Arresto carabiniere Rotolo, scontro Procura – Gip

La polemica, anzi lo scontro, è scoppiato fragoroso in conferenza stampa tra la Procura della Repubblica di Agrigento e l’ufficio del Giudice per le indagini preliminari. Il conflitto è scaturito dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip nei confronti di Salvatore Rotolo, il carabiniere 38enne accusato dell’omicidio della compagna, Antonella Alfano, trovata carbonizzata a bordo della sua Fiat 600 lo scorso 5 febbraio, in via Papa Luciani.

Il giudice ha infatti derubricato il reato da omicidio volontario in  omicidio preterintenzionale.  Per la Procura, invece, ci sono elementi chiari perché si tratti di omicidio volontario. “Abbiamo rispetto per la decisione del Gip – ha detto stamani in conferenza stampa il procuratore capo Renato Di Natale – ma dissentiamo dalla sua scelta. Non c’è un elemento su cui l’accusa formulata può aggrapparsi. L’omicidio preterintenzionale è totalmente disancorato da qualsivoglia elemento processuale. Questa volta ne siamo certi”. Parole dure quelle del procuratore Di Natale, che ha poi puntato l’attenzione sulle indagini ancora in corso: “Stiamo lavorando – ha detto – per risalire al complice di Salvatore Rotolo. Di certo non ha agito da solo”. Ancora non chiara l’esatta dinamica dei fatti. Antonella Alfano è stata trovata in una scarpata della via Papa Luciani, ma non si sa se l’omicidio è stato commesso il quel luogo o se è stata portata lì già cadavere. L’unica cosa al momento ipotizzata dagli inquirenti è che l’arco di tempo in cui potrebbe essere stato commesso l’omicidio è tra le 10 e le 12 del 5 febbraio. Punto fondamentale per la svolta delle indagini, inoltre, è stato il testimone che ha notato Salvatore Rotolo sul luogo dell’incidente a bordo di un motorino. Per questo motivo il carabiniere era inizialmente stato indagato per omissione di soccorso. Un altro elemento sul quale hanno puntato la lente d’ingrandimento i magistrati è stato il fatto della bambina lasciata sola in casa il giorno dell’omicidio. La piccola, nata dall’unione tra l’arrestato e la vittima, sarebbe, infatti, stata trovata sola in casa. Nella gola di Antonella Alfano, inoltre, le indagini scientifiche hanno permesso di rinvenire una castagna secca non masticata. Secondo gli investigatori sarebbe stato lo stesso Rotolo a porla in gola alla donna, per simulare il soffocamento e, quindi, la perdita del controllo dell’auto schiantata contro un albero.  Secondo quanto emerso dalle indagini, l’incendio sarebbe stato causato da una miscela di gasolio e benzina. Proprio in casa dell’arrestato la polizia avrebbe trovato una stufa a gasolio. Supposizioni che potrebbero, però, indicare un esatto disegno della dinamica.

Da: www.grandangoloagrigento.it