MAFIA. Il cadavere di Adorno porta dritto a Gerlandino Messina, il vice capo di Cosa nostra agrigentina

Grandangolo – il giornale di Agrigento diretto da Franco Castaldo – affronta, nel numero 36 in edicola domattina, tre notizie di grande rilievo: l’omicidio di Giuseppe Adorno; l’inchiesta della magistratura sulla truffa presunta compiuta dai vertici della ditta Pantur e l’inchiesta della Procura della Repubblica sul trasferimento dei quadri di Sinatra nei locali del palazzo ex collegio Filippini.

Con il ritrovamento del cadavere  di Giuseppe Adorno si apre uno scenario mafioso che porta dritto a Gerlandino Messina, il superlatitante empedoclino, numero due nella gerarchia mafiosa provinciale, dietro solo a Giuseppe Falsone, capo di Cosa Nostra e uccel di bosco da una decina d’anni. L’uccisione di Giuseppe Adorno assume un significato sinistro sia per modalità che per i messaggi che lancia a chi deve capire. Non sfugge a nessuno fra inquirenti e magistrati che l’eliminazione del giovane empedoclino “scopre” Gerlandino Messina. Una sfida, probabilmente, visto e considerato che è stato ucciso un uomo che si ritiene a lui vicino e che probabilmente lo aiutava favorendone la latitanza. Con ogni probabilità chi ha dapprima sequestrato Adorno intendeva farsi rivelare il nascondiglio del boss latitante o voleva essere accompagnato sin dentro la sua tana. E poi, far trovare il cadavere in pieno territorio “controllato” da Gerlandino non è un bel segnale. Qualcuno, oltre alle forze dell’ordine,  sta tentando di stanarlo e l’uccisione di Adorno è il messaggio preciso. Con ogni probabilità il giovane pregiudicato è stato ucciso in un posto diverso da quello dove è stato ritrovato. Così come, con ogni probabilità, le fiamme appiccate al suo corpo hanno rappresentato il sistema ultimo per cancellare ogni traccia possibile. Di sicuro c’è che dal giorno della scomparsa di Giuseppe Adorno, Gerlandino Messina ha cominciato a realizzare che i tempi immediatamente futuri non saranno rosei per lui.

Scoperto un giro di false fatture tra società fittizie che hanno consentito di denunciare 15 persone alla Procura della Repubblica di Agrigento per una frode al fisco per circa 20 milioni di euro di imponibile, pari ad un Iva dovuta e mai versata per oltre tre milioni di euro. L’indagine, avviata circa due anni fa dai finanzieri della compagnia di Agrigento, ha interessato diverse società connesse con l’attività di ristrutturazione e di ampliamento di un complesso turistico alberghiero, il Parcs Hotels des Temples, sito in Agrigento, in contrada Maddalusa a San Leone, con annessi servizi ricreativi e ristorativi un tempo di proprietà della ditta Pantur di Agrigento.  Il troncone più importante è quello che vede fra gli indagati Sergio Alfonso Pantalena, 45 anni di Agrigento.

Dopo gli esposti della Soprintendente Gabriella Costantino, la Procura della Repubblica ha avviato un’inchiesta sull’apertura del Collegio “Filippini” con particolare riguardo alle modalità di asportazione e trasporto dei prestigiosi quadri di autore, già esposti a Santo Spirito. Tre almeno sono le ipotesi di reato che eventualmente potrebbero venire contestati: 1) Danneggiamento di opere d’arte 2) Mancanza di autorizzazione dell’ente di tutela del patrimonio artistico; 3) inottemperanza a diffida di autorità competente per materia.