MAFIA. Nell’Agrigentino Cosa nostra è un problema mentale, al via indagine psicologica

La mafia è nel dna della provincia di Agrigento, lo “zoccolo duro” della cupola siciliana.

Lo ha scritto la Dia nel rapporto annuale, lo dicono i magistrati della Dda tutte le volte che se ne presenta l’occasione, lo ha documentato il Censis che ha riscontrato elementi di “mafiosità” in 37 Comuni su 43. Nell’Agrigentino la puzza di mafia si sente nell’aria, inquina la società, la politica, l’economia, gli enti, le imprese e gli appalti, lo confermano tutte le inchieste e i processi.

Alcuni passi avanti nella lotta alla “cupola” agrigentina sono stati fatti grazie al lavoro di forze dell’ordine e magistrati, che hanno saputo fare tesoro delle rivelazioni dei dieci mafiosi agrigentini che hanno scelto negli anni di diventare collaboratori di giustizia in un territorio prima impenetrabile permettendo di raggiungere risultati prima inimmaginabili, a partire dal processo “Akragas” fino alla recente operazione “Family”. Ma sul versante culturale e politico sembrano ancora gli anni ’50, quando la mafia è ben lontana dall’essere sradicata.

E’ un fenomeno criminale, un fatto culturale, un male sociale, Cosa nostra nell’Agrigentino è anche un problema socio-psicologico.

Per questo partirà nelle prossime settimane un’indagine psicologica che sarà curata dagli studiosi del dipartimento di psicologia dell’Università di Palermo diretto dal professor Girolamo Lo Verso, promossa in collaborazione con il Consorzio Agrigentino per la Legalità e lo Sviluppo presieduto da Maria Grazia Brandara.

“La provincia di Agrigento è, ad oggi, uno dei territori meno toccati dal vento dell’antimafia – dice la Brandara -. Per tale ragione, l’intervento di ricerca, a cura del dipartimento di psicologia dell’Università di Palermo diretto dal professor Girolamo Lo Verso, intende sensibilizzare la comunità rispetto alla presenza invasiva di questo fenomeno e, in particolare, esplorare le rappresentazioni mentali, i vissuti, le paure dei cittadini per favorirne l’esplicazione psichica. Obiettivo operativo è quello di implementare modelli per il cambiamento e interventi di sviluppo territoriale a partire dalla decostruzione di stereotipi, elaborazione dei vissuti d’impotenza e trasmissione di strumenti per la progettazione sociale”.

L’indagine psicologica sul fenomeno mafioso fa parte di un più ampio progetto avviato dal Consorzio Agrigentino per la Legalità e lo Sviluppo, che si occupa della gestione dei beni confiscati, “e vuole creare le premesse – spiega Maria Grazia Brandara – per un intervento formativo di ‘specializzazione interdisciplinare’ volto a far sì che, da una parte, vengano messe in luce le opportunità ad investire ed operare nell’area del Mediterraneo in genere, in Sicilia e nell’Agrigentino in particolare, e dall’altra, affrontare con consapevolezza e competenza le minacce che rallentano tali investimenti”.

“La ricerca prenderà il via – prosegue il presidente del Consorzio Agrigentino Legalità e Sviluppo – con l’individuazione dei soggetti la cui adesione sarà volontaria, ma non ci sarà una rigida campionatura perchè ciò renderebbe l’intervento artificioso e falserebbe l’indagine, dal momento che è richiesto ai partecipanti un impegno emotivo significativo nell’affrontare tematiche difficili. Tuttavia, i ricercatori saranno attenti a costruire gruppi eterogenei, il più rappresentativi possibile della comunità. I partecipanti apparterranno a più categorie professionali: dipendenti statali, insegnanti, liberi professionisti, amministratori locali, operatori sanitari, imprenditori, operatori di giustizia e studenti. Ciascun partecipante – spiega – rappresenterà un interlocutore privilegiato della comunità agrigentina, portavoce della sua storia nel territorio, della sua visione, senza alcuna preclusione pregiudiziale. Ciò che conta – conclude Maria Grazia Brandara – è dare voce a quello che spesso viene taciuto, mi riferisco alle difficoltà, ai disagi, alle paure correlate al fenomeno mafioso, tanto nei suoi elementi drammaticamente concreti quanto negli aspetti silenziosi e invisibili”.

Da: Giornale di Sicilia

MAFIA E PSICOLOGIA. Il professor Lo Verso studierà la mente di Cosa nostra Agrigentina