Olio tunisino spacciato per extravergine siciliano, agrigentino nei guai

Operazione antifrodi dei carabinieri, nei guai imprenditore agrigentino. Il Nucleo Antifrodi Carabinieri di Parma e la Compagnia Carabinieri di Sciacca (AG) coadiuvati dall’Ufficio Antifrode di La Spezia dell’Agenzia delle Dogane, hanno dato esecuzione a vari provvedimenti.

In particolare: una misura cautelare personale del divieto temporaneo di esercizio delle attività nei confronti di un imprenditore che opera nel settore oleario in Provincia di Agrigento; diversi decreti di perquisizione e sequestro in svariati centri di produzione/stoccaggio di olio di oliva ricadenti nelle provincie di Agrigento, Genova e Bari, nonché presso il porto di La Spezia.

I provvedimenti richiesti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sciacca sono stati emessi dal G.I.P. di quel Tribunale nei confronti del titolare di una importante impresa del settore oleario ritenuto responsabile di aver commesso i reati di frode aggravata nell’esercizio del commercio.

In particolare gli indagati sono accusati di aver prodotto e commercializzato ingenti quantitativi di olio di oliva falsamente etichettato come olio extra vergine di oliva di origine italiana in realtà olio di oliva vergine e lampante di probabile provenienza tunisina.

I sequestri sono avvenuti presso stabilimenti produttivi nelle province di Agrigento (ton. 2.450), Bari (ton. 500) e in un deposito presso il porto di La Spezia (ton. 50).

L’indagine trae origine dalle investigazioni condotte dal Nucleo Antifrodi Carabinieri di Parma che nel dicembre scorso, nel corso di attività a tutela del Made in Italy, unitamente all’Agenzia delle Dogane – Ufficio Antifrode di La Spezia,  hanno sequestrato un carico di olio in esportazione per Cina e Stati Uniti pari a 47.000 kg. In quella circostanza emergeva che l’olio poteva essere di provenienza tunisina e non italiana, come invece dichiarato in etichetta.

Dai controlli del NAC è emerso che il principale stabilimento di confezionamento con sede in Sciacca (AG) presentava sistematiche e diffuse irregolarità nella documentazione attestante la rintracciabilità e nella gestione produttiva, tanto da non consentire di individuare dati certi sulle  reali origini e qualità del prodotto.

L’olio dichiarato di “extravergine di oliva” in realtà, a seguito di analisi, è risultato in alcuni casi “lampante” (quindi non commestibile) e in altri solo “olio di oliva vergine” pertanto di qualità molto inferiore rispetto a quella dichiarata in etichetta.

Dalle indagini svolte è emerso pertanto che l’indagato con sistematicità ha venduto prodotto alimentare diverso da quello dichiarato commettendo frodi su ingenti quantitativi di olio oltre che all’estero (USA e Cina) anche nelle province di Genova, La Spezia e Bari.

Molto importante si è rivelato il parere fornito dal “panel test” degli esperti dell’Agenzia delle Dogane di Genova e dai loro laboratori che hanno proceduto ad un’attenta analisi organolettica come previsto da regolamenti comunitari.

Il complesso delle attività ha consentito di sottoporre a sequestro più 3000 tonnellate di olio in prevalenza presente nello stabilimento agrigentino per un valore commerciale di almeno 10 milioni di euro.

Al responsabile legale della ditta è stata notificata la misura cautelare dell’interdizione dall’attività imprenditoriale che gli preclude, di fatto, ogni possibilità di operare in azienda. Le indagini sono ancora in corso indirizzate anche alla verifica di ulteriore prodotto irregolare ancora in commercio, non si escludono ulteriori sviluppi investigativi.