Inchiesta sull’Asi di Agrigento, sindaci ‘sotto torchio’ per nomine sospette

Riflettori accesi sull’Asi di Agrigento. La Procura della Repubblica agrigentina ha aperto una inchiesta per fare luce sulle nomine di guardie carcerarie, infermiere, maestre, bidelli e vigili del fuoco all’Asi di Agrigento. Il caso scoppiò tempo fa su comunicalo.it, poi finì in prima pagina sul Corriere della Sera


a firma Gian Antonio Stella, successivamente,  con un’interrogazione dei parlamentari di Italia dei Valori, approdò in parlamento e sulla scrivania del Guardasigilli Angelino Alfano. Poi intervenne Giuseppe Catanzaro, presidente di Confindustria Agrigento, e adesso indagano i sostituti della Procura della Repubblica di Agrigento Giacomo Forte e Luca Sciarretta con il coordinamento dell’aggiunto Ignazio Fonzo.  Ci sarebbero una ottantina di indagati tra sindaci, funzionari, dirigenti e membri del consiglio generale dell’Asi.

Avvisi a comparire, come persone informate dei fatti, sono arrivati al presidente della Provincia, Eugenio D’Orsi e ai sindaci dei Comuni di Aragona, Casteltermini, Campobello di Licata, Campofranco, Cattolica Eraclea, Comitini, Favara, Grotte, Joppolo Giancaxio, Naro, Porto Empedocle, Racalmuto, Ravanusa e Sciacca.

L’indagine della Procura punta a fare chiarezza sulle nomine nel consiglio generale di persone che svolgono mestieri che nulla hanno a che vedere con lo sviluppo industriale, il sospetto – che è quasi certezza  – è che questo sarebbe stato un escamotage per farsi trasferire nella proprio provincia o per evitare il trasferimento del posto di lavoro in altra sede. Ricoprendo incarichi pubblici infatti si ha il diritto a lavorare nel proprio territorio.

Torna a intervenire Italia dei valori: “L’inchiesta della Procura di Agrigento conferma la nostra denuncia sulle nomine ‘allegre’ dei componenti del Consiglio del Consorzio ASI di Agrigento, che risultano privi dei requisiti idonei e hanno avuto l’incarico solo per ottenere il trasferimento. Il Governo regionale, sino ad ora sordo alle nostre richieste, intervenga subito per ripristinare la legalità nella pubblica amministrazione siciliana”. È quanto affermano in una nota congiunta il segretario regionale Fabio Giambrone, il portavoce nazionale Leoluca Orlando e il responsabile nazionale degli enti locali Ignazio Messina dell’Italia dei Valori, ricordano l’interrogazione inviata già due anni fa al Ministro Alfano.

“Questo sistema di nomine – aggiungono – strumentali ai vari trasferimenti personali e non alle esigenze delle amministrazioni, alimenta la piaga del clientelismo che affossa le possibilità di sviluppo della regione e incide negativamente sulla già delicata situazione di forte squilibrio nella distribuzione del personale di polizia penitenziaria a livello nazionale. La Giunta Lombardo abbia un sussulto di dignità e si decida a far rispettare le regole – concludono gli esponenti Idv – altrimenti si renderà complice di questo ennesimo scandalo”.

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