Documenti falsi all’università, agrigentina nei guai

Una carta d’identità falsa per superare l’esame d’inglese facendolo sostenere a una collega che si è prestata al “gioco” in cambio di 50 euro. Ma il professore ha capito tutto e al “Cilta” di Bologna, il prestigioso Centro interfacoltà di linguistica teorica e applicata dell’Alma Mater,

sono arrivati gli agenti della polizia che hanno fatto saltare il piano.

E’questo l’escamotage che avrebbe pianificato una studentessa a agrigentina di 23 anni, universitaria fuori sede a Bologna, che adesso, insieme a una collega croata di 21 anni, dovrà rispondere davanti alla Procura della Repubblica bolognese di “possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi”, un reato punito con la reclusione fino a 4 anni se il documento è valido per l’espatrio come appunto la carta di identità. Ma alle due ragazze denunciate dalla polizia vengono anche contestate le ipotesi di reato di sostituzione di persona e tentata truffa ai danni dell’Università.

“L’ho fatto per 50 euro”, avrebbe confessato la giovane croata all’arrivo della polizia allertata dai professori che avrebbero dovuto interrogarla per l’esame di inglese al posto dell’agrigentina “somara”. Ma il docente che stava per esaminare la ragazza si è subito insospettito vedendo quella fototessera pasticciata appiccicata non proprio alla perfezione sulla carta d’identità falsificata.

Mentre la giovane studentessa croata  tentava di sostenere l’esame, l’agrigentina aspettava a pochi metri dall’aula, ansiosa per la verbalizzazione di inglese che avrebbe “comprato” al modico “prezzo” di 50 euro facendolo sostenere a una collega straniera più brava di lei. Ma quando ha sentito chiamare la polizia la ragazza agrigentina ha subito capito tutto e, rossa per la vergogna, avrebbe ammesso davanti ai professori sbigottiti: “Sì, è vero, sono io quella della carta di identità. Ed è anche vero – avrebbe pure confessato – che le ho dato 50 euro perché la ragazza si fingesse me”. Ad occuparsi dell’indagine è il  Gip della Procura della Repubblica di Bologna Giuseppe Di Giorgio.

Ancora ai professori e alla polizia non è chiaro se le due studentesse denunciate siano amiche, conoscenti o semplici colleghe di facoltà. Né si sa se la studentessa agrigentina, “asina” in inglese, abbia potuto “corrompere” in passato altre studentesse più preparate di lei magari anche in altre materie. Gli inquirenti cercheranno di capire anche se quello che vede coinvolte le due universitarie “beccate” sia un fatto isolato o se possano essersi verificati fatti simili in facoltà. Di certo c’è che le due studentesse fuori sede l’hanno combinata grossa e molto probabilmente ne pagheranno le conseguenze giudiziarie.