BIVONA. Misterioso furto ad impresa sequestrata per mafia, rubato escavatore ai Panepinto

ccMisteriosa irruzione di ladri all’interno di una cava sequestrata per mafia nella “città delle pesche”.

Il furto di un escavatore è stato denunciato ai carabinieri di Bivona da Marcello Panepinto, 33 anni, imprenditore bivonese arrestato per associazione mafiosa nell’operazione “Face off”, insieme ai fratelli Luigi e Maurizio, ma poi rimesso in libertà per insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a suo carico.

Il valore del mezzo rubato, un Fiat Hitachi 215, sarebbe di circa 70 mila euro. Insieme agli altri mezzi come camion, pale meccaniche, ruspe e muletti, era parcheggiato all’interno dell’impianto di calcestruzzo in contrada San Matteo, sede della “Calcestruzzi Beton 2000”, l’impresa  dei fratelli Panepinto dal valore di circa 5 milioni di euro sottoposta a sequestro preventivo su ordine del Gip del Tribunale di Palermo a seguito della richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

L’escavatore rubato pare sia intestato a Luigi Panepinto, attualmente in carcere, mentre la custodia dei beni sarebbe affidata direttamente al fratello Marcello. Quest’ultimo avrebbe raccontato ai carabinieri che mentre stava facendo un giro col figlio nei pressi del cantiere si sarebbe insospettito dopo aver visto la sbarra dell’ingresso spezzata. Poi, entrando nell’impianto, avrebbe scoperto il furto. Sono partite le indagini dei carabinieri della compagnia di Cammarata diretti dal capitano Alessandro Trovato che, dopo aver raccolto la denuncia, hanno subito fatto un sopralluogo in contrada San Matteo alla ricerca di elementi utili all’inchiesta. Di certo c’è che un escavatore non si trasporta facilmente, probabilmente è stato trasportato con un carrellone per mezzi pesanti o più semplicemente è stato messo in moto e portato via. In ogni caso sembra difficile che un furto del genere, che sarebbe avvenuto qualche giorno fa, passi inosservato.

L’escavatore faceva parte dei beni mobili e immobili sequestrati dalla magistratura nell’ambito dell’inchiesta “Face off” che nel luglio del 2008 portò in carcere alcune persone, tra cui i fratelli Panepinto presunti appartenenti ad un’associazione mafiosa finalizzata all’estorsione. In particolare, secondo gli investigatori, la “cosca della montagna”, avvalendosi della forza delle intimidazioni, avrebbe creato un monopolio della gestione e della fornitura di calcestruzzo e di movimento terra a Bivona e in tutta la zona montana.  Il processo è in corso davanti al tribunale di Sciacca, tra gli imputati anche Giovanni Favata, 68 anni, Domenico Parisi, 37 anni, e Vincenzo Ferranti, 75 anni, ritenuto il boss della Bassa Quisquina. (CAGI)

Da: Giornale di Sicilia