INCHIESTE. Come nell’Agrigentino i servizi segreti si infilitrano in Cosa nostra

Grandangolo – il giornale di Agrigento diretto da Franco Castaldo – pubblica nel numero 22 in edicola oggi, ancora una volta in esclusiva, verbali inediti dei collaboratori di giustizia Sambuca di Sicilia, Calogero Rizzuto e di Maurizio Di Gati,ex barbiere di Racalmuto.

Il primo racconta come i servizi segreti abbiano tentato di infiltrarsi in Cosa Nostra dopo aver contattato Mario Davilla, arrestato nel corso dell’operazione “Scacco matto” che ha decimato le cosche della Valle del Belice. Proprio Davilla, su diretta richiesta del suo capofamiglia, Gino Guzzo, diede corda alle “barbe finte” fissando un appuntamento a Ribera nei pressi di un distributore di carburante.

Maurizio Di Gati, invece, ricostruisce per filo e per segno i travagli della famiglia mafiosa di Palma di Montechiaro, decimata dalla Stidda e dagli arresti e racconta come proprio Di Gati ha cominciato l’opera, poi proseguita dall’attuale capomafia provinciale, il latitante Giuseppe Falsone, di ricostituire il gruppo mafioso nella città del Gattopardo affidando l’incarico ai componenti della famiglia Ribisi, due dei quali, Ignazio e Nicolò sono stati recentemente condannati per associazione mafiosa.

Dall’ordinanza di custodia cautelare Bacchanalia  arrivano notizie clamorose. Intanto l’esistenza, di sicuro sino a poco tempo fa, di una raffineria di droga nella zona di Mazara del Vallo. E poi, l’esistenza di una “nonnina” agrigentina, di Menfi per l’esattezza, che con il taxi trasportava la droga da Mazara a Palermo. Grandangolo racconta tutto indicando nomi e cognomi.

Poi, nelle altre pagine, la politica e gli affari. Innanzitutto viene spiegato come funziona il meccanismo che ha portato Girgenti acque a gestire il lucroso affare dell’acqua. Un’operazione economica di decine di milioni di euro che ha per protagonisti stesse ditte e stesse facce. Ed ancora il processo Carpi, appena concluso, viene sviluppato da Grandangolo esulando la semplice cronaca nuda e cruda. Un’intervista all’avvocato Salvatore Pennica che ha difeso uno degli imputati, il consigliere comunale Carmelo Picarella, mette in guardia la Procura della Repubblica. Mai nessuno aveva parlato così. E poi si racconta la storia personale e drammatica di Carmelo Picarella finito ingiustamente sotto processo e per questo ammalatosi di cancro.

Un’intervista a tutto campo di Diego Romeo al comandante del gruppo della Guardia di Finanza, colonnello Vincenzo Raffo, efficacemente completa il giornale.