TANGENTI. Lampedusa, il sindaco De Rubeis: “Sono vittima di un complotto”

de rubeis“Sono notorie le crociate che ho portato avanti anche contro i progetti sugli immigrati delle autorità governative.

Il cruccio che mi resta è capire perché abbiano voluto arrestarmi”. Dopo l’arresto con l’accusa di concussione, parla il sindaco di Lampedusa Dino De Rubeis: nell’intervista di Maristella Panepinto pubblicata su “S”, il magazine che guarda dentro la cronaca, oggi in edicola da domani, il primo cittadino si definisce vittima di un “complotto”.

“L’arresto – afferma – non era necessario. Con un capo d’accusa come quello che mi è stato addebitato la carcerazione non è obbligatoria, se non in flagranza di reato. Un sindaco che finisce dietro le sbarre, specie se poi ne esce dopo una manciata di settimane, deve ricostruire la sua identità. È un colpo durissimo da sopportare e di questo niente e nessuno potrà risarcirmi”.

Intanto De Rubeis, accusato da due imprenditori di Agrigento – Sergio Vella, che opera nel settore dei rifiuti, e Massimo Campione, che opera in quello dell’edilizia – di avere preteso mazzette per velocizzare alcune pratiche, ha ripreso le funzioni di sindaco e ha già proceduto a un rimpasto di giunta. Ma del carcere ha conservato un ricordo pessimo: “Una struttura che può contenere meno di 200 carcerati – spiega – a Ferragosto ne conteneva oltre il doppio. Ciò significava una media di una doccia ogni 90 detenuti. Un allarme su cui non si può soprassedere. L’ho promesso ai miei amici carcerati”.