PRECISAZIONE. “Santo Pitruzzella di Favara non è mafioso”, parla l’avvocato Castronovo

Una lettera dell’avvocato Giovanni Castronovo  a tutela dell’imprenditore di Favara Santo Pitruzzella a proposito del “caso Giarraputo” a Cattolica Eraclea.

Ecco la lettera. “In nome e nell’interesse del sig. Santo Pitruzzella, nato a Favara il 04.02.1948, a tutela della sua immagine e dignità, si osserva quanto segue. Nei giorni scorsi, tutte le maggiori testate giornalistiche e televisive nazionali si sono occupate dell’omelia tenuta da don Nino Giarraputo il quale, appena insediatosi nella parrocchia di Cattolica Eraclea, rivolgendosi a Monsignor Francesco Montenegro,  ha testualmente affermato “le nostre chiese, Eccellenza, hanno bisogno di tanta, ma tanta attenzione. E noi gliela daremo in tutti i modi. E sono sicuro che le imprese di Favara non mancheranno. Le ditte delle famiglie Valenti e Pitruzzella certamente allungheranno la mano e io ne sono convinto”. Orbene, pur non volendo entrare in alcun modo nel merito delle dichiarazioni di cui sopra, non può non rilevarsi come si sia scatenata una vera gogna mediatica che ha investito anche il sig. Santo Pitruzzella.

Sul conto di quest’ultimo si è detto di tutto e di più, giungendo persino a sostenere che attualmente è detenuto per mafia. Vero è che l’imprenditore favarese è figlio di Gioacchino (deceduto da alcuni anni), il quale, è bene evidenziare, è stato prosciolto dal G.U.P. presso il Tribunale di Palermo dall’accusa di essere capomandamento di Favara (con sentenza emessa in data 05.08.1994 dal dott. Renato Grillo), mentre in precedenza era stato condannato ad anni 4 di reclusione, essendo ritenuto mero partecipe della famiglia mafiosa di Favara, ma è pur vero che con ordinanza resa in data 13.12.1988, l’allora Giudice Istruttore Leonardo Guarnotta, sostituiva nei confronti del sig. Gioacchino Pitruzzella la misura inframmraria con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari, osservando che “…pur avendolo indicato come “uomo d’onore” della famiglia mafiosa di Favara, il coimputato Calderone Antonino non ha ricordato fatti o episodi, né gli stessi sono emersi aliunde, che rivelino una particolare e grave pericolosità sociale del Pitruzzella Gioacchino…”.

Questa è la corretta e fedele ricostruzione dei fatti processuali che hanno riguardato il padre del patrocinato dallo scrivente. Ora, posto che vige il principio, costituzionalmente garantito, della personalità della responsabilità penale e che, secondo un famoso detto, “le (eventuali) colpe dei padri non possono ricadere sui figli”, è bene soffermarsi sulle vicende giudiziarie che hanno riguardato il sig. Santo Pitruzzella.

Quest’ultimo è stato tratto in arresto il 7 aprile 1988 con l’accusa di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, di valuta ed altro ed è stato scarcerato in data 17 settembre 1988. La vicenda si è conclusa con una sentenza di proscioglimento emessa dall’allora Giudice Istruttore di Agrigento dott. Fabio Salamone in data 30 novembre 1991 su conforme richiesta del P.M. dott. Roberto Saieva. Sulla scorta delle vicende appena rappresentate, tenuto conto che l’assistito dallo scrivente non risulta essere mai stato coinvolto (né tantomeno detenuto) in inchieste o indagini antimafia, si ritiene opportuno sottolineare questi aspetti, al fine di poter fare chiarezza sulla personalità del sig. Santo Pitruzzella il quale, alla luce di talune errate e non veritiere notizie, scaturite dalla vicenda di don Nino Giarraputo, ha subito grave nocumento e significativi danni all’immagine. Tanto si doveva per dovere difensivo e per amore del vero. Con cordialità Avv. Giovanni Castronovo”.