ECONOMIA. Confindustria Agrigento: ‘La politica ha abbandonato le piccole imprese’

“Le piccole imprese della nostra realtà pagano il prezzo della superficialità di pezzi della politica.

Ci sono esponenti politici che continuano a non riconoscere  che  nella nostra realtà è solo la piccola impresa che crea l’opportunità per i nostri lavoratori di percepire una regolare retribuzione dalla quale alimentare il reddito sano delle famiglie e quindi i consumi”.

Lo ha dichiarato Giuseppe Catanzaro, presidente di Confindustria  Agrigento che è intervenuto sul tema delle gravi difficoltà che costringono le piccole imprese  a chiudere: “Esistono – e ne apprezziamo il valore – diversi attori della politica e della pubblica   amministrazione che fanno il loro dovere  – ha aggiunto Catanzaro – ed è proprio a loro che rivolgiamo   l’appello di isolare quanti ancora oggi  continuano a fare politica per gestire la cosa pubblica con un solo fine:  clientele, gestione volgare del consenso finalizzato, a volte, al voto di scambio”.

“I politici – continua Catanzaro – non si confrontano sui dati reali della nostra  economia  come ad esempio: mille aziende chiuse nel 2010, cassa integrazione  e ammortizzatori sociali in deroga oltre l’immaginabile , le piccole imprese che non hanno liquidità,  il sistema bancario che in troppi casi non risponde alle esigenze delle piccole imprese ,  le famiglie in condizioni di povertà relativa superano abbondantemente – secondo l’ISTAT – quota 20 per cento, mentre in altre aree la media e del  5 per cento. Le piccole imprese in un contesto sociale del genere potranno assicurare ai lavoratori ed ai giovani occupazione regolare e reddito sociale”.

Ed ha ancora aggiunto Catanzaro: “Rivolgiamo un appello alla parte sana della politica per assicurare un   futuro ai nostri giovani. Chiediamo al sistema politico di confrontarsi e dare pubbliche risposte su semplici fatti che impediscono alle imprese di produrre e di investire quì : conoscono la pessima amministrazione pubblica con la quale in troppi casi le piccole imprese si confrontano conoscono che in troppi casi appartenenti alla P.A. danneggiano deliberatamente le imprese di queste note conoscenze i politici che nominano i dirigenti perché non li  chiamano a rispondere  Per i politici spiace rilevare spesso sembra che tutto funzioni alla perfezione. La politica in presenza di reiterate malefatte in troppi casi si gira dall’altro lato. L’uso urgente e diretto senza intermediazione politico-burocratica dei fondi comunitari, i patrimoni degli enti, la riduzione dei costi della politica e dell’amministrazione pubblica sono un mezzo per cambiare di cui nessuno si occupa. La politica deve assumere nuovi comportamenti per favorire il contesto nel nostro territorio per  incrementare la produttività e quindi  l’assetto finanziario e la tutela della dimensione piccola delle nostre imprese, l’innovazione tecnologica e l’internazionalizzazione. Le note inefficienze della burocrazia ostacolano le imprese bloccano  risorse pubbliche e private, frenano gli investimenti”.

“Ribadiamo    ha concluso Catanzaro    che siamo pronti a sostenere le azioni della parte sana che esiste tra gli attori della  politica e della Pubblica amministrazione ed è per questo che a loro chiediamo nell’interesse dei nostri giovani perché a fronte di note e reiterate malefatte e ritardi continuano ad assicurare, ai ben noti responsabili,  lauti stipendi e compensi che si alimentano con i fondi dei  cittadini e delle  imprese.  “Questo non è più tollerabile e le piccole imprese della nostra provincia aspettano, dalla politica sana che c’è,  fatti concreti. Dobbiamo denunciare  -ha concluso Catanzaro – che la politica nella nostra realtà ha, di fatto, cancellato dall’agenda il ruolo e il valore sociale dell’impresa e dei lavoratori che insieme sono le parti che  alimentano reddito e benessere sociale. Continuare a tenere il sistema sociale povero serve soltanto a tenere sotto ricatto i giovani che devono continuare a rivolgersi alle segreterie  per avere una “collocazione”. In una società normale fissare ed applicare le regole è compito dei politici e dei burocrati che sono un valore sociale per tutti : quando – come nel nostro caso non funzionano – ciascuno assuma scelte conseguenti per cambiare il destino dei nostri giovani”.