AGRIGENTO. Il sindaco Zambuto scrive al Corriere della sera sul rigassificatore

A seguito dell’ampio servizio di tre pagine sul rigassificatore di Porto Empedocle, apparso nell’edizione del “Corriere della sera” di sabato scorso, il sindaco di Agrigento Marco Zambuto ha inviato al direttore del giornale milanese la nota che di seguito si riporta chiedendone la sua integrale pubblicazione.

“Gentile direttore,

mi riferisco a quanto pubblicato il 10 aprile, sotto il titolo “Porto Empedocle. La mafia, Montalbano e il sogno dell’Enel”. C’è infatti una cosa che l’esteso articolo di Rizzo e Stella non dice e su cui l’intera comunità nazionale ed internazionale deve essere informata. Si omette di dire che il progetto del rigassificatore (già rifiutato, come invece ricordato, a Montalto di Castro, Monfalcone, Taranto e Brindisi) prevede la costruzione di un braccio che dalla costa scivolerà per quasi un chilometro attraverso il Mediterraneo. E’ il braccio che consentirà l’attracco delle gigantesche navi gasiere. Una imponente striscia di cemento armato che sarà -essa, sì- ben visibile dalla casa di Pirandello, dalla Valle dei templi e dalla stessa città di Agrigento.

Chissà cosa avrebbe pensato Goethe se, giunto sulla sommità della collina greca, appoggiatosi al tempio dorico, avesse visto una lingua grigia infrangere l’azzurro del mare. Del resto, la storia si ripete. Quando, nei decenni scorsi, anche nella città che fu considerata la più bella dei mortali, si consumò il sacco edilizio che ha segnato a vita, con la costruzione di tolli tozzi e scriteriati, un borgo medievale dolcemente aggrappato ad una collina, si disse che, in fondo, era meglio di niente, che l’economia si metteva in moto, che tra operai e indotto molti portavano il pane a casa (e alcuni, pochi, riuscirono anche ad arricchire). Se poi, anche per questa ragione, le prospettive turistiche della città ne sono state gravemente compromesse (coi turisti che ancora oggi si limitano a visitare in giornata la Valle ed ignorano la magia di un centro storico schiacciato ed oppresso dai grattacieli), è, appunto, solo, un problema dei posteri. Adesso si vuole scaricare, nell’indifferenza generale, una formidabile colata cementizia sotto la casa di Pirandello e a ridosso della Valle dei templi.

Che il Corriere della Sera ospiti, poi, una sorta di difesa di ufficio del faraonico progetto dell’Enel fa parte del gioco di una democrazia liberale, in cui ciascuno è libero di esprimere le proprie idee e di sostenere anche eventuali interessi lobbistici. Che però il più importante giornale italiano lo faccia senza dire che, dalla realizzazione del rigassificatore in poi, ogni turista italiano e straniero verrà ad ammirare, oltre alla casa natale di un premio Nobel e alla miracolosa armonia del tempio della Concordia, un quasi chilometrico braccio in cemento armato che, come un mostro silenzioso, si erga dalle acque del nostro mare, questo piace davvero meno (e risulta meno comprensibile). Lo si faccia il rigassificatore ma se ne conosca il prezzo. Che non si dica un domani che tutti tacevano. Continuino a fare finta di niente le istituzioni e i media di questo paese di fronte all’ennesimo scempio paesaggistico. Del resto, chi non è condannato a vivere ad Agrigento, potrà sempre fare come Guido Piovene, il quale, dopo averla visitata ed amata tra il 1953 e il 1956 per scrivere l’indimenticabile Viaggio in Italia, informato del sacco edilizio, fece l’unica cosa che poteva fare: promise di non mettervi più piede. E fu di parola”.

Marco Zambuto