BIVONA. ‘Rifiutata’ a scuola la figlia di Cutrò con la scorta, le reazioni

Va a scuola con la scorta perché è “a rischio”, dopo che il padre è stato riconosciuto testimone di giustizia per aver  dato impulso a un’inchiesta antimafia che ha fatto luce sulle cosche della Bassa Quisquina. Ma la presenza dei carabinieri davanti la classe si sarebbe rivelata “scomoda” per alcuni insegnanti.

SCOPPIA IL CASO. Indignata la reazione dell’europarlamentare Sonia Alfano. “Questa mattina la figlia diciottenne del testimone di giustizia Ignazio Cutrò, imprenditore che ha fatto condannare ad oltre cinquant’anni di carcere i suoi aguzzini, non è potuta entrare a scuola perchè alcuni professori dell’istituto tecnico “Panepinto” di Bivona ritenevano inopportuno che la scorta, assegnata dal Ministero dell’Interno, la accompagnasse.

Vorrei sapere in quale paese civile avviene una cosa del genere  – afferma Sonia Alfano, europarlamentare e responsabile nazionale del Dipartimento Antimafia di Idv.  – Il Preside intervenga immediatamente nei confronti dei professori che hanno creato una tale situazione di discriminazione. Il problema lo pongano semmai ai figli dei mafiosi, non ai figli dei testimoni di giustizia – prosegue – altrimenti ai ragazzi passerà il messaggio che le istituzioni e i rappresentanti del mondo scolastico stanno dalla parte dei carnefici e non dalla parte delle vittime. Alla ragazza e alla famiglia Cutrò va tutta la mia solidarietà ed il mio affetto per l’ennesima vigliaccheria compiuta ai loro danni. Hanno tutto il mio sostegno e la certezza che mi impegnerò, come fatto fino ad ora, affinchè lo Stato in tutte le sue componenti tenga conto di loro” conclude Alfano.

L’imprenditore Ignazio Cutrò presidente di “Libere terre” oggi divenuto testimone di giustizia si rivolge al mondo scolastico.

“Sono totalmente amareggiato dopo l’episodio accaduto nella scuola di mia figlia che mentre veniva accompagnata in classe dalla sua scorta, dei professori fanno sapere ai carabinieri che risulta essere un incomodo che gli addetti a tale servizio si rechino dinnanzi la classe di mia figlia.  Data l’umiliazione provata da mia figlia, a sentirsi rifiutata in tale ambito scolastico chiedo – dice Cutrò –  chi sia disposto ad accoglierla nella propria scuola senza arrecare alcun problema, in tutte le parte d’Italia, e comunico che mia figlia, per sua scelta, non metterà mai più piede in questa scuola. Ancora non avuto modo di sentire il Preside dell’istituto, ma mi auguro che venga presto informato di quanto accaduto nella sua scuola e come hanno reagito i suoi sottostanti. Questo l’appello di un Padre di famiglia, chi vuole figlia di un Testimone di Giustizia nella loro scuola?”.

LE REAZIONI. Sulla vicenda, oltre all’europarlamentare Sonia Alfano, sono intervenuti i deputati regionali Salvino Caputo e Roberto Corona, membri della Commissione antimafia all’Ars, che chiedono all’assessore all’Istruzione Mario Centorrino di inviare una ispezione all’Itc “Panepinto” di Bivona:  “E’ necessario – hanno detto – fare luce sulla vicenda che ha coinvolto la figlia dell’imprenditore Ignazio Cutrò. Ci riserviamo di convocare in commissione antimafia il preside della scuola per ascoltarlo sulle ragioni  che lo hanno spinto ad agire in questo modo”.

Una nota anche del senatore Pd Giuseppe Lumia: “Frasi come qui ci facciamo i fatti nostri’ e la diffidenza dimostrata da alcuni docenti e dallo stesso dirigente scolastico dell’Istituto tecnico Panepinto di Bivona nei confronti della studentessa Veronica Cutrò sono estremamente preoccupanti e diseducative – ha dichiarato Lumia -. La famiglia Cutrò è un esempio di come tutti i cittadini dovrebbero reagire di fronte ai soprusi e alle intimidazioni mafiose e deve trovare innanzitutto nella scuola sostegno e solidarietà. Spiace constatare invece l’isolamento e la solitudine che Veronica è stata costretta a subire”.

LA PROPOSTA. Intanto, l’Associazione “SOS Democrazia” di Ribera, “appresa la notizia che alcuni professori dell’Istituto Tecnico Panepinto di Bivona si sono lamentati della presenza a scuola della scorta della figlia dell’imprenditore antiracket Ignazio Cutrò, esprime la propria solidarietà alla famiglia, che ancora oggi continua a pagare il prezzo per aver denunciato e fatto condannare i propri estorsori nell’ambito del processo denominato “Face Off”. L’Associazione riberese, impegnata nella promozione della legalità e della Cultura Antimafia, chiede al Prof. Giuseppe Graffeo, dirigente scolastico dell’Istituto Tecnico Giovanni XXIII di Ribera, di rispondere all’appello lanciato da Ignazio Cutrò, accogliendo nella propria scuola la ragazza bivonese affinché possa concludere i propri studi con la serenità che merita, dimostrando ancora una volta la sensibilità verso questi problemi da parte della scuola e della cittadinanza tutta”.

LA REPLICA. In serata arriva il comunicato ufficiale del dirigente scolastico Giovanni Battista Salamone: “Le notizie apparse su alcuni giornali in web, in seguito ad un comunicato diffuso dal sig. Cutrò, in cui sostiene che la figlia sia stata umiliata per essere stata accompagnata a scuola ( I.S. ”L. Panepinto” di Bivona”) da militari addetti alla sua protezione e che avrebbero incontrato resistenza in alcuni docenti, sono destituite da qualsiasi fondamento. Per fare chiarezza e per rassicurare il sig. Cutrò si fa presente che l’Istituzione scolastica da me rappresentata non ha mai pensato di arrecare danno a alcun alunno, anzi al contrario opera per la formazione della persona e del cittadino consapevole dei diritti e dei doveri imposti dalla convivenza civile; che la scuola ha dato sostegno al sig. Cutrò, offrendo anche i locali della scuola e partecipando con tutti gli alunni e tutto il personale alla presentazione della sua associazione “Libere terre” alla presenza di autorità civili, religiose e militari; che la nostra scuola si è sempre distinta per l’inclusione e non per l’esclusione, a maggior ragione nei confronti dei figli del sig. Cutrò (Giuseppe, che si è diplomato, e Veronica appunto); che al sig. Cutrò e alla sua famiglia ha sempre espresso solidarietà ampia e sincera e non di facciata come avviene oggi a buon mercato. Tanto premesso, si coglie l’occasione per dire che c’è stata mancanza di informazione all’Istituzione scolastica da parte di degli organismi istituzionali preposti, sulle modalità di scorta, che ha ingenerato negli operatori scolastici qualche perplessità peraltro legittima, considerato il fatto che la scuola, oltre a formare/educare, ha il compito istituzionale della sicurezza e tutela degli alunni senza altre intromissioni, se non imposte. Dai contatti avuti con il personale della prefettura, prima, e del comandante della stazione dei carabinieri di Bivona, poi, si è avuta la conferma che il compito degli agenti di scorta si esaurisce appena all’entrata in Istituto. Pertanto, si ritiene che il meccanismo mediatico fuorviante innescato dal comunicato del sig. Cutrò non debba avere alcun seguito. Inoltre, si invita il sig. Cutrò ad avere fiducia nell’Istituzione, che da tanti anni si è presa cura dei suoi figli, e a ridare serenità a sua figlia affidandola nuovamente alla nostra scuola. Firmato: Il dirigente scolastico Giovanni Battista Salamone”.