POLITICA. La faticosa unità del Partito Democratico agrigentino

I toni trionfalistici dell’On Di Benedetto circa il raggiungimento dell’unità del Partito Democratico di Agrigento mi sono sembrati del tutto fuori luogo.

Intendiamoci, l’unità è un valore assoluto, e il nostro territorio ha bisogno di un PD tetragono e con una progettualità consona ai tanti problemi della nostra provincia. Avere costretto il segretario regionale On Peppino Lupo a convocare le componenti in una riunione all’ultimo sangue a Palermo, non depone certo bene per nessuno degli attori della vicenda. La componente che rappresento, ovvero quella che fa riferimento al Sen. Ignazio Marino, non ha partecipato a quella riunione poiché il sottoscritto lavorando e non essendo un parlamentare, non gli è stato possibile raggiungere Palermo alle 15 del pomeriggio di lunedì. E’ del tutto evidente che sono orari non per lavoratori. In linea, però, con un malcostume imperante i parlamentari si sono riuniti nell’orario comodo a loro, con l’incolpevole complicità del segretario regionale e hanno raggiunto uno scontato accordo.

Direi un matrimonio d’interesse più che un matrimonio d’amore. Ma la cosa comica è che nella contesa ciascuno ha alzato il prezzo per rientrare nell’unità. E come incredibilmente racconta nella sua inopportuna nota l’onorevole Di Benedetto, la riunione è servita a riscrivere un organigramma, se ho capito bene anche con piazzamenti negli organismi ragionali.  Noi aspettiamo che il senatore Cusumano alla prossima riunione ad Agrigento ci dirà che caselle dobbiamo occupare quelli della mia componente. Ovvero: ” o ti pigli sta minestra… ”.  La nostra componente senza parlamentari, per quella perversa e obsoleta mentalità è considerata figlia di un dio minore. Personalmente l’ho ripetuto più volte il volere politico dell’unità e non aggiungo altro. Non starò certamente a frignare se ci marginalizzeranno negli organismi. I parlamentari del PD agrigentino non hanno nessun piacere e nessuna lungimiranza politica per valorizzare le novità, prigioniero com’è di logiche del secolo scorso.

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