MAFIA E POLITICA. Operazione Family, l’intervento del segretario provinciale del Pd

“L’inchiesta che ha portato all’arresto del sindaco di Castrofilippo, ritenuto vicino a Cosa Nostra, di alcuni imprenditori, e all’avviso di garanzia per l’ex Vice Presidente della Regione On. Michele Cimino, ripropone con urgenza l’inquietante questione dell’intreccio mafia, politica e imprenditoria nella nostra provincia”. Lo afferma il segretario provinciale del Pd di Agrigento Emilio Messana.

“Il rilievo penale delle accuse – scrive Messana – sarà vagliato dalla magistratura, la quale in questi anni ha dimostrato di saper lavorare con serietà e competenza, raggiungendo ottimi risultati sia sul versante investigativo, grazie all’elevata professionalità delle forze dell’ordine, che giudiziario nella repressione delle organizzazioni mafiose operanti nel nostro territorio.

Il collaboratore di giustizia parla di un “sistema”criminale  in grado di condizionare i finanziamenti delle opere pubbliche. Rispetto all’accusa gravissima, che chiama in causa progettisti, imprenditori, dirigenti comunali e regionali, sindaci e assessori comunali, il governo regionale, non si può restare inerti attendendo l’esito delle inchieste giudiziarie.

D’altro canto – aggiunge il segretario del Pd agrigentino – la frequenza degli episodi di commistione tra mafia, politica e imprenditoria, registrata negli ultimi anni, rivela una perniciosa invadenza degli interessi criminali e mafiosi nei lavori pubblici più importanti della nostra provincia. Secondo quanto è emerso dalle inchieste giudiziarie, suffragato anche in sentenze, è la mafia, direttamente o indirettamente, a gestire, a colpi di tangenti pagate defraudando i benefici della libera concorrenza e speculando sulla pelle dei lavoratori, gran parte delle risorse pubbliche che affluiscono nel nostro territorio.

Il governo degli appalti pubblici in Sicilia si rivela così eccessivamente permeabile agli interessi mafiosi e poiché la mafia è business, altrettanto avviene in altri settori imprenditoriali, come le energie rinnovabili e i centri commerciali. Delle due l’una: o l’erogazione dei finanziamenti avviene in un contesto di violazione delle leggi e dei bandi, con la connivenza di progettisti, imprenditori, dirigenti, commissioni di gara, politici, mafiosi – dice Messana – oppure le leggi e i bandi nella misura in cui consentono alla mafia di condizionarne in proprio favore gli effetti vanno cambiati. E in ogni caso la scelta dei diversi progetti o proposte da finanziare obbedisce ad una discrezionalità tecnica che la mafia ha dimostrato di conoscere e addomesticare. Denunciare non è più sufficiente se alla denuncia non segue l’adozione di misure, prassi amministrative, regole, idonee non tanto a scongiurare l’intermediazione mafiosa ma anche a contrastarla e a combatterla”.

Messana prosegue così il suo lungo intervento: “Il Presidente Lombardo nelle dichiarazioni di martedì scorso, che hanno portato alla presentazione della nuova giunta, ha parlato di una spesa pubblica regionale “clientelare e parassitaria”.

Il nuovo governo regionale, che annovera tra le sue fila esponenti di prestigio della battaglia antimafia e dell’impegno per la legalità e la trasparenza, non deve derogare all’incombente necessità di scongiurare che la discrezionalità nella scelta dei diversi progetti da finanziare sia corrotta dall’intreccio mafia e politica.

Occorre, allora, accendere i riflettori sui meccanismi che presiedono all’erogazione della spesa e in particolare su quelli che assistono la nascita e l’esecuzione delle opere pubbliche in Sicilia.

E’ necessario snellire l’azione amministrativa, onde evitare che le lentezze possano trasformarsi in armi di ricatto e di malversazione, ed istituzionalizzare i protocolli di legalità. Ed ancora, bisogna realizzare il decentramento delle funzioni, delle risorse e delle competenze dalla Regione ai Comuni, onde evitare, come nel recente passato, che gli assessorati regionali siano gestiti come sultanati, e procedere alla nomina dei dirigenti guardando ai loro curriculum e ai risultati prodotti.

La spesa pubblica improduttiva e inefficiente, l’intermediazione parassitaria mafiosa, lo scollamento tra cittadini e istituzioni, che fa venir meno il democratico controllo sociale dei primi sulle seconde, rappresentano i nodi principali attorno ai quali è avviluppata la moderna questione meridionale.

La nostra provincia ne è un paradigma. Il Partito Democratico promuoverà il confronto con le organizzazioni datoriali e dei lavoratori, con i rappresentanti delle istituzioni, con le forze dell’ordine, al fine di analizzare i rimedi e le iniziative che gli attori della vita economica, sociale e politica della nostra provincia dovranno condividere ed adottare per rilanciare il fronte antimafia.

Ci daremo appuntamento a Castrofilippo per dare solidarietà alla comunità, profondamente turbata e preoccupata nell’apprendere che il sindaco Ippolito, secondo i dati dell’inchiesta che ha portato al suo arresto, avrebbe governato in questi anni in combutta con la mafia.

Castrofilippo è stata ben altra cosa. Negli anni Novanta ha ricoperto un ruolo di primo piano durante la stagione dei sindaci e dei sindacati unitariamente impegnati nella realizzazione dei patti territoriali, costituendo un punto di riferimento in termini di innovazione e dinamismo nell’azione amministrativa.

A riprova che la battaglia contro l’illegalità si può combattere anche nei piccoli centri e grazie a strumenti di programmazione democratica dello sviluppo”.