MAFIA. I Valenti e i Pitruzzella di Favara, ecco le imprese citate a messa dall’arciprete di Cattolica Eraclea

don nino giarraputo durante il suo insediamentoCom’era prevedibile hanno creato un putiferio mediatico le affermazioni dell’arciprete di Cattolica Eraclea che durante il suo insediamento ha chiesto “aiuto” a due imprese in odor di mafia. La notizia ha fatto il giro del mondo, sono intervenuti l’arcivescovo, il questore, il comandante provinciale dei carabinieri.

In paese non si parla d’altro, vari anche gli attestati di stima e di solidarietà giunti al prete da parte di alcuni fedeli. Ma da Cattolica Eraclea non è partito nessun comunicato di condanna, né da parte del sindaco (che come primo cittadino avrebbe dovuto difendere l’immagine del paese) né da parte dei consiglieri comunali più loquaci. Autorevoli rappresentanti delle istituzioni, non in pubblico ma nel chiuso di una sacrestia, addirittura si chiedono dove sia lo scandalo: “Ma chi mali c’è?”.

Intanto don Nino Giarraputo ha spiegato che “ha solo voluto ringraziare le imprese che hanno realizzato la Chiesa dei Santi apostoli Pietro e Paolo di Favara”. Lo ha fatto citando nome e denominazione sociale: “La Athena costruzioni, le famiglie Valenti e Pitruzzella”.

Cognomi “pesanti”, noti certamente a Favara e dintorni. Noti alle forze dell’ordine, alla magistratura, alla stampa. L’arciprete respinge le accuse, “sono stato frainteso” dice mentre in una lunga lettera rivendica il suo impegno contro la mafia, ricorda le minacce e le intimidazioni subite, gli anni sotto scorta, e se la prende coi cronisti. Si può comprendere umanamente il dolore dell’arciprete incorso in uno “scivolone”, ma oggettivamente le sue affermazioni, viste e riviste nel video su YouTube, non possono non lasciare di stucco. E prendendosela coi giornalisti che raccontano i fatti ha certamente sbagliato indirizzo.

Si sa: alcune ricostruzioni giornalistiche per forza di cose possono risultare “esagerate”. Ma quei nomi, in chiesa, sono stati pronunciati. E si sa anche che la mafia si nutre di simboli, riti, “benedizioni”. I ringraziamenti in chiesa, le richieste d’aiuto, a ditte in odor di mafia potrebbero sembrare certamente una “legittimazione” di un modo diciamo strano di fare impresa. Può sembrare un brutto segnale.

Perché l’impresa che ha costruito la parrocchia a Favara e alla quale don Nino ha chiesto aiuto per ristrutturare quelle di Cattolica – bisogna dirlo, con tutto il rispetto per la qualità dei lavori e per i certificati antimafia esibiti – è la Imes di Santo Pitruzzella, già arrestato per mafia nel 1988 nell’operazione Santa Barbara, figlio di Gioacchino, ‘u ngigneri, ritenuto dal pentito Antonio Calderone “uomo d’onore di Favara”.

La ditta che invece ha realizzato i lavori esterni alla chiesa è la Athena Costruzioni dei fratelli Valenti. Uno dei due, Stefano, finì in manette nella maxi retata Akragas, fu poi condannato a 4 anni di carcere per associazione mafiosa.

I loro nomi vengono fuori anche durante la più recente inchiesta Camaleonte, nella quale fu arrestato un altro Santo Pitruzzella, un cugino imprenditore, condannato a 10 anni di carcere “per avere fatto parte della famiglia mafiosa di Favara costituendo nella medesima un punto di riferimento per il rappresentante provinciale di Agrigento Giuseppe Falsone, latitante, ed avere trasmesso messaggi e comunicazioni tra questi, la famiglia di Favara e gli altri esponenti di vertice dell’associazione nonché gli esponenti di Cosa Nostra palermitana tra i quali Antonino Rotolo e Bernardo Provenzano, e per avere gestito le attività economiche del Falsone agendo quale suo prestanome nella conduzione di lavori in subappalto; con l’aggravante di avere concorso ad una associazione armata, avendo i componenti della medesima la disponibilità di armi ed esplosivi per il conseguimento delle finalità dell’associazione in Favara ed altre località della provincia agrigentina  fino alla data dell’arresto”.

Di Stefano Valenti invece è tornato a parlare il pentito Maurizio Di Gati, ex capo della Cosa nostra agrigentina, in un interrogatorio del 17 gennaio del 2007, con le dichiarazioni che si riportano in parte, dove sembra conferirgli un ruolo di rilievo.

“Stefano Morreale detto Maranna,  di Favara che voleva scalzarli perché questi sono alleati con il Giuseppe Falzone, voleva scalza… scalzare a Stefano Valenti di  Favara, Stefano Pipa di Valenti, a questo Stefano Maranna, che è Morreale, a Termini Imerese gli hanno bruciato l’escavatore, non lo hanno fatto più… l’hanno mandato da Fauci, infatti è ritornato di nuovo, Stefano Pipa, Valenti, a lavorare dentro Fauci sia… sia a Termini Imerese che sia ad Agrigento”.

Ecco, ora si sa meglio chi sono le imprese citate dall’arciprete, anche per farci un’idea. E’ normale che la Procura di Agrigento e la Direzione distrettuale antimafia di Palermo vogliano vederci più chiaro. Come è normale che i cronisti riportano queste notizie, con buona pace di don Nino Giarraputo e delle “generose” famiglie Valenti e Pitruzzella di Favara.