AGRIGENTO. Legambiente: sì ai pannelli fotovoltaici nei terreni confiscati alla mafia

“Nulla in contrario a che sui terreni confiscati alla mafia a Naro si realizzi una centrale fotovoltaica. Ma tale intrapresa economica deve rimanere in mano pubblica poiché ogni ipotesi che dovesse favorire interessi privati finirebbe per tradire lo spirito e la lettera della legge Rognoni-La Torre”.

È questo, in estrema sintesi, il pensiero di Legambiente in merito alla possibilità di intraprendere vie alternative rispetto al previsto utilizzo per fini agricoli dei terreni confiscati alla mafia in contrada Virgilio-Gibbesi di Naro.

Per Mimmo Fontana, presidente di Legambiente Sicilia, e Claudia Casa, dirigente di Legambiente ad Agrigento, va sposata e condivisa pienamente l’idea proposta dal Presidente del Consorzio agrigentino per la Legalità e lo Sviluppo Maria Grazia Brandara di far coesistere su quei terreni sia l’attività agricola originariamente prevista mediante l’affidamento degli stessi ad una cooperativa sociale che l’utilizzo di una parte di essi, preferibilmente quelli meno interessanti sotto il profilo produttivo agricolo, per la realizzazione di una centrale fotovoltaica, perfettamente sostenibile sotto il profilo ambientale ed altamente remunerativa sul piano prettamente economico.

“La proposta del presidente Brandara non può che essere da noi condivisa – affermano Fontana e Casa – in quanto aderente all’alto valore sociale che il bene in questione ha già di per sé: si tratta, infatti, di una estensione complessiva di terreni confiscati alla mafia per circa 350 ettari rispetto alla quale l’idea di destinarne 40 per l’installazione di un campo fotovoltaico non pregiudica in alcun modo lo sfruttamento a fini agricoli ed anzi consente di pensare in grande in termini di ricavi economici e di conseguente ricaduta sociale. È del tutto ovvio, infatti, che i cospicui margini di guadagno che un impianto di tal fatta è in grado di garantire consentirebbero lo sviluppo di altre attività a beneficio della collettività e soprattutto dei soggetti più svantaggiati, come ad esempio la progettazione e la realizzazione di un piano di edilizia popolare.

Se, quindi, tutta l’operazione che si vuole portare avanti a Naro, così come proposto dal presidente Brandara, verrà condotta nel pieno rispetto della normativa di riferimento, con particolare riguardo alla legge Rognoni-La Torre – concludono Casa e Fontana – la nostra associazione la appoggerà pubblicamente ed in ogni sede, esaltandola come esperienza-modello da replicare su larga scala per dare senso compiuto alle confische di beni mafiosi ed evitare che si pervenga alle malaugurate privatizzazioni che potrebbero far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta, e cioè gli interessi della mafia”.