Mafia, operazione ‘appalti puliti’ nell’Agrigentino: imprese ai raggi X

Lavoreranno solo imprese pulite negli appalti pubblici dell’Agrigentino. Grazie a un nuovo sistema di controlli attivato in Prefettura, sarà più facile prevenire le infiltrazioni mafiose negli appalti tutelando così le imprese sane. I primi risultati si sono ottenuti per i lavori sulla Ss 640.

E’ grazie alla tecnologia che dallo scorso ottobre è diventato più semplice monitorare gli appalti in Provincia di Agrigento.

La Prefettura agrigentina, in collaborazione con Confindustria e la Camera di Commercio, è protagonista di quella che sembra una vera e propria svolta grazie all’utilizzo di Ri.Visual, la banca dati di Infocamere a cui adesso accede il gruppo ispettivo della Prefettura.

Un’iniziativa resa possibile dopo il “protocollo d’intesa” siglato l’anno scorso tra il ministero dell’Interno e Confindustria nazionale e che è stata subito importata nell’Agrigentino, dove la Dia, guidata dal capitano Antonio Caldarella, continua segnalare gli interessi di Cosa nostra sugli appalti e nella pubblica amministrazione.

“Si tratta – ha spiegato il prefetto Francesca Ferrandino – di uno strumento dalle potenzialità enormi e di grande interesse applicativo che ci dà la possibilità di vedere il sistema delle imprese con un colpo d’occhio”.

“E’ un sistema che mette la Pubblica amministrazione e dunque lo Stato e tutti noi – ha detto Giuseppe Catanzaro, presidente degli industriali agrigentini che si è fatto promotore della sperimentazione in provincia – nelle condizioni di tutelarsi di fronte alle organizzazioni criminali che si fanno sempre più sofisticate. Grazie alle norme che sono state applicate e all’uso di strumenti antimafia possiamo fare un po’ di pulizia”.

Adesso gli imprenditori di Confindustria che stanno facendo la loro parte si aspettano che le altre prefetture siciliane adottino il sistema Ri.Visual. La nuova particolare banca dati tecnologica, consultabile per il nucleo ispettivo della prefettura attraverso Infocamere, si sta rivelando molto utile perché permette di avere subito chiari i collegamenti dell’impresa su cui la stazione appaltante chiede la cosiddetta “informativa atipica”, ovvero il “certificato antimafia”.

All’attività di controllo informatico svolto in modo più intrusivo non sfugge nessuna impresa, nemmeno quelle “nascoste” nelle cosiddette “scatole cinesi”, dentro le quali spesso si annidano gli interessi di gruppi mafiosi. In questo caso spuntano subito fuori nomi e cognomi dei titolari delle imprese.

L’uso di Ri.Visual, dunque, non lascerebbe margini di manovra agli imprenditori in odor di mafia e si rivela molto positivo per le imprese sane. Il sistema ha già permesso, infatti, di dare un’accelerata al rilascio dei certificati antimafia nell’ambito dei lavori sulla Ss 640 e di escludere ben 60 imprese per carenze nella certificazione antimafia.