CATTOLICA ERACLEA. Anziana morta dopo la rapina, arrestata la badante

Avrebbe tramortito e causato la morte dell’anziana donna che accudiva come badante per impossessarsi della chiave della cassetta di sicurezza dove erano custoditi i suoi soldi, circa 30 mila euro.

I carabinieri del comando provinciale di Agrigento, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere,  hanno arrestato questa mattina Santa Mulone, di Cattolica Eraclea.

I fatti risalgono al marzo scorso. I carabinieri all’inizio avevano pensato a un incidente, ma le indagini hanno fatto venire alla luce nuovi elementi secondo i quali la badante potrebbe essere l’assassina della signora Anna Fasulo, di 85 anni.

L’inchiesta, condotta su delega della Procura della Repubblica – sostituto procuratore dr Luca Sciaretta, del dipartimento delitti contro il patrimonio coordinato dal Procuratore Aggiunto dr Ignazio Fonzo – dai militari dell’Arma ha evidenziato gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Santa Mulone per rapina e lesioni aggravate, restando impregiudicate eventuali future determinazioni che dovessero rendersi necessarie a seguito degli accertamenti medico legali disposti al fine di appurare le cause del decesso della signora Fasulo, avvenuto in Foggia il 16 aprile scorso para a causa del colpo in testa ricevuto con un oggetto contundente.

A carico della Mulone sarebbero stati raccolti – informa la Procura – plurimi e concordanti elementi di prova, costituiti dalle precise e gravi dichiarazioni rese prima del decesso dalla signora Anna Fasulo, la quale ha escluso qualsiasi caduta accidentale e ha affermato che il pomeriggio del 20 marzo scorso era stata la “badante” Mulone Santa, che era a conoscenza del nascondiglio utilizzato per custodire i propri risparmi, a sferrarle un colpo alla testa, mentre era girata di spalle, cagionandole una ferita lacero contusa al capo e provocando il suo stato di momentanea incoscienza, funzionale al successivo impossessamento della somma di denaro pari a 30 mila euro.

Dalle significative dichiarazioni rese dai medici dell’ospedale di Ribera, i quali hanno evidenziato che le caratteristiche della ferita riscontrata sul capo della Fasulo, e in particolare la circostanza che la ferita fosse  traumatica e profonda, avevano ingenerato dubbi sul fatto che si trattasse di lesioni conseguenti ad una caduta accidentale, come riferito invece dalla donna che aveva accompagnato la Fasulo (da individuarsi proprio nell’indagata Mulone Santa, come emerge dalle concordi dichiarazioni di alcuni testimoni), e che le medesime caratteristiche, al contrario, apparivano compatibili con colpo ricevuto da un corpo contundente;

Inoltre, dalla mancanza di segni di effrazione sulle porte esterne ed interne dell’abitazione della persona offesa, indizio evidente che i fatti sono stati commessi da una persona che aveva libero accesso nell’immobile ed era in possesso delle chiavi del portone di ingresso dell’abitazione;  dalla circostanza che i fatti sono stati commessi alle ore 14.00 circa, e cioè durante il turno diurno espletato dalla “badante” Mulone Santa; dalle inverosimili e contraddittorie circostanze riferite nell’immediatezza dei fatti da Mulone Santa ad altra persona in ordine alla presunta telefonata con la quale una vicina di casa avrebbe avvertito la Mulone dell’incidente occorso a Fasulo Anna all’interno dell’abitazione di questa;

E ancora dalla sicura conoscenza di Mulone Santa del nascondiglio utilizzato dalla persona offesa per custodire i propri risparmi e del fatto che la Fasulo disponeva quel giorno della cospicua somma di denaro in contanti di € 30.000,00, prelevata presso l’ufficio postale dalla persona offesa unitamente alla Mulone e alla di lei figlia soltanto pochi giorni prima del 20.3.2010.

Il GIP, pertanto, valutando  positivamente quanto prospettato dalla Procura della Repubblica diretta dal Procuratore Capo Renato Di Natale, ha accolto la richiesta disponendo la misura cautelare, per la cui esecuzione è stata delegata la forza di polizia che ha eseguito le indagini disposte dall’Ufficio del Pubblico Ministero.  

Le indagini di Polizia, come detto svolte su direttive della Procura della Repubblica, sono state effettuate, e tuttora proseguono nell’ambito del Comando Provinciale dei Carabinieri retto dal Colonnello Mario Di Iulio, dalla Compagnia dei Carabinieri  di Agrigento, alle dipendenze del Capitano Giuseppe Asti.