LAMPEDUSA, Incendiato il cimitero delle barche dei migranti, l’intervento di Tony Colapinto

Tony Colapinto attore e regista ex assessore allo spettacolo, cultura e politiche giovanili di Lampedusa, scrive una lettera sugli incendi dolosi al cimitero delle barche degli extracomunitari sbarcati a Lampedusa fino ad un anno fa.

L’attore negli ultimi anni si è battuto per i diritti degli extracomunitari e per divu…lgare un messaggio di solidarietà nei confronti di questi uomini che rischiano la vita pur di ritrovarla. Tony Colapinto è anche il regista del documentario a sfondo sociale Uomo, Uomini e Storie i Viaggi della Speranza, progetto cinematografico sposato anche dal cantautore romano Claudio Baglioni ed è proprio in quest’opera che si delinea la sensibilità di questo artista nei confronti delle tematiche legate all’immigrazione clandestina.

Ecco il testo integrale di Tony Colapinto. Un odore sgradevole aleggia nel cielo di Lampedusa. Quel “blu dipinto di blu” che ha fatto la storia, oggi si è macchiato di un colore che non gli appartiene. Una nube nera ha oscurato il cielo di Lampedusa, ma ha cambiato anche gli umori della gente che non rinuncia al proprio passato, alla propria storia. E sulla strada panoramica che costeggia questo meraviglioso pezzo di terra nel mediterraneo, c’erano delle barche. Relitti di barche che hanno salvato migliaia di uomini. Fiamme. Fuoco e ancora fiamme…“Cimitero delle barche”. Un luogo in cui venivano ammassate quei pezzi di legno che portavano con se centinaia di vite da salvare, di popoli di disperati che tentavano di “salvarsi” da quella terra che li ha partoriti e poi abbandonati. E per loro, Lampedusa era e continua ad essere la loro seconda terra, la terra che li ha salvati, accolti, e difesi.

La terra che ha ridato loro la speranza, i sorrisi, i sogni, la vita…Qualcuno ha sentito l’esigenza di dar fuoco, di polverizzare quel pezzo di storia, evidentemente scomoda. C’erano ancora pagine di corano, vestiti, crocifissi, scarpe, su quelle barche, ormai diventate cenere, a testimoniare le vite passate su quelle tavole dipinte d’azzurro, come quel cielo che oggi ha cambiato colore… Ma il fuoco e il fumo non cancellano i ricordi di tutta quella gente che ha ri-trovato a Lampedusa la vita, e non cancella i ricordi di questo popolo che per anni ha accolto chi aveva bisogno. Sento ancora le sirene dei vigili del fuoco che tentano ormai da tante ore, troppe, di spegnere per sempre i sogni di chi ha sperato, di chi ha creduto di poter cambiare la propria vita. Eppure fra qualche ora non rimarrà più niente a testimoniare di quanto quest’isola ha vissuto, ma l’odore di bruciato è dentro le nostre case, percorre le nostre vie, lasciando il ricordo di vite vissute e di altre taciute…