USURA E POLITICA. Blitz Easy money, i politici all’assalto di Girgenti Acque

Grandangolo – il giornale di Agrigento diretto da Franco Castaldo –  pubblica, nel numero 11, oggi in edicola, in esclusiva tutti i retroscena del nuovo capitolo legato all’operazione “Easy money”.

Ancora un capitolo, significativo ed inquietante, si aggiunge all’ormai corposa inchiesta “che ha portato in galera  una decina  di persone per usura e che ha avuto tra i protagonisti principali l’ex sindaco di Porto Empedocle, Paolo Ferrara il quale liberandosi del giogo che gli stringeva il collo ha deciso di collaborare con la giustizia dando così origine all’operazione antiusura. Oltre alle vicende prettamente collegate con le attività di strozzinaggio, emergevano con chiarezza, in parallelo, altre storie, non sappiamo con quale rilievo giudiziario, legate alla politica ed alle pratiche da tutti condannate legate alla richiesta di posti di lavoro ovvero alla collocazione di singoli soggetti in posti chiave di enti e sottogoverni.

Le intercettazioni ambientali effettuate dal personale della Squadra Mobile che l’operazione “Easy money”, di concerto con la magistratura, sta conducendo egregiamente, hanno aperto scenari inquietanti. A pagina tre stampiamo un lungo colloquio tra Paolo Ferrara e Carmelo Filippazzo, finito in carcere perché usuraio. Quest’ultimo ha deciso di collaborare con la giustizia facendo importanti rivelazioni. Il colloquio tra i due è estremamente significativo e fa riferimento all’assalto dato dalla politica alla società Girgenti acque nel tentativo di accaparrarsi più posti di lavoro possibili.

Intanto, l’inchiesta vera e propria quella sull’usura fa registrare la scarcerazione di Francesco Iaria, l’ultimo arrestato in ordine di tempo, che è stato posto agli arresti domiciliari. Per il Tribunale della Libertà di Palermo le accuse mosse a Iaria non sono del tutto fondate almeno per quanto riguarda uno specifico capo di imputazione. L’ultima novità è rappresentata dal fatto che anche Calogerina Seddio, moglie di Iaria, risulta indagata per il reato di usura.

Un articolo a firma di Augusto Cavadi pubblicato da La Repubblica nelle pagine regionali avente per oggetto il libro di Giuseppe Arnone dal titolo “Chi ha tradito Pio La Torre”, abbondantemente pubblicizzato (a pagamento) dall’autore proprio sulle pagine del quotidiano fondato da Scalfari, ha scatenato un putiferio.  Copia dell’articolo e trascrizione del testo è stato mandato dall’ex esponente del PD, Arnone a tutte le redazioni giornalistiche significando che l’autorevolezza del giornale attribuiva proprio all’ambientalista quell’aureola che di solito si colloca sulla testa degli uomini giusti e talvolta santi. Cavadi nel suo articolo sollecitava risposte da parte di chi, gli onorevoli Vladimiro Crisafulli ed Angelo Capodicasa, sono stati tirati in ballo da Arnone. E le risposte sono pure arrivate. Solo che non sono state pubblicate. O meglio, stralci delle lettere inviate a Repubblica dai due parlamentari sono stati inseriti in un articolo di Cavadi pubblicato ieri. Tale risultato è stato ottenuto dopo giorni e giorni di trattative tra giornale e parlamentari che avevano lo scopo di “limare” le missive ed utilizzare toni e parole meno critiche rispetto ad Arnone.  Tutti i protagonisti della vicenda sono rimasti scontenti. Le lettere le pubblica Grandangolo.

Sul tema mafia, Grandangolo dà conto delle richieste dei Pm nel processo Camaleonte, del nuovo capo di imputazione formulato dal PM a carico dell’ex sindaco di Siculiana, Giuseppe Sinaguglia nonché della ricostruzione storica della guerra di mafia a Naro attraverso la sentenza che ha condannato Carmelo Vellini. Il pezzo forte, tuttavia, in prima pagina, è l’inchiesta svolta da Grandangolo sulla questione “munnizza”. Sveliamo importanti retroscena.