IN EDICOLA. Tangenti a Porto Empedocle e l’inchiesta sulla “munnizza”, nuove rivelazioni su Grandangolo

Grandangolo – il giornale di Agrigento diretto da Franco Castaldo – pubblica, nel numero 12, oggi in edicola, in esclusiva tutti i retroscena legati alle inchiesta “Easy money” dove per la prima volta in un’intercettazioni si parla di tangenti pagate ai politici a  Porto Empdeocle e sulla mancata predisposizione del bando di gara per il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti da parte di Ato Ge.Sa. Ag2.

Nella prima vicenda, Carmelo Filippazzo e Paolo Ferrara, protagonisti con ruoli diversi (il primo arrestato con l’accusa di essere usuraio, il secondo è l’autore della denuncia che ha scoperchiato il calderone dell’inchiesta ”Easy money”)  parlano di politica mentre una cimice della polizia registra i loro colloqui. Con ogni probabilità Paolo Ferrara, ex sindaco di Porto Empedocle, spinge volontariamente i loro discorsi sul versante della politica, tralasciando per un attimo i temi principali dell’inchiesta ossia lo strozzo, l’usura.

E dal colloquio intercettato per la prima volta viene fuori la parola “tangente”. Poi, l’inchiesta giudiziaria che oramai ha affondato le radici sulle ultime vicende che hanno segnato la storia dell’Ato rifiuti di Agrigento, partendo dalla pubblica denuncia del sindaco di Agrigento, Marco Zambuto e del presidente della provincia, Eugenio D’Orsi, passando per le dimissioni dell’amministratore unico, Francesco Truglio, per la mancata predisposizione del nuovo bando di gara (140 milioni di euro), dallo sciopero, imprevisto, improvviso e, sembra ingiustificato, dei netturbini che ha messo in ginocchio un’intera città sino ad arrivare all’accordo, sottoscritto dal nuovo amministratore di Ato Ge.Sa. Ag2, Teresa Restivo che in qualche modo tamponava una situazione di difficoltà garantendo agli operatori ecologici le spettanze arretrate.

A portare avanti l’indagine – sotto la vigile guida dei pm della Procura della Repubblica di Agrigento, la Digos della Questura, diretta da Carlo Mossuto che, come primo atto, ha immediatamente interrogato proprio il sindaco Zambuto per capire il reale significato delle parole pronunciate dal primo cittadino che, non scordiamolo, ha fatto riferimento a ricatti e per questo si è beccato una querela dalle società che costituiscono l’associazione temporanea di imprese che gestiscono l’appalto della “munnizza”. Incamerati i primi elementi, Mossuto è andato interrogando i vertici amministrati dell’Ato. I particolari li troverete a pagina 1.

Ed ancora: una pagina intera dedicata alla mafia con pregevoli servizi che descrivono un traffico di cocaina descritto dal pentito Maurizio Di Gati; il giuramento di iniziazione di Calogero Rizzuto; il pagamento del pizzo da parte dello stesso capo di Cosa nostra agrigentina, Giuseppe Falsone che lascia sbigottito persino il giudice che sta interrogando il pentito Giuseppe Sardino. Ed ancora, un’intervista, senza rete, al presidente dell’Asi, Stefano Catuara ed il drammatico racconto di Paolo Ferrara – relativo all’inchiesta sull’usura – laddove l’ex sindaco di Porto Empedocle riassume la sua situazione con una frase molto forte e significativa: “Mi hanno mangiato vivo”.