AGRIGENTO. Furti in serie, arrestati due agrigentini e un cattolicese

La Squadra mobile di Agrigento ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di Mario e Francesco Rizzo di 24 e 28 anni, il primo inteso “u longu e residente a Reggio Emilia, Nicolò Altavilla, 54 anni, di Cattolica Eraclea.

Il provvedimento è stato  emesso dal Gippresso il Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, su richiesta avanzata dal sostituto procuratore della Repubblica,Giacomo Forte, del dipartimento reati in materia di usura ed estorsioni – coordinato dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo.  Gli arrestati sono stati sottoposti ad indagini per i seguenti reati: Mario e Francesco Rizzo, perché, in concorso tra loro, mediante minaccia consistita nel prospettare a Carmela Piparo – agente in servizio presso la Polizia Municipale di Agrigento – la mancata restituzione della pistola di ordinanza, già oggetto di furto perpetrato all’interno dell’abitazione della medesima -, costringevano la stessa al pagamento della somma di 800,00 euro, procurandosi così l’ingiusto profitto consistito nella predetta somma di denaro che provvedevano a dividersi tra loro, con correlativo danno per la Piparo alla quale, peraltro, l’arma non veniva restituita. Con l’aggravante di aver commesso il fatto contro un pubblico ufficiale nell’atto dell’adempimento delle sue funzioni essendo la Piparo agente di Polizia Municipale in servizio ad Agrigento.

Con l’aggravante di aver commesso il fatto con abuso di relazioni domestiche essendo gli indagati i nipoti di Carmela Piparo e dunque appartenenti al medesimo nucleo familiare. Mario Rizzo e Nicolò Altavilla perché, in concorso tra loro, illegalmente detenevano e portavano in  luogo pubblico, in particolare trasportandola da Agrigento a Reggio Emilia all’interno dell’autovettura sulla quale viaggiavano, la pistola della Piparo. Nicolò Altavilla perché, senza aver preso parte al presupposto reato di furto in abitazione commesso il 06.08.2009 ai danni di Carmela Piparo a fini di profitto riceveva la pistola di ordinanza di proprietà della stessa, e la trasportava da Agrigento a Reggio Emilia consapevole della provenienza delittuosa del’arma. Con l’aggravante di aver commesso il fatto contro un pubblico ufficiale nell’atto dell’adempimento delle sue funzioni essendo la Piparo agente di Polizia Municipale in servizio ad Agrigento.  Mario Rizzo, perché, al fine di profitto, si impossessava dei gioielli e della pistola di ordinanza mediante l’introduzione nella casa di abitazione della zia Carmela Piparo, agente in servizio presso la Polizia Municipale di Agrigento, sottraendoli alla medesima che ivi li  teneva custoditi.

Con l’aggravante di aver usato violenza sulle cose essendo stata la porta di ingresso dell’abitazione, scardinata. Con l’aggravante di aver commesso il fatto contro un pubblico ufficiale nell’atto dell’adempimento delle sue funzioni essendo la Piparo Agente di Polizia Municipale in servizio ad Agrigento. Con l’aggravante di aver commesso il fatto con abuso di relazioni domestiche essendo il fatto commesso dal Rizzo stato agevolato dalla frequentazione della Carmela Piparo quale nipote della stessa e, dunque, appartenente al medesimo nucleo familiare. Mario Rizzo: perché, senza aver preso parte al presupposto reato di furto commesso in data 7.12.2009 ai danni di Carmela Piparo dal fratello Alessandro (soggetto questo minore degli anni diciotto e per cui si procede separatamente), al fine di trarne profitto, riceveva in un primo momento la carta di credito Mhoney card della donna e, successivamente, ne faceva uso indebito, acquistando merce presso l’esercizio commerciale Cellular Line.

I fatti:  Il 06.08.2009 Carmela Piparo, agente in servizio presso la Polizia Municipale di Agrigento, sporgeva denuncia contro ignoti in quanto aveva subito un furto all’interno della propria abitazione. La Polizia di Stato, di seguito alle richieste ricevute dalla parte  offesa, su delega e direzione delle indagini della Procura della Repubblica, ha svolto – anche con l’ausilio di mezzi tecnici –  puntuali accertamenti che hanno riscontrato quanto denunziato, oltre ad evidenziare le fattispecie di reato in contestazione. I  gravi precisi e concordanti indizi di colpevolezza, raccolti in esito alle citate indagini di Polizia Giudiziaria, hanno determinato la Procura della Repubblica di Agrigento a richiedere l’adozione dei provvedimenti restrittivi della libertà personale sussistendo tutte le esigenze cautelari previste dal codice di rito. Il Gip, valutando  positivamente quanto prospettato dalla Procura della Repubblica, ha accolto la richiesta disponendo la misura cautelare, per la cui esecuzione è stata delegata la forza di polizia che ha svolto le indagini disposte dall’Ufficio del Pubblico Ministero.  Le indagini di Polizia, su direttive della Procura della Repubblica, sono state dispiegate, e tuttora proseguono, ad opera della Squadra Mobile della Questura di Agrigento – retta dal Questore Girolamo Di Fazio – alle dipendenze del dirigente Alfonso Iadevaia.