BIVONA. I compagni di classe alla figlia di Cutrò: ‘Torna a scuola, ci manchi’

BIVONA. Hanno atteso un altro giorno invano i compagni di classe della figlia dell’imprenditore antiracket Ignazio Cutrò. Ma la ragazza – dopo le polemiche che nei giorni scorsi l’hanno vista suo malgrado protagonista per il “disagio” che avrebbe arrecato con la scorta a scuola – non ne vuole più sapere di tornare all’Itc “Lorenzo Panepinto” di Bivona dove frequenta il quinto anno di ragioneria.

I compagni di scuola l’hanno chiamata più volte dicendole “Torna in classe, ti aspettiamo, ci manchi”. Messaggi di solidarietà sono arrivati anche su Facebook. Ieri intanto la giovane diciottenne è volata a Londra insieme a tutta la famiglia Cutrò per partecipare a un convegno internazionale sulla legalità con l’europarlamentare Sonia Alfano e con il magistrato della direzione nazionale antimafia Salvatore Vella che ieri ha rimarcato la propria vicinanza e quello dello Stato a Ignazio Cutrò, recentemente riconosciuto come testimone di giustizia dal ministero dell’Interno dopo le condanne inflitte a boss e gregari della Bassa Quisquina nel processo di primo grado scaturito dall’inchiesta “Face off”.

Sulla vicenda della scorta della ragazza a scuola l’assessore regionale all’Istruzione, Mario Centorrino, ha programmato un incontro, che si dovrebbe svolgere la prossima settimana a Palermo, con il sindaco di Bivona e deputato regionale, Giovanni Panepinto, e il preside Giovanni Battista Salamone, per “individuare eventuali responsabilità”. “Non sono stato ancora convocato dall’assessore Centorrino, ma sono sereno, ho agito nel rispetto delle regole, c’è stato un equivoco e ci sono state speculazioni da parte di qualche politico”, ha detto il preside. “Se la ragazza torna a scuola per noi sarà certamente un momento di grande festa. La invito a ritornare al più presto, i compagni e i professori l’aspettano con il cuore”, dice il preside Salamone.

“Se non abbiamo ancora chiamato la studentessa – spiega – è perché ci sono ancora dei passaggi istituzionali da rispettare. Noi siamo davvero imbarazzati per quello che è successo, ma c’è stato un problema di comunicazione. Ieri, dopo averla avvisata telefonicamente, ho scritto alla prefettura, chiedendo di fornirci tutte le comunicazioni e le disposizioni necessarie e capire quale deve essere il protocollo da usare, alla ragazza non faremo vivere nessun disagio, noi siamo per l’accoglienza e all’interno dell’Istituto garantiamo la sicurezza di tutti gli studenti. Mi sono reso disponibile – aggiunge il preside – ad organizzare iniziative sulla legalità alla presenza del prefetto e delle autorità coinvolgendo il signor Cutrò per testimoniare la nostra vicinanza”. Intanto, i ragazzi dell’associazione “Sos democrazia” di Ribera, “impegnati nella promozione della legalità e della cultura antimafia, hanno chiesto al dirigente scolastico dell’Itc Giovanni XXIII di Ribera, di rispondere all’appello lanciato da Ignazio Cutrò, accogliendo nella propria scuola la figlia affinché possa concludere i propri studi con la serenità che merita, dimostrando ancora una volta la sensibilità verso questi problemi da parte della scuola e della cittadinanza tutta”.  La proposta di andare a studiare a Ribera, per la ragazza, “potrebbe essere una buona soluzione – dice –  è il posto più vicino al mio paese”.

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