AGRIGENTO. Consiglio Provinciale devolve gettone di presenza a famiglia Bellavia di Favara

La tragedia di Favara è stata al centro della seduta di ieri sera del Consiglio Provinciale, al termine della quale, ad unanimità di voti, è stato deciso di devolvere il gettone di presenza alla famiglia di Favara colpita dal gravissimo duplice lutto. Ad inizio di seduta è stato osservato un minuto di silenzio per ricordare Marianna e Chiara Pia Bellavia, le bambine morte nel crollo della palazzina, e successivamente sono intervenuti alcuni consiglieri che con accenti diversi hanno espresso il dolore per la tragedia e la solidarietà alla famiglia. Nino Spoto (Rif. Comunista),nel ribadire la proposta di devoluzione del gettone di presenza alla famiglia Bellavia, ha rivolto un appello alla classe politica, assente e lontana dai veri bisogni della gente, “dei giovani e degli indigenti, con una gestione della cosa pubblica del tutto privata”.

Ivan Paci e Mario Lazzano (PdL) hanno espresso il convincimento che la situazione del centro storico di Favara sia generalizzata in provincia e hanno denunciato le responsabilità e l’incuria della politica, incapace di dare risposte vere a quanti vivono in condizioni di estremo disagio sociale. “I Comuni – ha detto Lazzano – devono amministrare, dare risposte al territorio e rilanciarlo per impedire che in futuro possa trovarsi all’ultimo posto di certe classifiche. Dal canto mio sono solidale oltre che con la famiglia delle bambine anche con la posizione dell’arcivescovo di Agrigento”. Anche Stefano Girasole (PD) nell’esprimere la sua solidarietà alla famiglia ha evidenziato le responsabilità della politica, in particolare dell’IACP “che non può essere la foce di incarichi politici per candidati non eletti e non può mortificare le legittime aspettative di cittadini che attendono da anni una casa, con alloggi nuovi e mai assegnati che vanno in rovina nel giro di pochi mesi”.

Sulla tragedia di Favara si sono espressi anche i consiglieri Ripepe (UdC), che ha anche invitato il Presidente D’Orsi a farsi carico, nelle prossime nomine allo IACP, di alcune osservazioni sui requisiti delle famiglie riguardo al pagamento del canone di affitto degli alloggi popolari, e Roberto Gallo (Destra) che ha ribadito “i comportamenti politici criminosi da parte della Regione che ha totalmente disatteso la legge quadro 183 del 1989 sui piani di prevenzione del dissesto idrogeologico. Ci si occupa dei disastri solo dopo che sono avvenuti, come è accaduto per Giampilieri”.

Al termine ha preso la parola anche il Presidente della Provincia Eugenio D’Orsi: “Per me è stato un sabato nero – ha detto D’Orsi – essendo stato colpito nell’ordine dal grave lutto familiare della morte di mio zio, uomo di cultura ma anche come un secondo padre per me, poi dalla vicenda umana del sen. Totò Cuffaro, al quale esprimo tutta la mia vicinanza di uomo e di politico pur non essendo mai stato vicino al suo partito, e infine da questa immane tragedia di Favara che mi colpisce innanzitutto come padre di famiglia. Serve il coraggio di dire basta alle responsabilità della  politica e alla gestione degli alloggi popolari da parte dello IACP, inadempiente nonostante abbia in organico fior di tecnici. Né è pensabile che possa essere un sindaco, in particolare il sindaco di Favara avv. Mimmo Russello oggetto di un vero e proprio sciacallaggio mediatico, il responsabile di anni, se non di decenni, di incuria, disattenzione e degrado dei centri storici. Io esprimo solidarietà alla famiglia Bellavia, alla città di Favara, offesa e umiliata da questa vicenda, ma anche al sindaco di Favara che non può essere lasciato solo. E per questo oggi il sottoscritto ed il sindaco di Agrigento avv. Zambuto hanno organizzato un incontro a Favara con tutti i sindaci per sollecitare la Regione a firmare il decreto che mette a disposizione i fondi per il recupero dei centri storici”.

Anche il Presidente del Consiglio Provinciale Raimondo Buscemi ha evidenziato come occorre un salto di qualità da parte della politica perché queste tragedie non si ripetano e si diano risposte a gente che vive con grande dignità in situazione di estrema sofferenza, e che troppo spesso non ottiene quanto è nel suo pieno diritto.