OMICIDIO. Commerciante ucciso nel Comasco, arrestato agrigentino

smOra resta solo da chiarire il movente che si presume possa essere una rapina, indaga la Squadra mobile comasca.

Terzo arresto nell’ambito delle indagini della squadra Mobile di Como sull’omicidio dell’imprenditore Antonio Di Giacomo di Colico (Lecco), ucciso venerdi’ 9 ottobre presumibilmente in centro Como e abbandonato nel suo furgone. In manette e’ finito Leonardo Panarisi, 50enne agrigentino residente a Solzago di Tavernerio, non lontano da dove era stato abbandonato il furgone e che sarebbe considerato autore materiale del delitto. Assistito dall’avvocato Pierpaolo Livio del Foro di Como, e’ stato convocato in Questura durante la serata e al termine di un drammatico faccia a faccia con gli inquirenti, nel corso del quale ha respinto ogni accusa, e’ stato trasferito al Bassone su disposizione del sostituto procuratore Antonio Nalesso.

Come per il 34enne Emanuele Cappellato di Como, il primo a finire dietro le sbarre, l’accusa contestata e’ di omicidio volontario. Nella sua abitazione sono stati sequestrati svariati oggetti e capi di abbigliamento. Il delitto sarebbe avvenuto nel pomeriggio, fra le 15.00 e le 17.00 di venerdi’ 9, nell’abitazione di Cappellato, in via Cinque Giornate, nel centro storico di Como, alla presenza anche di Davide terraneo, 47enne pure comasco e che, come fatto da Emanuel sabato scorso, stamattina si e’ avvalso di non rispondere al Gip Pietro Martinelli.

Ora resta solo da chiarire il movente che si presume possa essere una rapina. Stando alle ricostruzioni investigative, dopo il delitto, Cappellato e terraneo sarebbero andati in un negozio di bricolage per comperare un grosso telo in cellophane, del tipo industriale con cui e’ stato avvolto il cadavere, un armadio metallico dentro il quale e’ stato messo il corpo, due flaconi di detergente per pulire il sangue in casa di Cappellato, dove pero’ sono state trovate alcune tracce ematiche. Quindi i due sarebbero tornati in via Cinque Giornate e, dopo aver tenuto in casa fino alle 22.00 il cadavere chiuso nell’armadio, l’avrebbero portato, sotto una pioggia torrenziale e a piedi, fino al furgone che Di Giacomo aveva parcheggiato all’ora di pranzo nella vicinissima piazza Roma prima di andare a mangiare in un ristorante. (AGI)