BLITZ HARDOM. La polizia cercava il boss Gerlandino Messina e trovò la rotta della cocaina

Mentre cercavano l’ex boss latitante Gerlandino Messina hanno trovato la rotta della cocaina.

L’indagine “Hardom”, della Squadra mobile di Agrigento e della Dda di Palermo, sfociata in undici fermi per associazione  a delinquere e spaccio di droga, prese avvio dall’arresto dell’empedoclino Sergio Racinello, 37 anni, avvenuto a Porto Empedocle il 13 marzo 2010 quando l’uomo venne trovato in possesso di circa 4 grammi di cocaina, divisa in cinque dosi. I poliziotti avevano inoltre accertato che Racinello, poco prima di essere fermato, aveva ceduto un’ulteriore dose di cocaina a un giovane di Montallegro.

In realtà, all’arresto di Sergio Racinello, secondo quanto emerge dal provvedimento di fermo, i poliziotti arrivarono grazie alle intercettazioni telefoniche disposte a suo carico nell’ambito del procedimento penale pendente presso la Dda di Palermo finalizzato alle ricerche dell’ex latitante Gerlandino Messina, poi catturato il 23 ottobre 2010.

Le intercettazioni telefoniche avevano fatto venire il sospetto agli agenti della la Squadra mobile di Agrigento che l’attività di spaccio in cui sarebbe stato coinvolto Racinello era in realtà di più ampio respiro e avrebbe riguardato più persone, tra cui Salvatore Prestia, con precedenti specifici per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e altro.  Prestia era soggetto già ampiamente noto agli investigatori, per i suoi precedenti penali e di polizia e perché sospettato di detenere il” monopolio” dello spaccio di cocaina a Porto Empedocle. Posizione di leadership che in parte derivava anche dal fatto che la sorella era all’epoca fidanzata ed attualmente sposata con Fabrizio Messina, fratello dell’ex latitante Gerlandino.

Da subito veniva, inoltre, prospettata l’ipotesi, che poi sarebbe stata pienamente confermata, che Salvatore Prestia si serviva per lo spacci di Giuseppe Grassonelli (detto “Peppi u bìunnu”), che aveva a sua volta “a disposizione” altri soggetti dediti allo spaccio al dettaglio.

D’altra parte, nel momento in cui veniva avviata l’attività investigativa (marzo 2010), Salvatore Prestia era sottoposto alla misura restrittiva della detenzione domiciliare, e doveva necessariamente fare ricorso a terze persone per lo svolgimento dell’illecita attività. Per questo l’operazione è stata denominata “Hardom”, da arresti domiciliari. Circa il canale di rifornimento della droga la polizia ipotizzò l’esistenza di collegamenti con paesi esteri che poi avrebbero trovato conferma.

Il prosieguo delle indagini, però, faceva chiaramente emergere due profili che imponevano il trasferimento del fascicolo alla Procura di Palermo, funzionalmente competente: quello di un’attività di spaccio organizzata e quello di vicinanza degli indagati all’organizzazione criminale di stampo mafioso.

Così dopo l’attivazione delle intercettazioni ambientali  all’interno di  due autovetture Volkswagen Golf, in uso, rispettivamente, ad Alfonso Sanfilippo e a Salvatore Prestia, sarebbe stato possibile delineare, in modo inequivocabile, l’esistenza di una ramificata organizzazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti di vario genere, al cui vertice sarebbe senza dubbio Salvatore Prestia.

Sarebbe stato quest’ultimo ad occuparsi dell’approvvigionamento della droga all’estero, che viene poi suddivisa, in conto vendita, a  vari accoliti che dovranno provvedere al materiale spaccio. In effetti proprio tale sistema e cioè la cessione di partite di droga a credito avrebbe permesso a  Prestia di guadagnare una posizione di supremazia nel settore dello spaccio.

D’altra parte la stessa appartenenza del Prestia e di alcuni suoi sodali (come Giuseppe Grassonelli) a famiglie storicamente inserite negli organigrammi della mafia agrigentini li connotano come criminali di elevata pericolosità e riducono al minimo i rischi di non recuperare i crediti vantati.

In effetti, in più circostanze, Salvatore Prestia non disdegna di sfoggiare atteggiamenti aggressivi, volti chiaramente ad intimidire chi è riottoso ad adempiere alle sue richieste. Di contro, però, in altri passaggi delle intercettazioni ambientali, si vanta di avere nei confronti dei suoi sodali un atteggiamento magnanimo, finalizzato a garantirsi la loro benevolenza e fedeltà.

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