AGRIGENTO. L’omelia del vescovo Montenegro nella ricorrenza dell’Immacolata

montengroEspressioni forti ma nello stesso tempo piene di speranza. Ecco l’omelia dell’arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, nella ricorrenza della festa dell’Immacolata.

“Oggi i nostri occhi e il nostro cuore grato sono rivolti a Maria. Lei è la graziosis­sima, l’amata da Dio, la creatura che ha detto sì. Non si è nascosta, come Eva. Ma si è messa a disposizione di Dio. Badare alla casa, cucinare, rattoppare i vestiti di lavoro lacerati, andare alla fon­ana del villaggio, Maria tutto ha fatto per Dio e con Dio. Un’unione però, che non Le ha semplificato la vita; anche Lei, ha fatto fatica a credere. Ha, però, percorso il difficile cammino, sino in fondo, fidandosi sempre di Dio. Quando tutto sembrava assurdo, Lei ha creduto. Le è costato credere nella bontà di Dio nei tanti momenti difficili: la nascita in una stalla, la morte di tanti bambini, la vita d’immigrata, la ricerca del lavoro. Ma Lei ha avuto fede, sempre, sino alla fine. L’Immacolata è lo spazio umano incorrotto, non toccato dal male, non rovinato dal pec­cato, occupato da Dio. In Lei tutto è splendore, armonia, libertà, pulizia. Maria è, sì, tutta orientata a Dio, ma non per questo è lontana da noi. Sta dalla nostra parte. Anzi ci è offerta come modello. È il segno straordina­rio di ciò che il Signore fa a quanti Lo cercano e Lo accolgono. La fanciulla di Nazareth è la prova che il male può es­sere sconfitto. Il male che stravolge e sfregia la storia degli uomini non ha l’ultima parola. E’ Maria a dirci che la vittoria finale sarà del bene. La donna e la sua discendenza (noi) “ti schiaccerà il capo”. Bisogna crederci, però.

Il progetto di Dio sul mondo e su ciascuno di noi, a causa del cattivo uso della libertà dell’uomo e dell’errata voglia di costruire un mondo senza Dio, sembrava fallito. Ma Dio come risposta (“Io porrò inimicizia tra te e la donna”) ha riproposto il suo piano. Con Maria, preservata dal pec­cato originale, inizia, infatti, la nuova creazione. Con Lei la bellezza, perduta con Eva, ritorna più scintillante nella creato.

L’Immacolata, mentre ci ricorda che da sempre la storia è attraver­sata dalla lotta contro il male, ci chiede di impegnarci in questo difficile scontro per impedire che aumentino e si acutizzino i già non pochi mali personali e sociali. Nessuno può sottrarsi a tale responsabilità. Non possiamo dimenticare, però, che, solo dopo aver rinunciato al male che è in noi, è possibile sconfiggere quello sociale, che causa gravi dissesti e conflitti. Dal cuore dell’uomo, dal nostro cuore, provengono le azioni cattive, che poi si ripercuotono nella vita della collettività.

Affermo questo pensando anche ad Agrigento, questa nostra città, che ha bisogno, grande bisogno, di persone – semplici cittadini e responsabili della cosa pubblica – che pensano in grande, che cercano ciò che davvero conta e vale, per il bene di tutti. So di non dirvi nulla di nuovo, ma di ripetere concetti già altre volte espressi, anche da questo luogo. Vi prego di scusarmi, ma ritengo  opportuno insistere. Tutti concordiamo nell’affermare che viviamo in un territorio maltrattato, nonostante la sua bellezza sia ricercata e ammirata da un numero considerevole di turisti. Ma non possiamo accontentarci di dare giudizi negativi o dichiarare insoddisfazione per una città che vediamo offesa da spietate, e non sempre false, statistiche che sanno di atti di condanna, per sentirci a posto o dalla parte giusta.Navigando su internet, ho letto il legittimo desiderio di un nostro concittadino che scriveva: ‘Mi piacerebbe che la città dei templi diventasse un modello di efficienza, di civiltà e di organizzazione moderna, bella e vivibile’. E’ un desiderio che portiamo tutti nel cuore.

Costruire una città vivibile è compito di tutti. Solo ‘insieme’ riusciremo ad avere per noi e presentare agli altri una città nuova, cordiale, che offre e permette amicizia. Forse è tempo, se non vogliamo che esso diventi assassino, che ci si tolga di dosso il vestito fa­cile di Cassandra e si indossi, da parte di tutti, quello difficile del cittadino che davvero cerca il bene di Agrigento. E’ necessario soprattutto che chi è chiamato a prendere decisioni politiche ed amministrative cerchi il bene comune e metta a disposizione della collettività il suo pensiero e la sua azione, perché, nel confronto e non nella contrapposizione, insieme, si trovi il “nuovo” per Agrigento.

Mi chiedo: perché altre città (forse meno ricche di storia, di intelligenze, di capacità e di possibilità della nostra) hanno imboccato la strada del futuro e noi dobbiamo starne ai bordi, accontentandoci di rimpiangere nostalgicamente il ricco passato, anziché far sì che esso diventi incoraggiamento per uno slancio orgo­glioso? Non intendo dire che dobbiamo dimenticare il passato, ma ritengo che dobbiamo parlare anche e di più di futuro. Tra noi sono in diversi a  crederci e a tentare di aprire nuovi sentieri. Speriamo che non li consideriamo sognatori avventurieri solitari. Scendiamo in campo e facciamo la nostra parte. Facciamo  bene a citare Pindaro e ricordare gli apprezzamenti di illustri uomini sulla nostra città dei tempi passati, ma, se non sappiamo o vogliamo guardare al domani, non ci resta che ripetere le citazioni con imbarazzante rossore. La geniale tradizione, la variegata cultura, la generosa anima di Akragas, di Kerkent, di Agrigentum, di Girgenti, possono e devono diventare il nuovo abito distintivo dell’odierna Agrigento.  Agrigento non vuole e non merita una chiesa mediocre, politici mediocri, cittadini mediocri, laici mediocri.

Adatto a questa città quanto un autore scrive sullo Stato: “Il valore di una città è il risultato del valore dei suoi cittadini”. La città è nelle nostre mani! La facciamo tutti noi. La città siamo noi. Agrigento è partorita, ogni giorno, da noi. Agiamo all’insegna dell’unità, della giustizia, della legalità, della partecipazione, dell’attenzione agli ultimi. Bisogna essere persone di spe­ranza. Ogni forma di superficialità (questa non genera mai la speranza!) smantella i valori essenziali dei singoli e della collettività. Anche a noi La Pira direbbe: “Amate la vostra città.

Sentitevi, attraverso di essa, membri di una stessa famiglia. Voi siete piantati in essa, in essa saranno piantate le generazioni future che avranno da voi radice: è un patrimonio prezioso che voi siete tenuti a tramandare intatto, anzi migliorato e accresciuto, alle generazioni che verranno”. “Gettiamo perciò oggi il seme dell’amore per i giorni futuri di questa città. Nel piccolo seme che gettiamo c’è tutta la mietitura”. Se non lo vogliamo fare per noi, facciamolo per i nostri ra­gazzi e i nostri giovani. E’ un debito che abbiamo, volenti o no, nei loro riguardi.

Guardo i bambini e i giovani qui presenti e prego perché loro pos­sano dire di questa città: ‘Agrigento è quel luogo dove noi bambini e noi giovani andando in giro vediamo qualcosa che ci preannuncia quel che in essa faremo per il resto della vita’. Chiediamo a Maria Immacolata, donna semplice che ci apre al futuro, quel sussulto di fierezza, che ci aiuti ad essere costruttori di una città moderna, aperta al nuovo, all’altezza dei tempi, amante e ricca di vita, capace di confronto e di dialogo, spazio di collaborazione tra cittadini e istituzioni e istituzioni tra esse, accogliente di chi vi arriva per necessità, per lavoro o per turismo, garante della solidità della famiglia, giusta, attenta ai diritti dei singoli, rispettosa dei valori morali e spirituali. Maria Immacolata sia per tutti invito di speranza, di impegno, di incoraggiamento e ci protegga tutti”.