USURA. Easy money, nelle intercettazioni spunta la politica

http://www.grandangolo-online.it/images/stories/grandangolo%20%2010%20stampa.jpgGrandangolo – il giornale di Agrigento  diretto da Franco Castaldo –  pubblica, nel numero 10, oggi in edicola, in esclusiva tutti i retroscena della bufera giudiziaria che si è abbattuta sui fratelli Diego e Ignazio Agrò.  Prima il processo per omicidio e la condanna all’ergastolo, poi il sequestro dei beni.

E l’indagine porta a galla una vecchia vicenda di cui pochi sono a conoscenza: un sequestro di persona. Ed è proprio all’omicidio, quello del commerciante di Milena, Mariano  Mancuso, che si ricollega la vicenda del sequestro. Scrivono i giudici del Tribunale di Agrigento (presidente Franco Messina, a latere Lupo e D’addario) che hanno sequestrato i beni dei fratelli Agrò: “Altro significativo episodio accertato dalla Corte di Assise, non meno pregnante sul piano indiziario, è quello che ha visto Carmelo Capraro, vittima di un sequestro di persona. Costui, imprenditore agrigentino pluripregiudicato e fallito, che – come emerso dalle dichiarazioni accusatorie rese da Mariano Mancuso all’autorità giudiziaria nissena – in alcune occasioni aveva fatto da tramite tra i due fratelli Agrò e il Mancuso, il 3.11.1991 non era più tornato a casa. La moglie ne denunciò la scomparsa. In assoluta esclusiva, inoltre, i testi delle intercettazioni che riguardano la politica e i politici, finiti nell’inchiesta antiusura “Easi money”. 

Parlano di posti di lavoro, di politica, di assunzioni, di clientelismo, di giunte comunali, perfino quella di Agrigento. Sono Paolo Ferrara, ex sindaco di Porto Empedocle, vittima dell’usura e un suo usuraio, Carmelo Filippazzo, oggi diventato collaboratore di giustizia. Uno spaccato inquietante, da leggere tutto d’un fiato. Centinaia di pagine di intercettazioni. Ferrara, che ha denunciato l’attività degli usurai, è diventato l’arma degli inquirenti. E sollecitava discorsi, ragionamenti, pettegolezzi. E registrava.

Buono spazio viene dedicato al sequestro della ditta “Legno più” di Cammarata. E viene spiegato il meccanismo della truffa alla UE.  Un altro articolo è di interesse speciale. Tratto dal libro di Gioacchino Genchi, il funzionario di Polizia esperto di informatica, finito al centro di mille polemiche, si racconta, testimonianze alla mano, del colloquio tra Paolo Borsellino, il giudice ucciso, insieme alla sua scorta dalla mafia, e Fabio Salamone, all’epoca dell’incontro giudice ad Agrigento. Borsellino disse senza mezzi termini a Salamone di lasciare la Sicilia.