Emergenza centro storico Agrigento, Zambuto chiude il Comune per protesta

Con propria ordinanza n. 112 del 04/05/2011 il sindaco di Agrigento Marco Zambuto ha disposto la chiusura, fino a nuovo ordine, dell’ingresso principale del Palazzo di Città, la rimozione delle bandiere collocate sul prospetto dello stesso ed il trasferimento degli uffici del sindaco e

degli assessori comunali nell’immobile di proprietà comunale sito  in via San Vincenzo n. 3, a pochi metri dal luogo in cui il 25 aprile è crollata una parte di un settecentesco edificio.

Il provvedimento riporta le premesse e le motivazioni che di seguito si sintetizzano:

–              in conseguenza dei recenti crolli verificatisi nel centro storico di Agrigento era stato fatto affidamento su interventi straordinari ed urgenti da parte delle autorità regionali e statali atti a fronteggiare la situazione di pericolo evidenziatasi e rassicurare così i numerosi cittadini ivi residenti;

–              le richieste di finanziamento trovavano fondamento in una situazione, resa drammatica dai recenti crolli di alcuni palazzi e dalla grave evoluzione della instabilità della Cattedrale, che richiede interventi decisi ed urgenti, anche in termini risarcitori nei confronti di una comunità che ha visto sfuggire, per responsabilità politiche degli amministratori locali dell’ultimo quarantennio e per i mancati controlli della Regione, i finanziamenti speciali per il centro storico di Agrigento previsti dalle leggi regionali n. 70/1976 e n. 34/1985 rispettivamente per tre e per 24 miliardi delle vecchie lire;

–              la Regione Siciliana, attraverso il suo Presidente, aveva immediatamente manifestato la propria disponibilità di un primo finanziamento quantificato in un primo tempo in un milione di euro e successivamente aumentato a due milioni di euro, da inserire, attraverso apposito emendamento, nella manovra finanziaria in quelle ore in discussione presso l’Assemblea Regionale Siciliana;

–              nonostante i suddetti fondi si appalesavano insufficienti a risolvere l’annoso problema del centro storico di Agrigento, potevano costituire un valido mezzo per finanziare gli interventi urgenti, atti a rimuovere le situazioni di immediato pericolo;

–              le rassicurazioni personalmente fornite dal Presidente della Regione Siciliana solo qualche giorno prima non si sono concretizzate, anzi sono state  sacrificate sull’altare di un’inconcepibile spartitoria politica regionale;

–              l’esito negativo dei finanziamenti con cui si è conclusa l’approvazione della legge finanziaria necessita di altre nuove soluzioni che richiedono l’intervento della classe politica parlamentare siciliana regionale e nazionale;

–              il silenzio registratosi da parte degli organismi interpellati induce gli abitanti del centro storico a percepire un senso di abbandono da parte delle istituzioni, sensazione condivisa da questo Primo Cittadino e dagli amministratori comunali agrigentini;

–              l’Amministrazione attiva condivide le determinazioni espresse dal Consiglio comunale nella seduta del 28 aprile 2011;

–              in  assenza di una prospettiva di valido aiuto non ci resterebbe che chiudere, come è stato già fatto per il Duomo, anche i quartieri più antichi, con conseguente riverbero negativo in tutta la Città di Agrigento;

–              al fine di rendere palese a tutto il mondo politico regionale e nazionale detta sensazione di abbandono, si ritiene di assumere iniziative,  anche eclatanti, quale la chiusura simbolica del Palazzo di Città, trasferendo la rappresentanza politica nell’immobile di proprietà comunale sito in via San Vincenzo n. 3, a pochi passi del luogo del crollo del 25/04/2011, al fine anche di rappresentare e testimoniare alla popolazione della zona la condivisione anche fisica della condizione in cui essa è costretta a vivere;

–              detto trasferimento perdurerà fino a quando non perverranno concreti segnali di attenzione nei confronti del grave e drammatico problema che attanaglia la Città di Agrigento.

FOTO DI GIOACCHINO SCHICCHI