CENTRI STORICI. Emergenza nell’Agrigentino, la ricetta di Maria Grazia Brandara

L’emergenza dei nostri centri storici, acuita dalle piogge di questa prima parte dell’inverno presuppone la realizzazione di una serie di opere strutturali, capaci di mettere in sicurezza tutti quei comuni siciliani che hanno necessità di interventi urgenti per il loro recupero edilizio.

Rientrano tutti quelli che hanno bisogno di un sostegno consistente e immediato per la riqualificazione urbana, anche perché i centri storici dell’Isola costituiscono una categoria di insediamenti molto importante, sia per la numerosità che per il valore che essi assumono nell’economia della Sicilia..

Le amministrazioni comunali, preposte al loro governo,  sono  costrette ad affrontare non pochi problemi connessi alla scarsità delle risorse disponibili. Questa scarsità costituisce, oggi, un fattore progressivamente rilevante  di preoccupazione per gli amministratori locali,  anche in relazione alla circostanza che, spesso, la dimensione  degli insediamenti  rende problematica l’attivazione di politiche di sviluppo per la difficoltà di raggiungere economie di scala adeguate.

D’altra parte, queste aree urbane costituiscono una risorsa rilevante per il territorio della regione, sia dal punto di vista dello sviluppo turistico sia da quello del presidio territoriale. Inoltre, i fenomeni di spopolamento degli insediamenti minori sono un fenomeno preoccupante che è necessario arrestare.

Del resto, in questo contesto problematico, si rileva anche la difficoltà  delle amministrazioni di attivare forme di governance in grado di far interagire le comunità locali nella promozione di un processo di sviluppo che coinvolga la valorizzazione delle risorse storiche, culturali, naturali e umane presenti sul territorio.

Le opportunità  che si potrebbero configurare a seguito di un intervento finanziario della Regione a sostegno dei centri storici, si collegano ad una domanda di rivitalizzare gli antichi nuclei urbani, carichi si storia, e possono determinare occasioni di crescita economica, di aggiornamento culturale, proveniente dalla vasta gamma di attività e di professionalità collegate.

L’obiettivo è quello di introdurre meccanismi virtuosi a beneficio di comunità dotate di centri antichi di pregio e che, tuttavia, sono impedite dalla mancanza di risorse a sviluppare  azioni e processi di valorizzazione delle risorse storiche, culturali e ambientali.

Il patrimonio architettonico, non solo nelle città d’arte, ma anche nei singoli contesti urbani e nei centri storici, costituisce il referente principale della visibilità dell’identità da tutelare, e interviene come funzione strutturale nei programmi politici di sviluppo culturale e socio economico.

Grazie ad un intervento finanziario a carico della Regione, si favorirebbe anche  la promozione dell’identità e  le Amministrazioni locali potrebbero perseguire obiettivi formativi, economici, politici, contestualizzando i beni culturali entro relazioni politiche di programmazione concertata a livello di territorio e di area, assegnando loro il ruolo di “motori” dello sviluppo per la qualità della vita dei residenti e per un’imprenditorialità localmente diffusa e proiettata nel mercato.

L’intervento regionale si deve proporre in termini di coerenza rispetto alle scelte maturate, nel settore, a livello europeo e nazionale.

I cittadini, quotidianamente, pretendono che gli amministratori sappiano riqualificare le città nelle quali risiedono ed estendere la dotazione di servizi per sostenere gli scenari competitivi della modernità, sia nazionali ed internazionali.

La conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale e naturale è diventata parte integrante delle politiche locali di promozione del territorio: “volano” dello sviluppo sostenibile locale, e polo strategico per esprimere competitività all’interno di scenari più ampi.

Da qui la necessità di predisporre un modello metodologico capace di tradurre il patrimonio in risorse e le aspettative di buongoverno in prospettive sostenibili di azioni integrate nel sistema territoriale.

Maria Grazia Brandara