MAFIA. Gli affari del boss palermitano nell’Agrigentino: sequestrati 3 mln di euro a Giovanni Trapani

Il 5 agosto del 2010 i Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno concluso una significativa operazione antimafia che, con l’esecuzione di 8 provvedimenti cautelari, ha decapitato il vertice delle famiglie mafiose di Ficarazzi località dell’immediato hinterland orientale del capoluogo regionale, appendice del mandamento mafioso di Bagheria, nel quadro di “cosa nostra” siciliana.

Il contesto d’indagine ha fatto emergere la posizione di Giovanni TRAPANI cl. 56,  il “reggente” di Ficarazzi in virtù del  controllo esercitato su quel territorio dove gestiva direttamente il racket delle estorsioni.

L’indagine si è quindi sviluppata anche sul canale economico imprenditoriale alla ricerca dell’assetto patrimoniale della famiglia mafiosa.

Seppur in forma occulta, attraverso l’intestazione fittizia  di società, titoli azionari, conti-correnti, beni immobili ed immobili,  il TRAPANI aveva messo in piedi un florido e robusto impero economico, che sosteneva il proprio benessere personale e familiare, oltre a garantire la funzionalità del sodalizio mafioso.

Le risultanze investigative raccolte dalla Compagnia Carabinieri di Bagheria sono confluite in una misura cautelare patrimoniale, un decreto di sequestro preventivo,  emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo siciliano (Procuratore Aggiunto DE FRANCISCI, Sostituti Procuratori DI MATTEO, VIOLA e MAZZOCCO) che intacca in modo deciso e penetrante il patrimonio illecitamente accumulato.

In particolare, i Carabinieri hanno apposto i sigilli alle imprese:

          PA.MA. COSTRUZIONI DI PACE MARIANNA, con sede in Ficarazzi, ditta individuale specializzata nell’edilizia,  di cui risulta titolare  PACE Marianna, classe ’72, nipote di TRAPANI Giovanni;

          TRIASSI Srl, con sede legale in Ribera (AG), ditta individuale specializzata nel movimento terra,  di cui risultano titolari TRAPANI Silvana, classe ‘61, e  MANNA Mariangela nata a Palermo classe ‘82, rispettivamente sorella e nipote, in quanto figlia di quest’ultima, di  TRAPANI Giovanni.

Nella circostanza si è proceduto al sequestro e successivo affidamento ad un amministratore giudiziale, appositamente nominato dalla Procura, di beni a valori, corrispondenti a:

          conti-correnti, buoni fruttiferi, obbligazioni, libretti deposito e risparmio, mutui, fideiussioni, fondi di investimento, presso banche, istituti di credito, poste italiane S.p.a. di Palermo, città e provincia,  Agrigento e Ribera (AG);

          beni mobili rinvenuti all’interno degli uffici delle ditte, quali arredi e computer;

          alcune autovetture di pregio del tipo SUV, intestate alle ditte ma utilizzate dal TRAPANI e dai propri familiari;

          mezzi d’opera, riconducibili alle ditte per in conseguimento degli scopi sociali, quali camion, ruspe, escavatori, caterpillar e bobcat,  molti dei quali impegnanti in lavori in numerosi cantieri operativi in Ficarazzi, Agrigento e  Siculiana (AG);

          cinque appartamenti ricompresi nel patrimonio aziendale;

          titoli azionari.

          Terreni agricoli, di cui  5 ettari a Ficarazzi e 10 ettari a Ribera. 

Il  valore complessivo di questo patrimonio ammonta tre milioni di euro.

Il TRAPANI,  appartenente alla leva storica della mafia palermitana, si è mostrato sempre molto accorto nel non ostentare tale ricchezza, presentandosi in maniera dimessa, muovendosi a bordo di vecchie utilitarie, quasi sempre con abiti da lavoro.

E, con pari accortezza, il boss aveva anche predisposto un piano di occultamento dei beni in caso di arresto, che tuttavia non è riuscito a mettere in atto per l’intervento tempestivo del provvedimento della Procura palermitana e degli investigatori.

Ad esempio, tutte la vetture di pregio, riconducibili alla ditte intestate fittiziamente ai parenti del TRAPANI ed utilizzate da questi ultimi per fini personali, erano state affidate in conto-vendita ad una concessionaria di Ficarazzi, con la direttiva che però non fossero esposte nell’autosalone ma venissero mostrate ad eventuali acquirenti interessati all’interno di un garage di comodo, lontano da occhi indiscreti, per non attirare le attenzioni dei carabinieri.

Per questo, risultano indagate per il reato di “TRASFERIMENTO FRAUDOLENTO DI VALORI”:

          TRIASSI Maria Giuseppina, nata a Siculiana (AG), classe ’69, moglie del TRAPANI;

          TRAPANI Silvana, nata a Ficarazzi (PA), classe ’61, sorella del TRAPANI;

          MANNA Mariangela, nata a Palermo, classe ’82, nipote, in quanto figlia della predetta Silvana, di  TRAPANI Giovanni;

          PACE Marianna, nata a Palermo, classe ’72,  nipote di  TRAPANI Giovanni, in quanto figlia di una sorella di questi.

Ma dall’esame della posizione economica di TRAPANI emerge un altro particolare, questa volta paradossale. Il boss mafioso, infatti, titolare occulto di un impero imprenditoriale milionario, dal 2009 era riuscito a percepire un’indennità di disoccupazione, per un ammontare di circa 700 euro mensili!

L’indennità di disoccupazione è un sostegno economico corrisposto dall’INPS ai lavoratori dipendenti assicurati contro la disoccupazione involontaria, che siano stati licenziati. Il TRAPANI è risultato essere stato licenziato dalla sua stessa azienda: la TRIASSI.

Sulla vicenda sono in corso accertamenti per l’ipotesi di truffa ai danno dello Stato.

Articoli correlati…

MAFIA. Operazione Iron Man: decapitata la cosca di Ficarazzi, otto arresti dei carabinieri 

MAFIA. Operazione Iron Man: fermata una sanguinosa guerra di mafia per il controllo del pizzo