OPERAZIONE MINOA. Cattolica, altri 8 indagati nell’inchiesta antimafia

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La lista degli indagati nella maxi inchiesta “MInoa” è destinata ad allungarsi. Ci sarebbero poco meno di una decina di persone coinvolte. Esattamente otto in più rispetto agli arrestati. I reati ipotizzati sarebbero l’associazione mafiosa e il riciclaggio. I magistrati della Dda e gli uomini della DIA che hanno eseguito il blitz non avrebbero comunque chiesto misure cautelari anche perchè si dovrebbe arrivare rapidamente al processo trattandosi di circostanze abbastanza datate nel tempo.

I fatti oggetto delle indagini risalgono al 2004. L’inchiesta sulla nuova famiglia mafiosa di Cattolica sembra abbastanza matura per arrivare a una rapida conclusione.

Con l’atto che ufficializza l’epilogo dell’attività istruttoria e che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio saranno inseriti tutti nominativi. Il sindaco Cosimo Piro non ha confermato, nè smentito l’ipotesi di un avviso di garanzia. Nell’ordinanza viene ipotizzato un tentativo di condizionamento del clan mafioso in occasione delle elezioni amministrative del 2007. Agli atti sono stati, intanto, acquisiti numerosi documenti. Sono oltre trenta i faldoni.  All’interno anche le carte del processo sulle presunte irregolarità nei lavori di costruzione della piscina e del palazzetto dello sport di Cattolica e quelle dell’inchiesta “Scacco Matto” che ha decapitato le cosche del saccense. Un contributo di particolare rilevanza, ancora una volta, è arrivato dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. All’alba di venerdì scorso sono finiti in cella Andrea Amoddeo, 45 anni, ristoratore, Francesco Manno, 46 anni, impiegato comunale, gli imprenditori Paolo Miccichè, 35 anni, Giuseppe Terrasi, 38 anni, Gaspare Tutino, 39 anni, Domenico Terrasi, 67 anni, pensionato, tutti di Cattolica Eraclea; Damiano Marrella, 59 anni, macellaio di Montallegro e Marco Vinti, 37 anni, imprenditore di Ribera.

I primi sette sono accusati di associazione mafiosa. Vinti, invece, risponde di concorso esterno.  Assistiti dai loro difensori (gli avvocati Ignazio Martorana, Santo Lucia, Pietro Piro, Antonino Gaziano, Salvatore Salvago e Antonino Oliveri) si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. L’avvocato Gaziano, intanto, ha presentato ricorso al tribunale del riesame chiedendo di annullare l’arresto di Marrella e Vinti. Quest’ultimo, secondo l’ordinanza firmata dal gip Silvana Saguto su richiesta del procuratore aggiunto della Dda Vittorio Teresi e del sostituto Fernando Asaro, avrebbe fatto da prestanome ai boss.

Gerlando Cardinale

Da: Giornale di Sicilia

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