre  degli alloggi delle convittrici ospitate nell’annesso Collegio di Maria. Oggi, la chiesa si presenta come un bruttissimo parallelepipedo di mattoni pressati, inframmezzato da solai di cemento armato dai quali fuoriescono ferri da costruzione, che forse dovevano servire a realizzare dei balconi.

Solo l’interno sembra essersi salvato dal vandalismo perpetrato da chi, più che il culto per il sacro, ha perseguito il culto del vile denaro. All’interno della chiesa, per fortuna, sono ancora custoditi due dipinti di Domenico Provenzali di pregevolissima fattura. Un simile scempio, non può passare inosservato neanche agli occhi del più distratto passante e, come ovvio, in molti ci siamo interrogati su che fine avesse potuto fare quello splendido prospetto.

Incuriositi dalla vicenda, abbiamo iniziato una piccola ricerca, che ci ha portato fino all’Istituto dei Padri Vocazionisti di San Leone. Le pietre del prospetto si trovano ancora tuttora presso l’Istituto dei Padri Vocazionisti di San Leone, ufficialmente custoditi per la ristrutturazione. Purtroppo, nonostante i pezzi fossero numerati, molti elementi risulterebbero mancanti.

Ci chiediamo: la Soprintendenza ai Beni Culturali, cosa ha fatto e cosa sta facendo per la tutela di quei preziosi reperti?  Lo stato di abbandono nel quale versano, può essere considerato come “custodia” in attesa dell’eventuale, quanto assai improbabile, restauro? La vicenda, non ha risvolti di carattere penale? Le uniche certezze che allo stato attuale abbiamo, sono quelle dell’avvenuto scempio e del complice silenzio di tutte quelle autorità che avrebbero dovuto sentire il dovere d’intervenire, nonché, quelle dell’esistenza di un “monumento alla vergogna”, in pieno centro del salotto cittadino, sul quale molti turisti s’interrogano.

E quando malauguratamente  c’interrogano, senza che troviamo il coraggio di dar loro una risposta, non possiamo che arrossire, tentando inutilmente di sviare il discorso. Gli organi preposti, cosa intendono fare?”

Gian Joseph Morici