BENI CONFISCATI. Il Governo conferma la vendita all’asta, un passo indietro nella lotta alla mafia

Nonostante gli appelli di Libera e Avviso Pubblico siano stati sottoscritti da migliaia di cittadini e da centinaia di amministratori locali  e centinaia di enti locali, di diverso orientamento politico, abbiamo approvato e stiano approvando un ordine del giorno per chiedere il ritiro della norma che prevede la possibilità di mettere all’asta i beni confiscati ai mafiosi, il Governo procede diritto per la sua strada.

Nel passaggio dal Senato alla Camera dei deputati, in tema di beni confiscati, nell’ambito dell’esame della nuova legge Finanziaria, il Governo ha inserito due nuovi emendamenti con i quali ha stabilito:  che gli enti locali ove sono ubicati i beni confiscati che non è stato possibile destinare entro i 90 giorni previsti, possono esercitare il diritto di prelazione sulla vendita; che il personale delle Forze dell’Ordine e dell’Esercito possono costituire cooperative edilizie alle quali è riconosciuto il diritto di opzione prioritaria sull’acquisto dei beni confiscati messi all’asta. Il Governo presentando questi emendamenti ha gettato la maschera, certificando di suo pugno l’impossibilità di procedere alla destinazione per uso sociale dei beni confiscati alle mafie entro i 90 giorni previsti dalla normativa.

Le nuove proposte legislative saranno sostanzialmente inapplicabili considerando il fatto che verso gli enti locali si sta assistendo ad una politica di taglio di trasferimenti e di inasprimento delle norme che vincolano al rispetto del patto di stabilità. Quindi anche gli enti locali che volessero esercitare il diritto di prelazione ne sono di fatto impossibilitati. Il Governo propone “norme-beffa”. Nei giorni scorsi il Governo ha sostenuto di aver ottenuto risultati importanti nella lotta contro le mafie. Tuttavia, pur accogliendo con favore l’arresto di pericolosi latitanti, registriamo un forte distacco tra le parole e i fatti, come testimoniano alcune recenti modifiche legislative in tema di lotta alle mafie. I fondi destinati alle forze dell’ordine sono stati tagliati, ad esempio. Come Avviso Pubblico siamo vicini e ci congratuliamo con le forze dell’ordine e i magistrati che con impegno e professionalità ottengono risultati importanti nella lotta contro le mafie, nonostante i mezzi e le risorse a loro disposizione siano sempre più scarsi.

La nuova normativa sullo scioglimento dei Comuni per infiltrazione mafiosa di fatto è inapplicabile; il Comune di Fondi non è stato sciolto, nonostante due corpose e documentate relazioni prefettizie. Una nuova norma introdotta nel pacchetto sicurezza ha di fatto reso impossibile ai Comuni la costituzione di parte civile nei processi per mafia, riducendo sensibilmente la possibilità di ottenere risarcimenti economici da investire in politiche sociali e di sicurezza. Si approvano leggi come lo “scudo fiscale” che agevolano il rientro dei capitali di mafiosi e di corrotti. Si parla di modificare la normativa sulle intercettazioni e sulla durata dei processi che, se approvate, indeboliranno la lotta alle mafie e alla corruzione anziché rafforzarla. Ribadiamo che la norma sulla vendita dei beni confiscati è una norma sbagliata e costituisce un grave passo indietro nella lotta alle cosche. Auspichiamo che il Governo, in queste ultime ore, testimoni di “fare” e non solo “dire” che è impegnato al massimo nella lotta contro le mafie ritirando la norma sopra richiamata.