DROGA. Porto Empedocle: l’opezione Hardom dopo un anno dal blitz Red Scorpion

I ricordi sono subito andati all’operazione “Red Scorpion”, quando all’alba del primo dicembre del 2009 a Porto Empedocle scattarono le manette per cinque persone, tra cui un consigliere comunale, con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Ma l’inchiesta “Hardom”, della Squadra mobile di Agrigento e della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, sfociata ieri in undici arresti per associazione a delinquere finalizzata alla detenzione traffico di droga e possesso di armi è tutt’altra cosa. Un’inchiesta che ha tutt’altro peso come indicano alcune delle parentele dei personaggi “eccellenti” coinvolti dell’indagine e legati in qualche modo ai Messina e ai Grassonelli, due cognomi che hanno fatto la storia della mafia e della stidda empedocline e che adesso avrebbero interessi in comune nel mercato della droga da Porto Empedocle a Favara, da Realmonte a Siculiana fino a Montallegro. E’ quanto emergere dalle indagini condotte dagli investigatori della Squadra mobile di Agrigento, guidata dal vice questore Alfonso Iadevaia, che con il blitz di ieri avrebbero bloccato l’ascesa dei  “rampolli” della Cosa nostra empedoclina che sarebbero stati intenzionati a monopolizzare, anche con le minacce e le aggressioni, il mercato della droga di tutti tipi, ma in particolare della cocaina che sarebbe tra le più richieste dai “clienti”.

Il blitz “Red Scorpion”, condotto dai poliziotti del locale commissariato “Frontiera” guidati dal vice questore Cesare Castelli, ebbe il merito di fermare un presunto giro di droga, per lo più del tipo hashish, dentro e davanti l’omonimo bar di piano Lanterna, a Porto Empedocle. Furono arrestati Giacomo Lombardo, 49 anni, consigliere comunale del Pdl e proprietario del bar “Red Scorpion” che sarebbe diventato il quartier generale dello spaccio e poi sequestrato, il figlio Calogero Lombardo, di 26 anni, Giovanni Carbone, 25 anni, Filippo Grilletto, di 28 anni, e  Alfonso Di Stefano, di 31 anni. Mentre a Raimondo Marnalo, di 30 anni, fu imposta la misura cautelare del divieto di dimora. Nel corso dell’operazione furono sequestrati  trecento grammi di hashish divisi in panetti, di cui uno degli arrestati aveva cercato di disfarsi lanciandoli dalla finestra. Ma l’inchiesta “Hardom” è tutt’altra storia, è ancora aperta e  potrebbe avere ulteriori sviluppi anche oltre i confini di Porto Empedocle.

Blitz “Hardom”, a Porto Empedocle mafia e stidda unite dal “business” della cocaina