PARI OPPORTUNITA’. Nell’Agrigentino le quote rosa non vanno di moda, ma le donne comandano nelle scuole e nei sindacati

mariella lo belloSono un miraggio le donne nei palazzi del potere e una minoranza negli organismi rappresentativi.

Questo il quadro femminile nella politica agrigentina, monopolio maschile ovunque la si valuti. Cominciamo dal caso estremo rappresentato dalla Provincia, dove tra le squadre di consiglieri e assessori non c’è una soladonna. Se molti Organi rilanciano l’idea del direttivo misto, il risultato finale non combacia mai con il concetto di parità fra i due sessi.

Una piccola “quota” rosa figura nell’amministrazione comunale, con i suoi tre assessori donne: Rosalda Passarello alle Politiche ambientali, Antonietta Mirabile alle relazioni con il pubblico ed Enza Ierna a capo della pubblica istruzione.

angela galvanoLa percentuale continua a rimaner bassa in seno al Consiglio comunale, dove su 30 consiglieri soltanto 4 nominativi femminili sono in carica: Angela Galvano, Elisa Virone, Carmela Vaiana e Maria Pia Vita, quest’ultima assessore dell’amministrazione precedente. Direttivo quasi interamente al maschile negli Ordini professionali, recentemente rinnovati, degli Ingegneri e degli Architetti, guidati da Enzo Di Rosa e Rino La Mendola. Netta prevalenza di uomini anche alla Camera di Commercio, dove su 29 consiglieri camerali c’è solo una donna. «Non è una scelta mia – tiene a precisare il presidente dell’ente camerale Vittorio Messina – visto che il Consiglio è l’espressione di ogni singola associazione di categoria.

rosaldaLa presenza delle donne è ridotta ma non perché manchino le imprenditrici, piuttosto – prosegue – per il duplice e complesso ruolo di madre e moglie svolto dalle donne. Una parziale giustificazione o meglio un attenuante potrebbe essere la maggiore disponibilità negli uomini nel partecipare ad incontri e riunioni programmate in orari post lavorativi, poco compatibili con gli impegni casalinghi delle donne.

Proprio per valorizzare la categoria il sistema camerale ha promosso un progetto sull’imprenditoria femminile, con la consapevolezza che questo sia solo l’inizio di un percorso e l’auspicio – conclude -verso un aumento delle presenze femminili».

pgUn tuffo nel passato ci riporta ad altrettante amministrazioni agrigentine al maschile. Più volti femminili sono comparsi negli ultimi anni ai vertici delle organizzazioni.Per esempio Confindustria ha affidato la vicepresidenza provinciale a Piera Graceffa, mentre due donne sono al timone dei sindacati, Linda Bellia per la Uil e Mariella Lo Bello per la Cgil. Fresca della nomina, è Roberta Tuttolomondo ex assessore al Comune di Agrigento, eletta domenica scorsa presidente della Cna. Si tratta della prima donna nella storia dell’artigianato provinciale. Un piccolo traguardo, che riscatta il coraggio e le capacità delle donne. Un’incontrastata prevalenza femminile rimane nelle dirigenze scolastiche, specie quella degli ordini inferiori.

m«Le donne non riescono ad entrare nel mondo della politica perché quest’ultima ne blocca l’accesso – commenta il segretario provinciale della Cgil Mariella Lo Bello -. Più facilmente riescono ad addentrarsi nel mondo dei sindacati, dell’associazionismo e di quello cooperativistico». Secondo lei quale potrebbe essere la soluzione? «C’è bisogno di una legge che realmente vincoli gli statuti degli enti governativi – risponde la Lo Bello – anche se la politica, soprattutto quella agrigentina, rifiuta le donne e ciò perché stravolgerebbero un sistema maschile tipicamente clientelare impostato su reti di complicità e non di solidarietà».

Deborah Annolino

Da: La Sicilia