MAFIA E POLITICA. D’Orsi si ribella: “Se Lombardo è mafioso… lo sono anche io”

“La misura è ormai colma. La gente perbene che vuole amministrare con coscienza ed impegno per risollevare le condizioni economiche del territorio è continuamente messa sotto tiro da illazioni e fughe di notizie riguardanti fantomatici avvisi di garanzia o peggio virtuali arresti”.

Lo ha affermato con molta amarezza il presidente della Provincia regionale di Eugenio D’Orsi stamani nel corso di una conferenza stampa nel corso della quale si è presentato insieme agli assessori indossando una maglietta con la scritta “Se Lombardo è mafioso… lo sono anch’io”.

“E’ giunto il momento di dar vita ad una ribellione civile e democratica – sostiene il presidente D’Orsi – Non è più accettabile essere additati all’opinione pubblica da certa stampa come mafiosi, destinatari di avvisi di garanzia  o peggio di mandati di arresto. Per amministrare occorre serenità e cooperazione tra i vari apparati dello Stato per contribuire insieme allo sviluppo della nostra terra. La serenità per un amministratore è la linfa vitale per compiere bene il proprio dovere nel servire la collettività ma lo è importante anche per la gente frastornata dal rincorrersi di fatti che poi non risultano vere. Lo scollamento tra opinione pubblica e politica è una delle gravissime conseguenza di questo strillare di notizie.

Bisogna dire basta ai processi mediatici. I processi debbono essere celebrati all’interno delle aule di tribunale e non sui giornali che spesso lanciano pesanti accuse sull’onorabilità delle persone che poi risultano non vere. Ma intanto hanno creato un gravissimo danno all’immagine di quel servitore della collettività. Adesso è mia intenzione creare un gruppo su facebook dal titolo “Se Lombardo è mafioso… lo sono anch’io”. Non è giusto la vecchia ed iniqua equazione che politico o amministratore equivale ad essere mafioso. Ci sono tante persone oneste che bruciano il proprio tempo per svolgere un servizio in favore della collettività, come c’è anche chi non ha dignità ed allora è giusto che paghi. Ma questo non deve avvenire sui giornali con processi mediatici bensì nelle sedi competenti che sono le aule di un Tribunale.

Auspico che il giovane ministro della Giustizia, Angelino Alfano, visto il suo innato senso dell’equilibrio, promulghi delle norme a tutela non solo degli amministratori ma anche degli stessi cittadini amministrati. Ripeto, i processi debbono essere celebrati all’interno delle aule di Giustizia, ma i magistrati hanno l’obbligo morale e soprattutto materiale di non condurre i lavori con tempi biblici, ma dare presto delle risposte precise: quell’amministratore è oppure non è un delinquente.

Dare alla gente la certezza della verità senza dovere attendere un decennio. Lo stillicidio delle notizie dette a mezza voce, le illazioni su presente azioni di restrizione della libertà del singolo individuo danneggia l’intera collettività e non solamente l’amministratore.  Occorre che anche gli stessi magistrati diano serenità agli amministratori onesti ed alla gente che da loro attende la verità. E’ urgente mettere in atto tutte le strategie democratiche e civili per tutelare non solo il buon nome della Sicilia ma soprattutto la dignità e la moralità di migliaia di siciliani che ogni giorno lottano per la legalità. Per questo motivo raccoglieremo le firme in piazza Cavour per inviare una petizione al Presidente della Repubblica”.