POLITICA. Il Pd di Agrigento e i magnifici cinque

Da un po’ di tempo si ha la sensazione che la deputazione agrigentina del Partito Democratico (tutti e cinque: Capodicasa, Adragna, Panepinto, Di Benedetto e Marinello), si prepara al congresso provinciale del partito per mantenere il profilo politico del PD agrigentino il più basso possibile.

Si va da un rinvio a un altro senza nessuna spiegazione facendo intendere soltanto che i cinque stanno preparando gli scenari futuri partendo da un’“unità” che sembra solo dettata dal mantenimento dello status quo: ovvero un partito in provincia ridotto ai minimi termini. La ratio di tutto ciò è facile da capire: un partito di questo profilo non può esprimere un rinnovamento della classe dirigente e quindi nostri deputati si preparano a ricandidarsi… che in fondo sembra essere l’unica cosa che interessa.

E’ da maggio che si va avanti con continui rinvii del congresso. Si è partito da un documento sulla gestione del partito su cui sembrava doversi montare i documenti politici e di gestione del partito in provincia. Bene, due disperati come me (Epifanio Bellini e Giuseppe Sferrazza) lo hanno arricchito e integrato quel documento e tutti eravamo pronti (illusi..!) alla stesura finale e a tratteggiare la composizione degli organismi con quello spirito unitario che la solennità del momento politico nazionale e regionale imponeva. Macché, l‘ennesimo inspiegabile rinvio… e siamo a pochi giorni della celebrazione (che parola grossa…!) del congresso provinciale. Ora l’atteggiamento da casta della deputazione finirà per mettere in forse un avvenire dignitoso e il rilancio dell’azione politica del partito in provincia.

 Matteo Renzi, sindaco di Firenze, ha detto pochi giorni fa che la dirigenza nazionale del PD è da rottamare. Mi chiedo: ma aveva davanti agli occhi la deputazione agrigentina? E’ dire che qualcuno di loro ha un ottimo palmares politico e qualcuno fa il parlamentare con dignità… ma quando si tratta del partito in provincia, si lasciano prendere del lassismo più pernicioso. Pare (notizie di radio fante) che con una fitta rete di contatti i cinque stanno trovando l’accordo per confermare Emilio Messana alla segreteria provinciale del PD. Questo rito tardodemocristiano cui gli eredi del PCI si stanno assuefacendo, è davvero fuori da ogni tempo. Nessuno ha da obbiettare sulla scelta di un candidato, personalmente mi lega affetto e amicizia a Emilio, ma senza una discussione sul che fare da qui in avanti e su come farlo che senso ha. A parte il cattivo gusto che noi seconde file e chi come me è a capo di una componente piccola, solo perché non siamo deputati non possiamo partecipare alla scelta del segretario. Loro i magnifici cinque, si accordano e poi te lo impongono: bere o affogare. Mi chiedo: ma che razza di unità e questa? Diventa un modo goffo e maldestro di gestire un partito che ha la pretesa di governare il paese, la regione e le nostre amministrazioni. L’accordo fra i magnifici cinque senza una base politica, ma solo sul nome del segretario e sulla spartizione degli organismi ha l’amaro sapore di un patto di non belligeranza: ogni deputato s’impegna a non interferire nel territorio e negli ambiti d’intervento dell’altro. Cioè l’impolitica imperante È sin troppo evidente che così si va a sbattere, non rendendosi conto che la base degli iscritti di chi vota per il Pd e di chi potrebbe votarlo è davvero distante da una liturgia così antica. Si era proclamato che il congresso provinciale doveva servire per un rilancio del partito e della sua immagine in provincia: ma come? Con un accordo di potere tra i magnifici cinque? Senza nessuna iniziativa che potesse coinvolgere il numeroso popolo delle primarie che anche nella nostra provincia ha voluto partecipare numeroso alle primarie?  Chi come me c’è stato nei gazebo e nei luoghi dove si votava, l’ha sentito che in molti l’hanno caldeggiato il cambiamento di rotta chiedendo un maggiore coinvolgimento di tutti.  Ma i nostri deputati l’hanno il polso di tutto questo? Nei gazebo c’erano?

Tutto ciò da parte mia è detto con grande imbarazzo, ma non dirle certe cose si finisce con l’essere complice di un andazzo così perverso.  Se posso sorvolare sulla maniera irrituale e superficiale con cui è trattata la mia dedizione al partito e alle sue sorti, sento, però, il dovere di tutelare l’immagine e la dignità della componente che rappresento.

Mimmo Ferraro