SVILUPPO. Scandaloso rinnovo Asi Agrigento: tornano in campo secondini, maestre e bidelli

Sembra proseguire la curiosa “tradizione” secondo cui ad occuparsi di sviluppo industriale nell’Agrigentino debbano essere secondini, pompieri, maestre e bidelli.

Proseguono tra accuse e polemiche le manovre per il rinnovo del consiglio generale, del comitato direttivo e del presidente dell’Asi di Agrigento e alcuni sindaci sembrano fare orecchie da mercante ai ripetuti appelli di Cgil, Confindustria e Camera di Commercio che hanno chiesto di evitare nomine all’Asi secondo le logiche spartitorie della politica che non favoriscono lo sviluppo industriale della provincia.
 
Vari amministratori hanno già designato i propri rappresentanti e pare siano confermati in alcuni casi agenti di polizia penitenziaria, vigili del fuoco, maestre che facendo parte del consiglio generale dell’Asi avrebbero il diritto al trasferimento in Sicilia.
 
“Le nomine sono fatte secondo  le norme vigenti, avevo chiesto ai sindaci di designare persone che avessero a cuore lo sviluppo economico del territorio”, dice il presidente dell’Asi Stefano Catuara.

Tra i Comuni che hanno già designato i propri rappresentanti ci sono Campofranco (che ha nominato Calogero Emanuele Provenzano, Vincenzo Lo Curcio Fabrizio Raffo), Joppolo Giancaxio (Vincenzo Randisi, Giuseppe Cacciatore, Vincenzo Gagliardo), Santa Elisabetta (Luigi Di Vincenzo, Stefano Marsiglia, Carmelo Zambito) e Lucca Sicula (Mattia Danna, Giovanna Raffa, Antonella Marturano).

I termini per la designazione dei membri del Consiglio generale  scadono il 6 aprile prossimo. Alcuni Comuni mancano ancora all’appello. Nemmeno Confindustria ha designato i propri rappresentanti, intanto si è dimesso Salvatore Moncada, che rappresentava nel comitato direttivo dell’Asi proprio gli imprenditori.

Ed è  in questo contesto che si innesta anche la polemica sul nuovo presidente da eleggere: “deve essere un imprenditore e non un politico”, tuonano Mariella Lo Bello della Cgil e Giuseppe Catanzaro di Confindustria.

Ma non sembra intenzionato a mollare l’avvocato Stefano Catuara, con un passato nel Pci-Pds oggi nell’Udc, dal 2006 presidente dell’Asi Agrigento in carica fino al 2011.

“Al ministro delle Attività produttive, per svolgere bene il proprio lavoro – dice Catuara – non si chiede di essere un imprenditore, così come non si chiede che tipo di laurea abbia al presidente della Regione.

Quello che serve – sostiene – è avere le idee chiare e le competenze per mettere in atto un serio programma di sviluppo industriale per la provincia, ed è su questo che chiederò il consenso del consiglio generale: dirò quello che ho fatto e quello che ho intenzione da fare. Se il mio operato sarà giudicato positivamente – dice Catuara – riproporrò la mia elezione, se verrà giudicato negativamente non avrò problemi a fare un passo indietro”.

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