INTERVISTA. Roberto Migliara, dimissioni imposte: “Ecco perchè ho lasciato la Cisl”

migliara“Il sindacato è il sindacato, e la politica è la politica. Un sindacato che fa politica non è un sindacato, e la CISL vuole essere un sindacato.

Attento alla politica, perché la politica serve per arrivare alla soluzione dei problemi delle persone che rappresentiamo”. Con queste parole, nel febbraio di quest’anno, Raffaele Bonanni, segretario nazionale della Cisl, sembrava aver scritto la parola fine a un modo di fare sindacato che guardava più agli interessi politici e affaristici che non a quelli dei lavoratori.

roberto migliara e i suoi collaboratori il giorno dell'elezione ai vertici della cisl agrigentinaLo stesso Bernava, nel corso dell’ultimo convegno organizzato dalla Cisl sul tema della povertà, ebbe a dire: “è più facile fare il portaborse di un politico, che non il Segretario Generale della Cisl…”. Circa 8 mesi fa, veniva eletto il Segretario Generale della Cisl, per la provincia di Agrigento, Roberto Migliara.

Già  segretario provinciale del Filca,  Migliara sembrava l’uomo che avrebbe potuto dare una svolta al sindacato agrigentino, voltando definitivamente la pagina dei “baroni del sindacato” e dei loro portaborse. Si era nuovamente tornato a parlare di lotta al lavoro nero, di sicurezza sul lavoro per scongiurare le morti bianche, del valore e dell’importanza strategica di un sindacato moderno e autonomo.

Un sindacato che tornava oggi, come avveniva in un lontano passato, a svolgere quel  ruolo centrale e fondamentale nella difesa dei soggetti che prestano la propria attività nei vari settori lavorativi. Dovevano essere queste le prime  tappe fondamentali di un processo di evoluzione. A distanza di 8 mesi, Migliara rassegna le sue dimissioni.

Cosa è successo? Abbiamo incontrato l’ormai ex Segretario Generale della Cisl, per provare a capire cosa spinge un giovane che ha da poco assunto una responsabilità del genere, a rassegnare improvvisamente il proprio mandato:

D: Migliara, come mai improvvisamente lei decide di dimettersi da Segretario della Cisl, dopo soli otto mesi e dopo aver iniziato un percorso di cambiamento che doveva portare la Cisl ad un rinnovamento?

R: Andiamoci piano con le dimissioni… è giunto il momento di spiegare cosa è realmente avvenuto dentro la Cisl agrigentina…

D: Significa che lei non si è dimesso?

R: Un sindacato che oggi voglia continuare a svolgere un vero ruolo sociale, deve essere aperto a tutto il mondo del lavoro, ma nel contempo, deve essere in grado di porsi da protagonista di fronte a tutta la società. Questo era l’impegno che mi ero assunto, consapevole del fatto che il mio percorso sarebbe stato difficile.  Ma a portarmi alle dimissioni, non è stata certo la difficoltà dell’impegno, né il fatto di aver mancato gli obiettivi.

D: Del resto, non avrebbe neppure potuto mancarli se dopo soli otto mesi…

R: Voglio dirle esattamente come sono andate le cose. Appena eletto, volendo dare una svolta decisiva al sindacato agrigentino, ho deciso di operare con la massima trasparenza e nell’interesse dei lavoratori. È in quest’ottica che si colloca la mia richiesta affinchè si procedesse ad un’ispezione contabile da parte della Cisl nazionale.

D: A cosa ha portato l’ispezione?

R: Quando venni eletto, ereditai una situazione difficile. C’erano debiti per quasi 100mila euro, che non mi avrebbero consentito di potere operare. Vuol sapere cosa venne riscontrato nel corso dell’ispezione che io avevo chiesto? Le cito un caso per tutti, quello della verifica alla società C.S.I. del 23/24 aprile 2009. la C.S.I. è una società i cui soci sono la UST CISL di Agrigento, nella misura del 99% e la USR CISL SICILIA, che detiene una quota del 1%. Dalla verifica effettuata, emergeva come la società, ad esclusione degli anni 2003 e 2007, negli ultimi avesse sempre chiuso i bilanci in perdita. Inoltre, dai bilanci di questi anni emergeva una riduzione progressiva della liquidità disponibile. Verificando il libro dei cespiti ammortizzabili, venivano riscontrate operazioni che avevano causato perdite patrimoniali alla società. Il 31 luglio 2004, veniva deliberato l’acquisto di un automezzo per la raccolta e consegna delle pratiche, per un importo non superiore ai 40.mila euro e si conveniva “di acquistare possibilmente un autocarro in modo da poter fiscalmente recuperare sia il costo del mezzo che l’importo IVA gravante sullo stesso. Il mezzo, come da delibera, doveva essere affidato all’Amministratore Unico, mentre le spese relative al suo mantenimento andavano a carico della società. Il 25/09/04, si procedeva all’acquisto di una LAND ROVER per un importo di 32.557.57 euro..

D: Una LAND ROVER? Ma era necessaria una simile autovettura per quello a cui doveva servire?

R: Su questo torneremo più avanti e le spiegherò come e perché quell’autoveicolo non era necessario… La LAND ROVER, venne ammortizzata per 14.815, 59 euro fino al 10/10/06, data alla quale venne venduta ad un concessionario per 5.000 euro…

D: In soli due anni il valore dell’automezzo era diminuito di ben 27.500 euro?

R: Assolutamente no. Infatti dalla verifica emerge come quest’operazione abbia causato una perdita patrimoniale di oltre 12.700 euro, che però viene considerata come costo pluriennale da ammortizzare, in modo da non far gravare la perdita sul solo anno in questione. Operazione questa che, come riportato dal verbale di verifica,  sia fiscalmente che civilmente è “molto” discutibile…

D: Sono “indiscreto” se le chiedo che fine fece poi l’autoveicolo in questione e se ha saputo da chi fu acquistato e a quale prezzo?

R: Da chi e per quale importo venne acquistata la LAND ROVER, non sono in grado di dirglielo. Quello che posso dirle è che non si trattava della prima volta che auto acquistate per necessità d’ufficio, furono poi rivendute per importi inferiori alla loro reale valutazione. La stessa cosa era già accaduta nel 2002, quando venne acquistata una Toyota Yaris, che venduta due anni dopo, causò una perdita di 6.000 euro e anche in questo caso la perdita venne considerata come costo pluriennale da ammortizzare negli esercizi successivi…

D: La Toyota a chi o a cosa dovevano servire?

R: Questo non saprei dirglielo, anche perché non sono riuscito a trovare l’atto di delibera per l’acquisto.

D: In ogni caso è prevedibile che come la seconda vettura, anche la prima venisse utilizzata per la raccolta delle pratiche…

R: Già. Ma se chiedessi a lei di spiegarmi come mai dopo due anni venisse meno questa necessità, lei saprebbe spiegarmelo?

D: Una gestione dunque, chiamiamola eufemisticamente, “allegra”…

R: Di allegra gestione parleremo più avanti, quando le darò altri importanti spunti che l’aiuteranno a comprendere meglio perché non avrei potuto continuare ad espletare il mio ruolo di segretario generale della CISL.

D: Come reagì dinanzi le relazioni di verifica approdate al suo tavolo?

R: Informai subito la Segreteria Nazionale, il Segretario Regionale e convocai l’Esecutivo Cisl agrigentino, attivando nel contempo una politica di risparmio, speranzoso di ricevere un prestito per sanare la situazione debitoria della Cisl. Orbene, non solo nulla mi è arrivato in aiuto, a tal punto che sono in credito finanche dei miei stipendi, ma per di più, mi sono ritrovato a dovere affrontare altri problemi che proprio non mi sarei aspettato di dovere affrontare…

D: A cosa si riferisce?

R: Mi riferisco a delle lettere anonime contro la mia persona e che mirano ad infangare anche la mia famiglia. Sono fatti che ho già denunciato e sui quali preferisco non entrare nel merito…

D: Torniamo allora alle sue dimissioni…

R: Alle mie “non dimissioni” o per meglio dire, alla remissione del mandato, chiestami dal segretario generale della Cisl siciliana Maurizio Bernava…

D: Perché Bernava le avrebbe chiesto la remissione del mandato?

R: Questa è una bella domanda, ma la risposta, più che io dovrebbero darla altri… A mio giudizio, due cose possono aver giocato a mio sfavore in questa vicenda:

1)      le vicende legate alla Cassa Edile, per le quali ho già sporto denuncia;

2)      il fatto di non aver “provveduto” ad eseguire il tesseramento per il Partito Democratico.

D: Tesseramento? Vuol dirmi che nonostante quanto accaduto in precedenza con Volpe, all’interno della Cisl non è cambiato nulla?

R: Le imposizioni estranee alle ragioni del sindacato, sono rimaste tali e quali quelle di prima. Logiche perverse che non consentono una ricollocazione della Cisl agrigentina, soffocata da lungo tempo da logiche personalistiche e politiche…

D: E le parole di Bonanni, secondo il quale “un sindacato che fa politica non è un sindacato” o quelle di Bernava quando disse che “è più facile fare il portaborse di un politico, che non il Segretario Generale della Cisl…”?

R: Con la Cisl si è giocato e si continua a giocare. Ma lei, crede veramente che Adragna avrebbe potuto continuare nella sua attività politica all’interno del sindacato se non avesse avuto coperture nazionali e regionali?

D: Un’ultima cosa: come mai ha dato alla stampa la lettera con la quale rimetteva il suo mandato, prima ancora che venissero accettate le sue dimissioni?

R: Io non ho dato nulla alla stampa e questo dovrebbe farle comprendere come dietro talune vicende si muovano dinamiche poco chiare. Anch’io oggi “ho appreso dalla stampa” delle mie dimissioni. Un atto interno che doveva ancora passare al vaglio della Segreteria regionale, discusso e poi accettato… evidentemente c’era chi temeva che tutto potesse tornare in ordine e di conseguenza ha forzato la mano, dando alla stampa (un solo quotidiano) la notizia

D: Chi poteva avere interesse?

R: Questo lo lascio immaginare a lei…Io dal canto mio, posso solo sperare, nell’interesse del sindacato, che la Cisl agrigentina venga commissariata e che venga inviato un dirigente di altissimo spessore…magari da Bolzano o su di lì, in modo che non abbia collegamenti pregressi con la nostra realtà…

D: Migliara, le volevo ancora chiedere qualcosa in merito alle ricevute rilasciate da Caf e Cisl…

R: Di questo e altro parleremo nei prossimi giorni… Al momento sono troppo nauseato da quanto è accaduto e ho bisogno di riflettere. Di una cosa può star certo: non intendo lasciar distruggere il sindacato senza far nulla per evitarlo. Non ci saranno questa volta giocattoli da rompere…

Ci lasciamo così con l’ex segretario Migliara, certi comunque che ci saranno ulteriori sviluppi e che, almeno questa volta, non si potrà far calare la solita coltre di silenzio che ha sempre consentito di poter attuare quelle logiche spartitorie che vedono il sindacato svolgere un ruolo di politica attiva, a discapito della tutela dei lavoratori, dei disoccupati e degli inoccupati.

Gian Joseph Morici

Da: www.lavalledeitempli.net

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