AGRICOLTURA. La Chiesa agrigentina: sostegno dello Stato per superare la crisi

L’arcivescovo monsignor Francesco Montenegro ha promosso un incontro per sotenere gli agricoltori in crisi.

Dall’incontro tenutosi, nei giorni scorsi, presso la Sala Chiaramontana del Seminario di Agrigento, fortemente voluto dal nostro arcivescovo, dove si è sviluppata una approfondita riflessione sulla grave crisi che attanaglia il mondo dell’agricoltura, è venuto fuori il documento della Chiesa Agrigentina sul tema dell’agricoltura che, di seguito riportiamo integralmente. Di seguito il testo del documento.

La Chiesa, sempre attenta all’uomo e alla problematiche della vita sociale, forte della Missione affidatale da Cristo, che è quella di annunciare il Vangelo anche nella Vita sociale, cerca di valorizzare e sempre più “umanizzare” l’uomo, la sua dignità, il suo lavoro.

Per questo, la Chiesa Agrigentina, rappresentata dagli organismi di partecipazione ecclesiale diocesani presieduti dal Vescovo, con lo spirito evangelico e pastorale che le è proprio, a riguardo della grave crisi che ha colpito il mondo dell’Agricoltura, intende affermare che:

protesta-agricoltori.jpg– L’agricoltura costituisce una risorsa fondamentale del nostro territorio; le 16.000 imprese del comparto, con le 130.000 persone che vi lavorano (più di un quarto della popolazione della provincia), attestano la potenzialità di un settore che per molto tempo è stato trainante; tuttavia – nonostante questa enorme ricchezza – sta conoscendo una gravissima crisi per motivi economici globali, per cattiva gestione di chi ha responsabilità di governo e per una cultura che non è cresciuta di pari passo con le necessità della commercializzazione.

– Il mondo del lavoro,  a tutti i livelli, ha un forte bisogno di giustizia sociale che passa attraverso interventi pubblici mirati a sostenere chi è in difficoltà; interventi finanziari che diano accesso al credito per risollevare il comparto; interventi culturali che aiutino gli operatori non solo a produrre la materia prima ma anche a saperla commercializzare.

Chi ha responsabilità politiche, dopo le tante inadempienze del passato,  sia più attento al mondo dell’agricoltura mettendosi in ascolto degli operatori, dichiarando lo stato di crisi e facendo in modo che vi sia una giusta politica dei prezzi che non penalizzino i prodotti della nostra terra; che si attivino i sistemi di controllo affinché i contributi siano meglio valorizzati, non vi siano speculazioni che poi ricadano su tutti gli altri e la tracciabilità dei prodotti sia resa obbligatoria per legge.

Ogni cristiani di buona volontà possa contribuire a risollevare anche questo settore attraverso alcune scelte che indichino uno stile di vita nuovo che passa attraverso:

– l’impegno per il rispetto della legalità (giuste retribuzioni agli operai anche quelli che arrivano da altre nazioni)

– la scelta di prodotti locali ben certificati

– la sobrietà evangelica che ci porta a consumare bene evitando lo spreco del consumismo;

– la solidarietà con qualche segno forte (digiuno; preghiera; manifestazioni…).

Il valore dell’associazionismo cattolico, anche nel comparto agricolo, potrebbe consentire agli operatori del settore di fare rete. Si potrebbero pensare anche forme di associazionismo finanziario (credito cooperativo): questa forma di associazionismo potrebbe essere lo strumento privilegiato per lavorare nel delicato ambito della formazione ad una diversa cultura dell’impresa e del bene comune.